ANNA FINIELLO, BRAVA ARTISTA DEL PENNELLO E DELLA SPATOLA

Interno con figure
Cominciò a sagomare i presepi con la madre poi continuò a da sola. Usando fil di ferro e gesso scagliola sagomava i pastori e Re Magi e le processioni pasquali. Poetessa delicata e sensibile, ha Taranto, la sua città, nel cuore.

FRANCO PRESICCI
Natale è passato da un paio di mesi, ma è cosi affascinante che a Taranto c’è chi ci pensa tutto l’anno. E c’è un artista che tutto l’anno continua a realizzare statuine per il presepe, privilegiando quello palestinese, che è rigorosamente fedele all’ambientazione della nascita di Gesù, con figure in costumi storici.
Anna Finiello, artista tarantina, le figure se le fa da sé: in fil di ferro ricoperto di sostanza gommata e poi rivestita di stoffe ricavate da fazzoletti acquistati al mercato e da lei cuciti e colorati. L’anima metallica le consente di dare al personaggio la posizione che deve acquistare nel presepe: inginocchiata, seduta, sdraiata su un sasso a guardare le stelle, in cammino verso la grotta, dove il Bambinello è nato (non in un trullo, in un palazzo, in una cascina, nell’incavo di una noce, luoghi ricorrenti di fantasia).
Ho ascoltato con piacere Anna Finiello, una signora di 73 anni che parla con voce calibrata, con il tono di chi recita una preghiera. Si racconta senza soste, purtroppo al telefono, io da Milano, attento ad ogni sua parola, e lei da Taranto, città che si porta nel cuore.
Anna vive della magia di Taranto, del profumo di Mare Piccolo, dello splendore dei suoi tramonti, del silenzio e della pace che si respirano nelle sue chiese, del ricordo degli urli dei venditori e degli artigiani di una volta (“Nà, uagnè’, le pampanedde”; “Hà’rrrevàte ‘u conzagràste”; A qua stè’ ‘u cadaràre”). Conosce la “culla” in ogni suo aspetto, e conosce la città vecchia come le sue tasche. L’ha studiata anche nei libri di Nicola Caputo, giornalista appassionato, che alle processioni spiegava i riti fin nei dettagli e nella loro storia e con un linguaggio che catturava l’attenzione anche dei forestieri. Un giornalista chiaro e preciso con la voce e con la scrittura.
I suoi testi, di grandissimo interesse, hanno fatto da maestri anche a me (“L’anima incappucciata”, “Taranto com’era”, “San Cataldo vestito di nuovo...).
Anna Finiello, citandolo ampiamente, confessa che grazie a lui ha chiarito molte cose, meditando su quelle opere, tra l’altro ricche di immagini di oggetti, personaggi che non esistono più e notizie sugli antichi costumi, i Misteri, le cerimonie...
Mentre la Finiello parla, con una calma esemplare, non faccio domande, lascio che ricostruisca la sua storia personale e quella artistica. “Ho cominciato grazie a mia mamma, che faceva il presepe assieme a me. Poi lei è morta, quando avevo 18 anni, e sono andata avanti da sola. Presi a sagomare le processioni di Pasqua e di Natale, con pazienza e meticolosità. Abitavo in piazza Carmine, di fronte all’omonima chiesa, al secondo piano, quindi due passi ed ero già seduta vicina al presbiterio. Fu un dolore il crollo del soffitto della Chiesa di San Domenico, che seppellì tanti tesori, consentendo a qualche mano lesta di trafugare alcuni pezzi”.
E arrivò il momento della pittura: sulle mattonelle. Poi le tele. Ammiro interni splendidi, con arredi poveri e personaggi al lavoro illuminati sapientemente; “ le strittele”, le case del borgo antico, “le perdùne” e la gente ferma ad osservare il loro passo cadenzato (“le nazzecàte”); la troccola… A proposito di questo oggetto, il cui gracchiare guida le processioni, dice: “Me ne fu regalata una, ma era sbagliata. Allora io la corressi. Poi ho ricostruito i... pezzi della Settimana Santa: i simulacri, il mazziere, il cuore con i sette spadini, l’Addolorata... con un po’ di devoti che assistono al rito: mamme che spingono la carrozzina, papà che tengono un figlio a cavalcioni, anziani che pregano con gli occhi lucidi, il vecchio che si piega per devozione”.
Anna Finiello ha fatto mostre personali e collettive; è stata intervistata da rappresentanti della carta stampata e dalla televisione, ha avuto tanti consensi dal pubblico; eppure si esprime senza enfasi senza vantarsi dei risultati ottenuti. E’ una signora semplice, non usa il dialetto, forse perché non sa che io sono un terrone rimasto abbarbicato a Taranto come la barca alla bitta. Anna ha fatto parte dell’Associazione “Amici del presepe, sezione tarantina, dove organizzava “stage” sull’arte del presepe: rimase 10 anni, poi abbandonò l’aula, perché il clima, afferma, era diventato insostenibile.
Continuò a studiare la vita di Gesù, soffermandosi sugli esponenti più rilevanti, dalla caverna alla predicazione, al calvario, alla Resurrezione. “Ho fatto quello che ho fatto anche per l’amore che porto a questo lembo di paradiso, che è Taranto”. Tutte le sue opere sono collocate nella sua abitazione, diventata un museo, esaltato fra gli altri da Antonio De Florio, amministratore di “Foto Taranto com’era” su Facebook, i cui ...quadri sono un mosaico di bellezza. “Anna merita – dice il comandante – è una creatrice”. Un’artista che adesso ha qualche problema procurato da una malattia e si è dovuta fermare. Ma continua a scrivere poesie. “Negli anni 80 - interviene De Florio - partecipava al Cenacolo culturale “Beato Egidio”, insieme a noti poeti tarantini, fra cui Domenico Cantore, Claudio De Cuia, Nicola Nasole, Michele Saracino…”. Ma questo Anna non lo dice, forse temendo di dare l’impressione di volersi fare pubblicità. Nel suo discorso svolazzano alcuni versi. “A Sumana Sande, a Tàrde/ s’aspètte tutte l’ànne/ s’aspètte quidde sciuvedija,/ pe’ vedè’ ‘a Madonne ‘nndulurate/ assè da sotta quedda porte/ Je so dèce anne ca te vegn’a vedè…’.
Rivolgo lo sguardo a un apprezzabile bassorilievo in gesso scagliola con un angolo della città vecchia con due confratelli in pellegrinaggio. Altri vanno verso “a vieremìenze” (la via di Mezzo), dopo essersi lasciati alle spalle il ponte girevole. “Sciuvedija Sande, Tàrde Vecchie/ pe’ nu è assaje cchiù bèlle/ l’amòre nuèstre jè cum’a nu fanoje/ ce nuttate, ‘ngìele quanda stelle…”. Mi colpisce il volto di un Cristo fortemente espressivo. In una pergamena realizzata con i suoi materiali usuali ha inciso la profezia di Simone: “… Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione anche a te una spada trafiggerà l’anima affinché siano svelati i segreti di molti cuori”.
In un messaggio a De Florio comunica che finalmente ha terminato la troccola dell’Addolorata (lavoro durato sette anni) “e mi hanno montato anche i battenti. Manca solo la targhetta e non so se il Carducci me la consegna prima o dopo la Pasqua. Anni di lavorazione, con tanto amore e pazienza”. Una devozione fervida ispira la sua arte. Vari suoi bassorilievi colgono le scene più toccanti dei cortei natalizi e pasquali e nicchie con la Madonna Addolorata e Gesù morto e “le perdùne”. E’ De Florio che aggiunge qualche informazione sull’attività artistica di Anna, che ha gestito per più di trent’anni la cartoleria Amodio e molti pensavano che fosse lei la proprietaria, per il suo impegno, assiduo, lontana dal bisogno di visibilità. E’ discreta, rispettosa del prossimo.
S’intuisce nella nostra conversazione. Lo stesso Antonio mi ha spedito alcune foto dei suoi lavori: bellissimi. “Mi piace plasmare le statuine, soprattutto quelle destinate al presepe popolare”. A proposito, fa in parte quello che facevano secoli fa a Napoli, dove persino Carlo III e sua moglie provvedevano a sagomare le figure e a confezionare per loro con le proprie mani abiti lussuosi: il presepe cortese. Ma i presepi di Anna come detto non sono ricchi di ricami.
Ho avuto tanto piacere nel sentire quest’artista, che mi ha snocciolato alcuni brani della sua biografia, cominciando dal ricordo della mamma, che le ha insegnato a rievocare la nascita di Gesù fra animali e pastori, luci e ombre, colline e pianure. Pasqua sta per arrivare: l’appuntamento è per il 5 aprile e c’è già chi si prepara all’evento: le chiese, le persone, le congreghe, gli architetti delle luminarie. Anna scriverà i suoi versi “p’a Madonna ‘Nduduuràte”, “da tenè’ stepàte indr’o terètte de le recuèrde, mèndre sus’u tàule le perdùne stònne vùne ret’a l’òtre” (n.d.a.): una processione privata eseguita con le spatole, testimone di una fede salda, senza momenti d’incertezze.
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| Pala con l'Addolorata |
Anna Finiello, artista tarantina, le figure se le fa da sé: in fil di ferro ricoperto di sostanza gommata e poi rivestita di stoffe ricavate da fazzoletti acquistati al mercato e da lei cuciti e colorati. L’anima metallica le consente di dare al personaggio la posizione che deve acquistare nel presepe: inginocchiata, seduta, sdraiata su un sasso a guardare le stelle, in cammino verso la grotta, dove il Bambinello è nato (non in un trullo, in un palazzo, in una cascina, nell’incavo di una noce, luoghi ricorrenti di fantasia).
Ho ascoltato con piacere Anna Finiello, una signora di 73 anni che parla con voce calibrata, con il tono di chi recita una preghiera. Si racconta senza soste, purtroppo al telefono, io da Milano, attento ad ogni sua parola, e lei da Taranto, città che si porta nel cuore.
Anna vive della magia di Taranto, del profumo di Mare Piccolo, dello splendore dei suoi tramonti, del silenzio e della pace che si respirano nelle sue chiese, del ricordo degli urli dei venditori e degli artigiani di una volta (“Nà, uagnè’, le pampanedde”; “Hà’rrrevàte ‘u conzagràste”; A qua stè’ ‘u cadaràre”). Conosce la “culla” in ogni suo aspetto, e conosce la città vecchia come le sue tasche. L’ha studiata anche nei libri di Nicola Caputo, giornalista appassionato, che alle processioni spiegava i riti fin nei dettagli e nella loro storia e con un linguaggio che catturava l’attenzione anche dei forestieri. Un giornalista chiaro e preciso con la voce e con la scrittura.
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| Volto di Cristo |
I suoi testi, di grandissimo interesse, hanno fatto da maestri anche a me (“L’anima incappucciata”, “Taranto com’era”, “San Cataldo vestito di nuovo...).
Anna Finiello, citandolo ampiamente, confessa che grazie a lui ha chiarito molte cose, meditando su quelle opere, tra l’altro ricche di immagini di oggetti, personaggi che non esistono più e notizie sugli antichi costumi, i Misteri, le cerimonie...
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| Misteri (foto di A. De Florio) |
Mentre la Finiello parla, con una calma esemplare, non faccio domande, lascio che ricostruisca la sua storia personale e quella artistica. “Ho cominciato grazie a mia mamma, che faceva il presepe assieme a me. Poi lei è morta, quando avevo 18 anni, e sono andata avanti da sola. Presi a sagomare le processioni di Pasqua e di Natale, con pazienza e meticolosità. Abitavo in piazza Carmine, di fronte all’omonima chiesa, al secondo piano, quindi due passi ed ero già seduta vicina al presbiterio. Fu un dolore il crollo del soffitto della Chiesa di San Domenico, che seppellì tanti tesori, consentendo a qualche mano lesta di trafugare alcuni pezzi”.
E arrivò il momento della pittura: sulle mattonelle. Poi le tele. Ammiro interni splendidi, con arredi poveri e personaggi al lavoro illuminati sapientemente; “ le strittele”, le case del borgo antico, “le perdùne” e la gente ferma ad osservare il loro passo cadenzato (“le nazzecàte”); la troccola… A proposito di questo oggetto, il cui gracchiare guida le processioni, dice: “Me ne fu regalata una, ma era sbagliata. Allora io la corressi. Poi ho ricostruito i... pezzi della Settimana Santa: i simulacri, il mazziere, il cuore con i sette spadini, l’Addolorata... con un po’ di devoti che assistono al rito: mamme che spingono la carrozzina, papà che tengono un figlio a cavalcioni, anziani che pregano con gli occhi lucidi, il vecchio che si piega per devozione”.
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| Troccola di Anna Finiello |
Anna Finiello ha fatto mostre personali e collettive; è stata intervistata da rappresentanti della carta stampata e dalla televisione, ha avuto tanti consensi dal pubblico; eppure si esprime senza enfasi senza vantarsi dei risultati ottenuti. E’ una signora semplice, non usa il dialetto, forse perché non sa che io sono un terrone rimasto abbarbicato a Taranto come la barca alla bitta. Anna ha fatto parte dell’Associazione “Amici del presepe, sezione tarantina, dove organizzava “stage” sull’arte del presepe: rimase 10 anni, poi abbandonò l’aula, perché il clima, afferma, era diventato insostenibile.
Continuò a studiare la vita di Gesù, soffermandosi sugli esponenti più rilevanti, dalla caverna alla predicazione, al calvario, alla Resurrezione. “Ho fatto quello che ho fatto anche per l’amore che porto a questo lembo di paradiso, che è Taranto”. Tutte le sue opere sono collocate nella sua abitazione, diventata un museo, esaltato fra gli altri da Antonio De Florio, amministratore di “Foto Taranto com’era” su Facebook, i cui ...quadri sono un mosaico di bellezza. “Anna merita – dice il comandante – è una creatrice”. Un’artista che adesso ha qualche problema procurato da una malattia e si è dovuta fermare. Ma continua a scrivere poesie. “Negli anni 80 - interviene De Florio - partecipava al Cenacolo culturale “Beato Egidio”, insieme a noti poeti tarantini, fra cui Domenico Cantore, Claudio De Cuia, Nicola Nasole, Michele Saracino…”. Ma questo Anna non lo dice, forse temendo di dare l’impressione di volersi fare pubblicità. Nel suo discorso svolazzano alcuni versi. “A Sumana Sande, a Tàrde/ s’aspètte tutte l’ànne/ s’aspètte quidde sciuvedija,/ pe’ vedè’ ‘a Madonne ‘nndulurate/ assè da sotta quedda porte/ Je so dèce anne ca te vegn’a vedè…’.
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| Bassorilievo di Anna Finiello |
Rivolgo lo sguardo a un apprezzabile bassorilievo in gesso scagliola con un angolo della città vecchia con due confratelli in pellegrinaggio. Altri vanno verso “a vieremìenze” (la via di Mezzo), dopo essersi lasciati alle spalle il ponte girevole. “Sciuvedija Sande, Tàrde Vecchie/ pe’ nu è assaje cchiù bèlle/ l’amòre nuèstre jè cum’a nu fanoje/ ce nuttate, ‘ngìele quanda stelle…”. Mi colpisce il volto di un Cristo fortemente espressivo. In una pergamena realizzata con i suoi materiali usuali ha inciso la profezia di Simone: “… Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione anche a te una spada trafiggerà l’anima affinché siano svelati i segreti di molti cuori”.
In un messaggio a De Florio comunica che finalmente ha terminato la troccola dell’Addolorata (lavoro durato sette anni) “e mi hanno montato anche i battenti. Manca solo la targhetta e non so se il Carducci me la consegna prima o dopo la Pasqua. Anni di lavorazione, con tanto amore e pazienza”. Una devozione fervida ispira la sua arte. Vari suoi bassorilievi colgono le scene più toccanti dei cortei natalizi e pasquali e nicchie con la Madonna Addolorata e Gesù morto e “le perdùne”. E’ De Florio che aggiunge qualche informazione sull’attività artistica di Anna, che ha gestito per più di trent’anni la cartoleria Amodio e molti pensavano che fosse lei la proprietaria, per il suo impegno, assiduo, lontana dal bisogno di visibilità. E’ discreta, rispettosa del prossimo.
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| Un confratello |
Ho avuto tanto piacere nel sentire quest’artista, che mi ha snocciolato alcuni brani della sua biografia, cominciando dal ricordo della mamma, che le ha insegnato a rievocare la nascita di Gesù fra animali e pastori, luci e ombre, colline e pianure. Pasqua sta per arrivare: l’appuntamento è per il 5 aprile e c’è già chi si prepara all’evento: le chiese, le persone, le congreghe, gli architetti delle luminarie. Anna scriverà i suoi versi “p’a Madonna ‘Nduduuràte”, “da tenè’ stepàte indr’o terètte de le recuèrde, mèndre sus’u tàule le perdùne stònne vùne ret’a l’òtre” (n.d.a.): una processione privata eseguita con le spatole, testimone di una fede salda, senza momenti d’incertezze.


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