IL PRIMO TRAM A MILANO ERA TRAINATO DA CAVALLI

Tram verso via Manzoni
Tanti specialisti messi insieme per raccontare questo mezzo che a Milano è una leggenda e fa parte della famiglia. Molti anni fa alcuni volevano eliminarlo ma altri risposero che Milano senza i tram non sarebbe stata più Milano.

FRANCO PRESICCI
(Le foto sono di Marco Partipilo, tratte dal libro ''Milano in tram'')
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| Tram verso via Torino |
E il viaggiatore è sempre con gli occhi attenti per non farsi sfuggire le meraviglie, i capolavori. Il tram continua la sua corsa, facendo un po’ rumore, perché magari ha sulle spalle molti anni e ha ancora energia da consumare. Tra una fermata e l’altra, se ne incrocia un altro, uno antico rimesso a nuovo, con una pubblicità sulla fronte in alto, è inondato dalla nostalgia. C’è chi il tram lo ha preso infinite volte proprio per entrare dentro Milano.
Ci fu il tempo del bigliettaio che come Aldo Fabrizi in un film, quando il mezzo era più o meno affollato, esortava: “Avanti c’è posto”; “Signori, avanti”, perché i passeggeri non ingolfassero lo spazio attorno alla sua postazione.
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| Tram e bici |
Poi il bigliettaio lo misero a fare altro, magari a guidare un carro-attrezzi, e sul mezzo bisognava salire con il biglietto già in tasca; e chi dimenticava di passare prima dal botteghino doveva vedersela, come oggi, con i controllori, che adesso sono in tre e salgono contemporaneamente ciascuno da un’entrata diversa, per evitare le fughe dei cosiddetti portoghesi.
E’ dunque una gioia andare in tram, soprattutto se il percorso è lungo e si ha desiderio di andare da un capolinea all’altro o dal centro in periferia. Mi piace sempre andare in tram, soprattutto se devo salire gli scalini di uno colorato di verde, che dicono ecologico. Come dal Giambellino a via Torino e oltre, quasi a Corsico, dove il conducente dice: “Deve scendere, signore”. “No, perché? Siamo al capolinea”. “Bene, aspetto che lei rimetta in moto il tram per tornare indietro”.
Sul tram sono fiorite tante storie. Qualcuno ricorda “el pret de Ratanà”, veggente, guaritore con erbe selvatiche, carattere un po’ brusco ma molto amato dai fedeli, scomparso nel 1941 e sepolto al Cimitero Monumentale? Certo che lo ricorda. Sono molti quelli che gli portano i fiori al cimitero e curano la sua tomba. Bene. Un giorno il sacerdote andava “lento pede” verso la fermata del “4”; da qualche minuto era passato l’orario di partenza e il conducente aspettava don Gervasini, che anzichè accelerare l’andatura la rallentava. Per dispetto o per divertimento. Allora il manovratore mise in moto e il tram dopo qualche secondo si fermò, come obbedendo ad un comando invisibile. Si mosse quando “el pret de Ratana si era accomodato, esclamando: “Possiamo andare”. Non tutti credono a questo episodio; figuriamoci se avessero ascoltato Febo Conti quando mi raccontò una sotiria da favola: un signore di contrada che ne voleva comprare uno e alla fermata di via Foppa incontrò un tizio che glielo vendette.
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| Tram che s'incrociano |
Si scoprì la truffa quando la vittima espose i fatti al conduttore televisivo (recitava anche nei panni di Ridolini), allora sottufficiale di sicurezza – così si chiamava allora la polizia - addetto proprio agli scartiloffi, nome in gergo di mala. E’ una storia di quasi un secolo fa.
A tutto questo ho pensato sfogliando per la seconda volta, con grande soddisfazione, il libro della Celip “Milano in tram”, ricco di testi di autentici specialisti e di foto, tra cui alcune scattate da un giovane talentuoso: Marco Partipilo, figlio di Nicola, l’ex libraio di viale Tunisia e editore di straordinari libri su Milano. Anche il padre per anni andò in giro per Milano, ma in bicicletta per portare i libri a domicilio. Erano i giorni in cui faceva il commesso. Anche Marco porta i libri a destinazione, ma in auto e con il telefonino in mano. E quando gli passa davanti un tram si ferma e scatta, non lasciandosi scappare l’occasione di riprendere quelli, come dire?, più vecchi.
Il libro rende omaggio al tram. E’ arioso, splendido, capace di colpire subito l’attenzione. Il professor Francesco Ogliari, un centinaio di volumi sui trasporti ancora oggi consultati; già presidente del Museo della Scienza e della Tecnica, fondatore del museo del treno, lo avrebbe messo in mostra nel suo studio.
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| Marco Partipilo, il fotografo |
Le foto di Marco Partipilo sono bellissime, colte nella luce giusta, nel punto giusto, da punti di vista giusti. Foto che impreziosiscono il volume. Ammirevole quella del tram che corre in via Manzoni, passando davanti all’Hotel et de Milan, dove trascorse gli ultimi momenti di vita Giuseppe Verdi. Altrettanto bella quella del tram che ne incrocia un altro in piazza Cavour.
Il libro ”Milano in tram-alla scoperta della Città” è presentato da Ferruccio De Bortoli, già direttore del “Corriere della Sera” e del ”Sole 24Ore”: “Il nostro tram dei desideri… semplicemente non ha binari. Va dove vogliamo. Impiega questa metafora anche Roberto Vecchioni, ripreso su un vecchio “1” in piazza Castello. Per il malinconico Enzo Jannacci “l’avvenire è un buco nero in fondo a un tram”. E per il bolognese Lucio Dalla -aggiunge De Bortoli- che celebrò anche Milano, se tutto sembra ordinato e si può coltivare la speranza è solo perché camminano i tram”. Per De Bortoli il tram fa parte della famiglia. “Sapere che c’è rassicura anche chi non lo prende. Ci sentiremmo orfani…
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| Tram davanti al Castello |
Questo libro ci porta a scoprire la storia del tram. Se non ci fossero i tram non sarebbe Milano (sempre De Bortoli). Eppure negli anni ‘60 e anche prima esplose una polemica da parte chi li voleva eliminare. E in una serata, presente l’assessore Crespi, dal pubblico risposero che Milano senza il tram non sarebbe più Milano”. Come dice Gloria Ghezzi in una seconda presentazione il tram è il simbolo di Milano ”. L’icona. Ci fu un tempo in cui anche le donne si mettevano alla guida dei tram. Una vecchia foto ne immortala quattro o cinque durante la prima guerra mondiale. Poi arrivò la Vespa ed ecco chi in sella cerca di sorpassare un tram con il ballatoio zeppo di passeggeri curiosi ed entusiasti. E poi ecco un deposito con tutti quei binari che s’incrociano, si biforcano , si allineano. Un’altra foto presenta una giovanissima e bella Carla Fracci e il padre che sbircia dalla cabina di comando. Peccato che tra gli autori non ci siano Empio Malara, Guido Lopez. Guido Vergani, Carlo Castellaneta e tra i fotografi Mario De Biasi, tutti scomparsi.
Ne ho presi di tram per andare da via Lorenteggio a via Lunigiana e poi a piedi verso via Fava, per raggiungere il palazzo de “Il Giorno”, dove lavoravo. Durante questo percorso costeggiavo il canale Martesana, che allora fluiva gorgogliando all’aperto lungo tutta via Melchiorre Gioia.
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| Tram e grattacieli |
Adesso è sotterrato, da dove tocca la famosa Cassina de’ Pomm, che ricorda brindisi storici e passeggiate fuoriporta. Una signora anziana originaria di Brindisi, ma mai rimodellata milanese, che viveva da sola appena fuori la cascina, un giorno mi raccontò una storia di fantasmi svoltasi secoli fa proprio dove il canale s’immerge. E io: “Non si dice che a Milano gli ectoplasmi non abbiano diritto di cittadinanza?”. Non è vero, i fantasmi qui si sollazzano ancora. Osservai la Martesana, che comincia a indossare il cappotto all’altezza della cascina e scorre sottotraccia, senza neppure sentire il peso e il fracasso del traffico.
Il mio amico Luigi Bazzani, scomparso da poco, dopo aver guidato il tram, passò ai comandi del metrò. Gli chiesi, in un’intervista, come fossero le sue giornale in galleria e mi rispose che non c’era lavoro migliore. Per lui il treno e il tram erano straordinari. In un lampo il mezzo sotterraneo ti fa percorrere tutta la città. Non posso regalargli questo libro, come non posso più gridargli “ciao” sul ballatoio. Diceva che il tram era una leggenda, il biglietto da visita della città. Era un saggio.





























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