IL BARLETTANO MIMMO DABBRESCIA UNA VITA FRA TELE E TAVOLOZZE

Mimmo Dabbrescia al lavoro
Ha viaggiato da una parte e dall’altra del mondo, facendo reportage per il “Corriere”, “La Domenica del Corriere” e “Amica”. Uomo di grandi virtù, conoscitore d’arte. Fondò e diresse con la moglie Bruna la Galleria “Prospettive d’arte”. Ha nel suo “curriculum” mille iniziative prestigiose. Ha fotografato molti divi, tran cui Clint Eastwood, ben quattro Oscar.

FRANCO PRESICCI
Erano gli anni Sessanta e sentivo parlare di Mimmo Dabbrescia, creatore e direttore con la moglie della rivista “Prospettive d’arte”, sede al Ticinese. Il suo nome era sempre accompagnato da apprezzamenti entusiastici.
Era arrivato da Barletta a Milano seguendo la sua innata passione per la fotografia. Come un cacciatore va con il fucile a tracolla, lui portava la macchina fotografica pronta allo scatto. Ha ritratto l’olimpo del cinema e del teatro, quindi i nomi più celebri dell’arte, scavalcando anche i nostri confini. Giovane pieno di energia e di volontà, oltre che di talento, la sua prima tappa fu “Il Corriere della Sera”.
Poi lasciò il giornale di via Solferino per aprire una sua agenzia fotogiornalistica; e appena coglieva la notizia della presenza a Milano di un personaggio di altissima fama, correva. Nel ‘71 fu la volta di Clint Eastewood, quattro Oscar, che portò in giro per la città, a piazza Duomo, nelle vie storiche, allo zoo, a vedere Bombay, l’elefante che scartava le caramelle buttando via la confezione e sapeva distinguere i soldi dai foglietti.
Eastwood non fu il solo divo a finire nel suo occhio magico. Nella sua raccolta figurano anche Liz Taylor e Richard Burton, Federico Fellini, Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni, Eugenio Montale e Dino Buzzati, Riccardo Bacchelli e i Beatles e i Rolling Stone … Incontrò alcuni, grandi pittori che lo guidarono a Brera. Cominciò da lì il suo percorso nell’arte, che lo portò ad eseguire “clic” negli studi dove nascono le opere, l’ambiente circostante, i giardini, le atmosfere che agevolavano l’ispirazione di Kodra, per esempio, Treccani, Dova.
Era sceso dal treno alla stazione Centrale di Milano nel ‘53 e sotto quell’enorme ventre di balena si sentì un po’ spaesato. Ma non si perse d’animo e fece presto ad acclimatarsi, facendo passi decisi. Puntava l’obiettivo sul particolare: un gesto, uno sguardo, un atteggiamento del soggetto.
Ricco di idee, dotato di grande voglia di fare, raccolse le sue immagini, meravigliose, in alcuni volumi che gli appassionati conservano gelosamente. In una di quelle pagine campeggiano anche le figure del poeta e critico d’arte tarantino Raffaele Carrieri di Salvatore Fiume, con cui fece un viaggio in Polinesia, alla ricerca degli itinerari di Gauguin, inserite in un altro volume. Sono tornato a sfogliarle, le se pubblicazioni, ritrovando artisti famosi: Guttuso, De Chirico, Baj, Migneco, Dova, Dalì, Sassu, Hartung. Il primo volume, “Visti così”, fu premiato con la targa d’oro dalla Provincia di Milano. Intanto realizzava tirature limitate di grafica d’autore e metteva le basi, in via Carlo Torre, due passi dal Naviglio Grande, della prestigiosa e ambita Galleria “Prospettive d’arte”, che prendeva il nome dalla rivista, (oggi “ArtD2”), diretta dai figli Paolo e Riccardo.
Ne ha fatta di strada, quest’uomo di talento venuto da Barletta, la città delle tante chiese e dalle vie che profumano di mare. Un cammino lungo e prodigioso, iniziato alla “New Blitz” con Grazia Neri e continuato con Fedele Toscani, nomi eccellenti. Nel decimo anniversario della morte di Fabrizio De Andrè, con il patrocinio dell’omonima Fondazione diretta dalla moglie Dori Ghezzi, inaugurò una mostra itinerante per ricordarlo.
Poi la dottoressa Lorusso presentò la tesi di laurea sulla sua attività all’Accademia di Brera. Per “Il Corriere”, la “Domenica del Corriere”, “Amica”, realizzò reportage di grande respiro negli Stati Uniti, Urss e Canada; e poi in Thailandia, Cuba, Cambogia, Vietnam... A 87 anni cura scrupolosamente il suo archivio per renderlo più facile da consultare ai posteri.
Grande Dabbrescia. Una volta gli ho chiesto: “Come mai la tua bellissima foto di Clint Eastwood è presente in tutte le tue mostre, compresa quella, anni fa, al Museo della Scienza e della Tecnica: “Lo sguardo dentro, lo sguardo fuori, lo sguardo dove?, con Manlio Villoresi?”. “Ho sempre cercato di portare in piazza Duomo personaggi di grande visibilità, per ringraziare la città che mi ha accolto in silenzio a braccia aperte senza chiedermi chi fossi. E’ il simbolo della mia città che gira per il mondo con il vincitore di quattro premi Oscar”.
L’ho sempre seguito, Mimmo Dabbrescia, fin dai tempi della rivista. Ho spesso approfittato della sua grande gentilezza e della sala-esposizioni della sua Galleria, dove conobbi Don Lurio (il coreografo della Rai, che ballava con le gemelle Kessler), Ernesto Treccani. Ero andato a vedere la sua nostra, il critico era stato impedito da un incidente e Mimmo mi pregò di sostituirlo; lo feci con imbarazzo e modestamente, perché il mestiere di critico d’arte non mi appartiene.
Con Mimmo mi sono incontrato molte volte. Lo volli nella giuria del Premio Milano di Giornalismo, insediato nel ristorante di Chechele e Nennella, di Apricena, “La Porta Rossa”. C’erano anche Giuseppe Giacovazzo, direttore della “Gazzetta del Mezzogiorno”, e Baldassarre Molossi, sulla plancia della “Gazzetta di Parma”; Edoardo Raspelli, inventore della critica gastronomica, Vincenzo Buonassisi; Raffaele De Grada, esimio critico d’arte; Alberico Sala del “Corriere”, poeta e anche lui critico d’arte; Ugo Ronfani, vicedirettore del “Giorno” e già corrispondente da Parigi, intervistatore fra gli altri di Rostand, Sartre, Simone de Beauvoir, oltre che scrittore e critico d’arte e teatrale.
Spesso alcuni amici, ammiratori di Mimmo, si chiedono come mai un personaggio del suo livello non abbia ricevuto ancora l’Ambrogino d’oro, che viene assegnato ai cittadini che con il loro impegno nel lavoro, la bravura, l’ onestà esemplare hanno dato lustro alla città. Dabbrescia queste doti le ha tutte, e qualcuna in più. Come detto, ha messo in cantiere tante iniziative, ha manifestato la sua creatività, muovendosi in ambienti difficili, che richiedono cultura e capacità, puntualità e affidabilità. Quindi è più che meritevole di questo riconoscimento, che viene consegnato il 7 dicembre, festa di Sant’Ambrogio.
Nonostante i suoi successi, è rimasto alla mano, disponibile, generoso, sempre pronto a venirti incontro. In una mostra al Museo della Scienza e della Tecnica la foto di Clint Eastwood fu definita, dall’assessore alla Cultura del Comune di Milano, un messaggio universale di pace. Un capolavoro da immortalare. Basta per premiarlo, con il suo “curriculum” esemplare? Il compianto Domenico Porzio, scrittore, capo ufficio stampa della Mondadori e assistente del presidente Arnoldo, Mimmo Dabbrescia lo avrebbe stimato, perché Mimmo aveva, ed ha, tutte le virtù da lui desiderate.
Mimmo Dabbrescia è uno di quei meridionali che qui hanno trovato terreno fertile, vi hanno saputo seminare sudando e cogliendo ottimi frutti. Una vita, ripeto, trascorse fra tele e cavalletti.
Tra artisti consacrati, Brera, l’Accademia, botteghe di artisti. Di lui mi è capitato di parlare più volte e in varie occasioni anche con Remo Brindisi, Gianni Dova, Attilio Alfieri, Ibrahim Kodra, Giuseppe Rossicone, Filippo Alto, Raffaele De Grada… Tutti lo conoscevano e lo elogiavano anche per i suoi modi garbati, signorili, riguardosi. Oggi quegli artisti non ci sono più, ma Mimmo continua a riportare consensi ovunque e a ricordarli.
Lo vedo ancora. E’ rimasto rispettoso, incapace di usare parole pepate, amico vero e pane al pane e vino al vino, sempre pronto ad aprirsi verso nuove avventure, verso nuovi approdi come aggiunge la moglie Bruna, che lo conosce meglio di tutti, avendo anche condiviso i suoi tanti percorsi, dalla rivista, portata avanti per 20 anni, all’agenzia fotogiornalistica, alla Galleria d’arte, pilotata per 20 anni da lui e da Bruna, che tra l’altro sa tenere la penna in mano (scriveva articoli importanti sulla rivista).
Dunque l’Ambrogino d’oro a Mimmo verrà assegnato? Sarebbe un bel giorno, quello di un riconoscimento prestigioso, come questo, istituito nel 1925 e ripreso nel ‘46. Da allora tante personalità lo hanno ricevuto.
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| Caterina Caselli a Copacabana nel '69 |
Era arrivato da Barletta a Milano seguendo la sua innata passione per la fotografia. Come un cacciatore va con il fucile a tracolla, lui portava la macchina fotografica pronta allo scatto. Ha ritratto l’olimpo del cinema e del teatro, quindi i nomi più celebri dell’arte, scavalcando anche i nostri confini. Giovane pieno di energia e di volontà, oltre che di talento, la sua prima tappa fu “Il Corriere della Sera”.
Poi lasciò il giornale di via Solferino per aprire una sua agenzia fotogiornalistica; e appena coglieva la notizia della presenza a Milano di un personaggio di altissima fama, correva. Nel ‘71 fu la volta di Clint Eastewood, quattro Oscar, che portò in giro per la città, a piazza Duomo, nelle vie storiche, allo zoo, a vedere Bombay, l’elefante che scartava le caramelle buttando via la confezione e sapeva distinguere i soldi dai foglietti.
Eastwood non fu il solo divo a finire nel suo occhio magico. Nella sua raccolta figurano anche Liz Taylor e Richard Burton, Federico Fellini, Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni, Eugenio Montale e Dino Buzzati, Riccardo Bacchelli e i Beatles e i Rolling Stone … Incontrò alcuni, grandi pittori che lo guidarono a Brera. Cominciò da lì il suo percorso nell’arte, che lo portò ad eseguire “clic” negli studi dove nascono le opere, l’ambiente circostante, i giardini, le atmosfere che agevolavano l’ispirazione di Kodra, per esempio, Treccani, Dova.
Era sceso dal treno alla stazione Centrale di Milano nel ‘53 e sotto quell’enorme ventre di balena si sentì un po’ spaesato. Ma non si perse d’animo e fece presto ad acclimatarsi, facendo passi decisi. Puntava l’obiettivo sul particolare: un gesto, uno sguardo, un atteggiamento del soggetto.
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| Clint Eastwood allo zoo |
Ricco di idee, dotato di grande voglia di fare, raccolse le sue immagini, meravigliose, in alcuni volumi che gli appassionati conservano gelosamente. In una di quelle pagine campeggiano anche le figure del poeta e critico d’arte tarantino Raffaele Carrieri di Salvatore Fiume, con cui fece un viaggio in Polinesia, alla ricerca degli itinerari di Gauguin, inserite in un altro volume. Sono tornato a sfogliarle, le se pubblicazioni, ritrovando artisti famosi: Guttuso, De Chirico, Baj, Migneco, Dova, Dalì, Sassu, Hartung. Il primo volume, “Visti così”, fu premiato con la targa d’oro dalla Provincia di Milano. Intanto realizzava tirature limitate di grafica d’autore e metteva le basi, in via Carlo Torre, due passi dal Naviglio Grande, della prestigiosa e ambita Galleria “Prospettive d’arte”, che prendeva il nome dalla rivista, (oggi “ArtD2”), diretta dai figli Paolo e Riccardo.
Ne ha fatta di strada, quest’uomo di talento venuto da Barletta, la città delle tante chiese e dalle vie che profumano di mare. Un cammino lungo e prodigioso, iniziato alla “New Blitz” con Grazia Neri e continuato con Fedele Toscani, nomi eccellenti. Nel decimo anniversario della morte di Fabrizio De Andrè, con il patrocinio dell’omonima Fondazione diretta dalla moglie Dori Ghezzi, inaugurò una mostra itinerante per ricordarlo.
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| Clint allo zoo |
Poi la dottoressa Lorusso presentò la tesi di laurea sulla sua attività all’Accademia di Brera. Per “Il Corriere”, la “Domenica del Corriere”, “Amica”, realizzò reportage di grande respiro negli Stati Uniti, Urss e Canada; e poi in Thailandia, Cuba, Cambogia, Vietnam... A 87 anni cura scrupolosamente il suo archivio per renderlo più facile da consultare ai posteri.
Grande Dabbrescia. Una volta gli ho chiesto: “Come mai la tua bellissima foto di Clint Eastwood è presente in tutte le tue mostre, compresa quella, anni fa, al Museo della Scienza e della Tecnica: “Lo sguardo dentro, lo sguardo fuori, lo sguardo dove?, con Manlio Villoresi?”. “Ho sempre cercato di portare in piazza Duomo personaggi di grande visibilità, per ringraziare la città che mi ha accolto in silenzio a braccia aperte senza chiedermi chi fossi. E’ il simbolo della mia città che gira per il mondo con il vincitore di quattro premi Oscar”.
L’ho sempre seguito, Mimmo Dabbrescia, fin dai tempi della rivista. Ho spesso approfittato della sua grande gentilezza e della sala-esposizioni della sua Galleria, dove conobbi Don Lurio (il coreografo della Rai, che ballava con le gemelle Kessler), Ernesto Treccani. Ero andato a vedere la sua nostra, il critico era stato impedito da un incidente e Mimmo mi pregò di sostituirlo; lo feci con imbarazzo e modestamente, perché il mestiere di critico d’arte non mi appartiene.
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| Fabrizio De Andrè |
Con Mimmo mi sono incontrato molte volte. Lo volli nella giuria del Premio Milano di Giornalismo, insediato nel ristorante di Chechele e Nennella, di Apricena, “La Porta Rossa”. C’erano anche Giuseppe Giacovazzo, direttore della “Gazzetta del Mezzogiorno”, e Baldassarre Molossi, sulla plancia della “Gazzetta di Parma”; Edoardo Raspelli, inventore della critica gastronomica, Vincenzo Buonassisi; Raffaele De Grada, esimio critico d’arte; Alberico Sala del “Corriere”, poeta e anche lui critico d’arte; Ugo Ronfani, vicedirettore del “Giorno” e già corrispondente da Parigi, intervistatore fra gli altri di Rostand, Sartre, Simone de Beauvoir, oltre che scrittore e critico d’arte e teatrale.
Spesso alcuni amici, ammiratori di Mimmo, si chiedono come mai un personaggio del suo livello non abbia ricevuto ancora l’Ambrogino d’oro, che viene assegnato ai cittadini che con il loro impegno nel lavoro, la bravura, l’ onestà esemplare hanno dato lustro alla città. Dabbrescia queste doti le ha tutte, e qualcuna in più. Come detto, ha messo in cantiere tante iniziative, ha manifestato la sua creatività, muovendosi in ambienti difficili, che richiedono cultura e capacità, puntualità e affidabilità. Quindi è più che meritevole di questo riconoscimento, che viene consegnato il 7 dicembre, festa di Sant’Ambrogio.
Nonostante i suoi successi, è rimasto alla mano, disponibile, generoso, sempre pronto a venirti incontro. In una mostra al Museo della Scienza e della Tecnica la foto di Clint Eastwood fu definita, dall’assessore alla Cultura del Comune di Milano, un messaggio universale di pace. Un capolavoro da immortalare. Basta per premiarlo, con il suo “curriculum” esemplare? Il compianto Domenico Porzio, scrittore, capo ufficio stampa della Mondadori e assistente del presidente Arnoldo, Mimmo Dabbrescia lo avrebbe stimato, perché Mimmo aveva, ed ha, tutte le virtù da lui desiderate.
Mimmo Dabbrescia è uno di quei meridionali che qui hanno trovato terreno fertile, vi hanno saputo seminare sudando e cogliendo ottimi frutti. Una vita, ripeto, trascorse fra tele e cavalletti.
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| Salvador Dalì |
Tra artisti consacrati, Brera, l’Accademia, botteghe di artisti. Di lui mi è capitato di parlare più volte e in varie occasioni anche con Remo Brindisi, Gianni Dova, Attilio Alfieri, Ibrahim Kodra, Giuseppe Rossicone, Filippo Alto, Raffaele De Grada… Tutti lo conoscevano e lo elogiavano anche per i suoi modi garbati, signorili, riguardosi. Oggi quegli artisti non ci sono più, ma Mimmo continua a riportare consensi ovunque e a ricordarli.
Lo vedo ancora. E’ rimasto rispettoso, incapace di usare parole pepate, amico vero e pane al pane e vino al vino, sempre pronto ad aprirsi verso nuove avventure, verso nuovi approdi come aggiunge la moglie Bruna, che lo conosce meglio di tutti, avendo anche condiviso i suoi tanti percorsi, dalla rivista, portata avanti per 20 anni, all’agenzia fotogiornalistica, alla Galleria d’arte, pilotata per 20 anni da lui e da Bruna, che tra l’altro sa tenere la penna in mano (scriveva articoli importanti sulla rivista).
Dunque l’Ambrogino d’oro a Mimmo verrà assegnato? Sarebbe un bel giorno, quello di un riconoscimento prestigioso, come questo, istituito nel 1925 e ripreso nel ‘46. Da allora tante personalità lo hanno ricevuto.



















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