![]() |
Alberto Pepori |
LA TRATTORIA BAGUTTA
LOCALE STORICO
D’ITALIA
Rimane nel cuore dei milanesi,
con la sua storia.
Ai suoi tavoli si sedettero le penne più famose
Ai suoi tavoli si sedettero le penne più famose
del ‘900, e
artisti, come Casorati,
Carrà; attori, tra
cui Lilla Brignone,
Diana Torrieri.
Nelle sue sale Orio
Nelle sue sale Orio
Vergani e Riccardo
Bacchelli,
nel 1926, crearono
il Premio
Letterario Bagutta.
Il primo.
Franco Presicci
Un pomeriggio del
’63. Forse luglio. Faceva caldo, piazza San Babila poco
frequentata. Via Bagutta, un corridoio che parte da lì per
concludersi in via Sant’Andrea, che a sua volta incrocia la
Montenapoleone, deserta.
Avevo letto delle battaglie condotte anni prima dal pittore Bruno De Cerce per fare della Bagutta una gemella della Margutta romana, per assicurare cioè uno spazio alle opere degli artisti, e mi aveva colto la curiosità di andare a vederla. Passai davanti al famoso ristorante con il nome della via, ma era chiuso. All’unico passante chiesi notizie e mi indicò l’abitazione di un pittore sull’angolo. Indeciso, perché a quell’ora e con quel caldo magari potevo interrompere una pennichella, suonai al citofono e mi annunciai, spiegando il motivo della mia presenza. Inaspettatamente fui invitato a salire. Mi ricevette un signore alto, sorriso comunicativo, una cortesia insospettabile. Indietreggiò per farmi entrare. “Piacere, Casarotti, si accomodi”. Casarotti? Un prestigioso artista assiduo alla Biennale di Venezia disposto a ricevere uno sconosciuto! Ero in imbarazzo. Biascicai che ero arrivato da qualche mese dal Sud con una gran voglia di fissarvi la tenda, e sbocciò una conversazione lunga e varia: la vita quotidiana della città; i giornali; “l’Avanti” che aveva perso da poco il critico d’arte; la severità di Marco Valsecchi, critico d’arte del “Giorno”; la mostra collettiva che veniva organizzata ogni anno nella strada sottostante, grazie appunto a De Cerce, uomo barbuto e un po’ schivo ma generoso, che nelle manifestazioni, per attirare l’attenzione dei cronisti, si vestiva addirittura da carcerato; il ristorante “Bagutta”, a due passi, sede del premio promosso da Orio Vergani e Riccardo Bacchelli... Quando ci salutammo, mi fece promettere che sarei tornato.
Avendo visto i suoi quadri, scrissi un articolo per leccese “La Tribuna del Salento”, il settimanale di Ennio Bonea: gli piacque e mi fece dono di un disegno.
![]() |
Copertina libro di Marino Parenti del '28 |
![]() |
Presicci con il Presidente Sandro Pertini all'uscita da Bagutta |
Avevo letto delle battaglie condotte anni prima dal pittore Bruno De Cerce per fare della Bagutta una gemella della Margutta romana, per assicurare cioè uno spazio alle opere degli artisti, e mi aveva colto la curiosità di andare a vederla. Passai davanti al famoso ristorante con il nome della via, ma era chiuso. All’unico passante chiesi notizie e mi indicò l’abitazione di un pittore sull’angolo. Indeciso, perché a quell’ora e con quel caldo magari potevo interrompere una pennichella, suonai al citofono e mi annunciai, spiegando il motivo della mia presenza. Inaspettatamente fui invitato a salire. Mi ricevette un signore alto, sorriso comunicativo, una cortesia insospettabile. Indietreggiò per farmi entrare. “Piacere, Casarotti, si accomodi”. Casarotti? Un prestigioso artista assiduo alla Biennale di Venezia disposto a ricevere uno sconosciuto! Ero in imbarazzo. Biascicai che ero arrivato da qualche mese dal Sud con una gran voglia di fissarvi la tenda, e sbocciò una conversazione lunga e varia: la vita quotidiana della città; i giornali; “l’Avanti” che aveva perso da poco il critico d’arte; la severità di Marco Valsecchi, critico d’arte del “Giorno”; la mostra collettiva che veniva organizzata ogni anno nella strada sottostante, grazie appunto a De Cerce, uomo barbuto e un po’ schivo ma generoso, che nelle manifestazioni, per attirare l’attenzione dei cronisti, si vestiva addirittura da carcerato; il ristorante “Bagutta”, a due passi, sede del premio promosso da Orio Vergani e Riccardo Bacchelli... Quando ci salutammo, mi fece promettere che sarei tornato.
![]() |
Claudio Guagnini |
Avendo visto i suoi quadri, scrissi un articolo per leccese “La Tribuna del Salento”, il settimanale di Ennio Bonea: gli piacque e mi fece dono di un disegno.
Volli apprendere
la storia del ristorante Bagutta, creato nel 1924 da Alberto Pepori,
di Galleno, frazione di Fucecchio, il paese di Indro Montanelli; e
quando fui assunto al “Giorno” come cronista ci andai un paio di
volte, aspettando all’esterno Sandro Pertini, che ogni tanto
arrivava a Milano in visita privata senza dire niente a nessuno. Non
mi permettevo di avvicinare il Presidente mentre era a tavola,
sapendo che non gradiva. Mi occupai del Bagutta anni dopo, quando il
Premio venne assegnato a Mario Soldati, di cui avevo letto nel libro
“Primi piani” di Domenico Porzio (…la sua voce, anche al
telefono, conserva quel timbro fervido pronto ad accendersi in
subitanei arrochimenti e a glissare in mormorati bassi, commossi, da
violoncello: un recitativo galeotto che negli anni verdi deve aver
usato come esca sicura…”). Soldati mi parlò a lungo sul piacere
appena ricevuto e anche della sua Tellaro. Alla fine mi esortò ad
intervistare Mario Pepori, contitolare del locale. “Vedrai quante
cose ti dice con la sua calma e la sua serenità”. Pensai ancora a
Porzio: “Quanto al vestire… (Soldati: n.d.a.) era riuscito a
trasformare l’eleganza in stile; lo stesso gli è riuscito
scrivendo…”.
Ammiravo Porzio, nato a Taranto, la freschezza, la
ricchezza, la fluidità delle sue pagine.
![]() |
Domenico Porzio |
Passò del tempo
prima che seguissi il suggerimento di Soldati. Era ottobre. Pepori
mi accolse in casa sua e mi fece sedere di fronte a lui a un tavolo;
in piedi, sulla sinistra la moglie, Mariangela, una signora carina,
gentile, luminosa, che ogni tanto interveniva per aggiungere un
dettaglio. “Con Mario Soldati, Giorgio La Malfa, Manuer Lualdi,
Antonio Dini…giocavo a carte. Quando Soldati prendeva l’asso di
denari, si eccitava, facendo fremere tra le labbra l’immancabile
sigaro toscano. Era straordinario, spiritoso, sapido interprete di
barzellette, estroverso, autentico”. Lo avevo intercettato una sera
ad una riunione al Circolo Turati, presente anche, se non ricordo
male, Arnoldo Mondadori.
Ottantaquattro
anni, Pepori, camicia a quadretti, “pullover”, le mani giunte,
snodava i ricordi con limpidezza. Descriveva persino il suo primo
cliente: il brumista che parcheggiava la carrozza in piazza San
Babila. “Tra i fornelli, bravissima, mia madre Giulia. Papà faceva
arrivare dalla sua terra tutti i prodotti: il Chianti, i fagioli, di
Altopascio come l’olio, il pane, la carne… Riteneva che fossero
di qualità superiore. E ancora oggi vengono da lì la salsiccia, la
finocchiona, una specie di salame che sa appunto di finocchio,
prosciutto, pecorino…”. Lo ascoltavo affascinato per la sua
grazia, la fluidità delle sue memorie, le sue pause brevi. “Un
giorno entrò, con Adolfo Franci, Riccardo Bacchelli, che conosceva
le osterie di Roma, Firenze, Venezia, e aveva scoperto a Bologna ‘Il
Pappagallo’; i piatti di mia madre gli piacquero, si innamorò
dell’ambiente e lo raccontò: ‘Due stanzette, quattro tavole,
…tovaglie pulite, ma cucina in vista…’. E prese a frequentarci
assiduamente assieme ai suoi amici della ‘Fiera Letteraria’,
Fracchia, Titta Rosa ed altri. Si riunivano in un clima di allegria,
quasi goliardico, che partorì l’idea d’imporre una sanzione
pecuniaria a chiunque disertasse il convivio senza un giustificato
motivo. A compiere l’infrazione fu Orio Vergani, che onorò
l’impegno proponendo di utilizzare le multe per un libro giudicato
il più bello…”. Era la sera dell’11 novembre del ‘26, festa
di San Martino. “Pioveva e faceva un freddo cane”. Nacque così
il primo Premio Letterario italiano: il “Bagutta”, appunto.
“Erano in undici.
Tirarono fuori 100 lire a testa, li deposero su
un piatto di porcellana, ma non riuscirono a raggiungere la somma
stabilita in 5 mila lire da assegnare al vincitore. Allora Vergani
mise all’asta alcuni quadri dei pittori baguttiani e mio padre
scucì il resto”. Bacchelli venne eletto presidente a vita e Mario
Vellani Marchi, scenografo della Scala, immortalò il battesimo
dipingendo sul retro di una lista gialla della trattoria la
caricatura dei giurati”.
![]() |
Dipinto della giuria sulla parete del Bagutta |
![]() |
Storia di Bagutta |
La prima edizione, nel ’27, consacrò “Il Giorno del giudizio” di G.B. Angioletti. Se lo aggiudicarono, negli anni successivi, Stajano, Bocca, Cucchi, Cardarelli, Comisso, Carlo Emilio Gadda, Alfonso Gatto, Primo Levi, Leonardo Sciascia, Sergio Solmi. Soldati con “Lo specchio inclinato”, nel ’76… “Poi inaugurammo le serate di gala in onore di personaggi celebri: Toscanini, Coppi, Malaparte, Lucia Bosè, Diana Torrieri, l’attrice di Canosa di Puglia che calcò i palcoscenici con Memo Benassi, Sergio Tofano, Gassman, Squarzina… E ogni volta si sbizzarriva la matita di Vellani Marchi, le cui opere riempivano le pareti”.
Del fertile, brillante scenografo Dino Buzzati tracciò un profilo esemplare. “Durante una serata per l’assegnazione del Premio – continuò Mario Pepori – improvvisammo un teatrino per la Torrieri, che recitò ‘Maria l’O’’. Anche lei era di casa da noi, come lo erano Montanelli, Carrà, Casorati, Soffici, Simoni, Paolo Monelli, Lilla Brignone, Giovanni Papini… “. Mario Pepori, laurea in farmacia a Pavia, mi regalò un opuscolo in cui è condensata la storia del suo glorioso “Bagutta”, con testo di Corrado Pizzinelli e immagini di Tani-Capa e Giacomino Foto. Aggiungendo: “I rigatoni alla Bagutta , la trippa alla fiorentina… sono molto richiesti anche dai giapponesi, che conoscono il Premio e si fermano a guardare i libri esposti”. Sono stati in molti a scrivere di “Bagutta” e del suo Premio letterario. “Già, quotidiani, riviste, e poi servizi televisivi… Il primo libro, pubblicato dall’editrice Ceschina, lo scrisse Marino Parenti, arricchendolo di disegni di Vellani Marchi e di altri. Nel ’55 ne uscì uno che oggi si farebbe molta a fatica a cercare: testi di Vergani e Bacchelli”.
Mentre mi salutava, mi regalò l’ultima chicca: “A Parigi,
durante una mostra dei locali più importanti d’Italia, seppi che
noi eravamo assieme al Savini, al Florian e al Danieli di Venezia, al
Caffè Greco di Roma…”. Nella guida dei Locali storici d’Italia,
sapientemente curata da Claudio Guagnini, il Bagutta aveva il suo
posto con gocce di storia e i nomi di alcuni dei grandi personaggi
che lo praticarono, fra cui, come abbiamo visto, le penne più
celebri del Novecento. Dal 1989 la trattoria, dotata tra l’altro di
un bel giardino, fu inserita nel patrimonio storico dai Beni
Culturali. Era anche un museo con tutte quelle opere che
impreziosivano i muri e le sculture, gli affreschi. Chi entrava per
la prima volta, prima di accomodarsi, faceva un giro per ammirarli.
Una storia lunga, iniziata nel ’24 con Alberto Pepori, che gli
amici chiamavano Pepori I°. E lui, uomo serio, pacioso, stava al
gioco.
SU "NOTIZIE ED EVENTI ASSOCIAZIONE" - SITO ASSOCIAZIONE MINERVA CRISPIANO:
"LA MEMORIA DELLE FOIBE - Riflessioni"
Nessun commento:
Posta un commento