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mercoledì 29 aprile 2026

Ha lasciato il volante e cura l’orto

IL TASSISTA PIETRO PORTO’ ENZO TORTORA A LINATE

 

 

Pietro Carrideo
All’arrivo, salutandolo, gli disse che gli dispiaceva di quello che gli stava accadendo e il galantuomo si commosse.
 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
FRANCO PRESICCI
 
 
 
Il padre a Torremaggiore costruiva i carretti, usati per trasportare legna, fascine e altra roba. Lui, Pietro, voleva fare altro, non quel mezzo di locomozione che è ancora in circolazione da qualche parte. Ma è raro. Ne vidi uno a Martina, tempo fa, e fu una novità. Il conducente stava in piedi e ogni tanto stimolava il cavallo, tagliando l’aria con la frusta. Ne vidi un altro percorrere veloce via Papa Domenico, la vecchia strada per Noci, fatta a salite e discese, con una pavimentazione un po’ accidentata, ma fra boschi ristoratori e filari di viti.
La prima foto è Carrideo a tavaola

Torremaggiore è vicina a San Severo, una ventina di minuti di tragitto. Pietro Carrideo ha radici solide con la sua terra: ricorda tutto, anche i nomi, i cognomi e soprannomi degli abitanti di mezzo secolo fa. E’ capace di raccontare parola per parola un dialogo ascoltato per caso tra due compaesani attorno a un’incudine o a un “capasone” con ferite da cucire con il fil di ferro e il trapano a mano
Piero può imprigionare la mia attenzione per un paio d’ore, snocciolando storie di uomini che vivevano della terra. Terroni? Sì, terroni, ma non nel senso che davano alla parola i milanesi, e soprattutto i torinesi. (terrone è un vocabolo che fa onore. Chi affonda la zappa nelle zolle, il rastrello fra i rovi, ripara i muri smozzicati dei tratturi esercita un mestiere nobile, quindi terrone è un titolo onorifico). Pietro Carrideo, il figlio “d’u carrettare”, non ha fatto il mestiere del padre, ma osservò molto bene come lo si fa. Quante cose ha imparato osservando. I ragazzi sono curiosi.
A Milano ha preferito mettersi al volante di un taxi e fare il giro della città anche dieci volte al giorno, forse di più. Mestiere duro, defatigante, esercitato in un traffico convulso, reso pericoloso da quelli che vanno di corsa contro ogni regola e rispetto, tra lo smog, che non si riesce a sconfiggere con le ordinanze municipali.
Eppure quel mestiere piaceva a Pietro, anche se tornava a casa la sera tardi con tanti episodi da inanellare.
il primo a destra Pietro, la terz'ultima Lidia

La vita di un tassista è una raccolta di vicende, belle, cattive, a volte commoventi. Ci sono clienti che si sfogano, trasmettono dolori e gioie, tradimenti coniugali e professionali, vittorie e sconfitte, frustrazioni. Il taxi è la sede di un’umanità variegata, una sorta di confessionale. “Taxi, mi porti a Lambrate!”. Il cliente si siede e tace oppure libera la lingua per protestare contro tutto e tutti. E il conducente ascolta, gli dà fiato o rimane muto come il personaggio di Eduardo rifugiatosi su un soppalco e parlava battendo il bastone. E capita anche che qualcuno lo accusi di aver fatto il giro più lungo per incassare di più.
Ci fu un tempo, diciamo, oltre una quarantina di anni fa. In cui la malandra si scatenò contro i mezzi pubblici: il bandito entrava, estraeva la pistola, imponendo la consegna del sudato guadagno. Le forze dell’ordine sembravano impotenti, ma alla fine i “guast” (i delinquenti in gergo) finirono al “gabbio”, a San Vittore, e chi la fece franca cambiò categoria.
Pietro non ha più il taxi, è in pensione, è fuori dalla congestione della circolazione, non ha nostalgia della guida. Ha cura del suo orto, che ha al centro un albero fertile e ombroso che gli ricorda il suo paese d’origine. Ogni tanto fluiscono i ricordi, agevolati dal silenzio e dalla pace della sua casetta.
Pietro Carrideo ai giardini

A volte il pensiero corre al mestiere del padre, all’ascia, al carretto che si forma, ai parenti… E torna Torremaggiore con il rapporto con Federico II, la produzione dell’ottimo olio d’oliva, le chiese, i palazzi significativi... Non si sente molto lontano dal suo paese, usando il dialetto con Lidia. Straordinaria la forza di questa parlata per farti sentire in cammino fra le stradine della “culla”.
Oltre a fare il tassista Pietro mette mano a tutto ciò che è necessario in casa: la sostituzione del rubinetto, la restaurazione di un mobile, la collocazione di una mensola e lavori più complicati. Nel garage ha tutti gli arnesi necessari. Legge, s’informa e nelle riunioni con gli amici scherza, mette la carne sulla graticola del caminetto. E’ simpatico, Pietro, compagnone, ironico. Soltanto poche volte serioso.
Quando era al parcheggio in attesa del cliente ammazzava la noia leggendo “Il Giorno”, come quasi tutti i tassisti. Era il loro giornale preferito. Ho spesso l’occasione di parlare con lui, mentre aiuta in cucina la moglie, Lidia, intelligente, spiritosa, pronta alla battuta. Lidia prepara i suoi cibi succulenti e discute con gli ospiti di tutto. E’ schietta, determinata, ospitale.
Lui conosce bene il sangue della vite e in tavola mette il migliore, descrivendolo quasi come Mario Soldati nel suo libro: “Pane al pane e vino al vino”. E’ allora che lo si può stuzzicare con qualche risultato per farsi raccontare gli episodi più rilevanti della sua attività di tassista. Ogni tassista ne ha tanti: ne ebbi la prova la sera in cui il bravo Farina, che curava le pubbliche relazioni del “Giorno”, organizzò una festa di tassisti in un locale dell’Idroscalo.
E tu Pietro, chissà quanti fatti hai collezionato. Con quelli, immagino, possiamo scrivere un libro: basta aprire il computer e battere sui tasti, vero? Pietro divaga, osserva la fiamma del camino, parla del tipo di legna che la alimenta e della bontà della costata d’agnello che ha già messo in tavola. Dire, non dire? Aprire la chiusa del fiume? E quando finiamo. Io sono pronto a catturare i suoi racconti, come il cacciatore che aspetta la preda di passo.
Enzo Tortora, giornalista, conduttore tv, un galantuomo

Mi sbircia, piega la testa, mi guarda, sospira. All’improvviso si apre: “Il ricordo che ancora mi commuove è quello del giorno in cui venni chiamato da via Piatti, una traversa di via Torino. In taxi entrarono Enzo Tortora, allora ai domiciliari, e il suo difensore. Via per l’aeroporto di Linate. Arrivati a destinazione, mentre il presentatore stava per allontanarsi mi sciolsi: ‘Signor Tortora, mi dispiace davvero per quello che le sta succedendo. So che lei è una persona onestissima. Mi strinse forte la mano, mentre gli occhi gli diventavano umidi”. Commuove anche me: conoscevo Enzo Tortora, lo stimavo moltissimo, ero stato anche a casa sua. Lo avevo incontrato a Campione d’Italia durante “Il Festival del Clown”, dove mi fece anche da interprete. Era coltissimo, cortese, un autentico galantuomo. Ho conosciuto pochi signori come lui. Pietro s’immalinconì, ripensando a quell’episodio, che fa impallidire gli altri che premono per uscire allo scoperto.
Al centro Pietro Carrideo

Gli dissi: “So che alcune volte i tassisti si sono improvvisati ‘detective’, obbedendo al senso civico. “Nelle attese parlavamo tra colleghi, raccontandoci le nostre esperienze. Uno di loro raccolse la comunicazione della nostra centrale: avevano rubato un camion in piazzale Lodi e dicevano che se lo si intercettava si doveva riferire subito la posizione. Il collega aveva finito il turno e stava tornando a casa, quando individuò il mezzo con due moto di fianco, lo segnalò e arrivarono carabinieri, polizia e il padrone con la figlia. In via Montenapoleone un altro collega aveva appena preso a bordo un cliente, quando da un negozio uscì un tizio urlando: ‘Mi hanno rubato il furgone!’. Il cliente, che lo aveva visto, esortò il tassista a seguirlo e dopo una corsa forsennata, il ladro fermò il furgone d’avanti all’entrata dei Giardini Pubblici di via Palestro e scappò attraverso i vialetti, eclissandosi”.
Ancora: “Una sera sulla mia auto salì un signore diretto a Campione d’Italia, al casinò. Arrivati a destinazione, mi pregò di aspettarlo anche tutta la notte, magari andando in albergo. Io eseguii e quello ritornò senza più una lira. Promise che mi avrebbe spedito i soldi, ma sto ancora aspettando”. “Racconta, Pietro, racconta”, lo stuzzico, so che ha ancora il serbatoio della memoria pieno fino all’orlo.
Pietro Carrideo osserva un'auto
E lui continua: “Una nobildonna si faceva portare a Courmayer, dove aveva delle case che dava in affitto. Riscosso il denaro, pagava la corsa e spariva. Mi chiamò per farsi portare in Versilia con un bel numero di quadri e altri oggetti. Non avevo tutto quello spazio anche smontando il portabagagli. Lei insistette e io cedetti”. Durante il viaggio la nobildonna gli comunicò che il Comune quelle opere voleva destinarle a una mostra, per farne dopo un museo. Per gratitudine “madame” mandava a Pietro giocattoli per i bambini.
Ha passato una vita movimentata. Un tassista fatica, eccome, ma non si annoia mai. Se si distrae un attimo può incorrere in una delle tante insidie che la strada presenta. Da qualche tempo si sono messi anche i monopattini motorizzati, che si aggiungono alle moto che corrono a zig-zag. I ciclisti hanno tagliato corto: vanno sui marciapiedi, con rischio per i pedoni. Oddio, viva Torremaggiore; eh, Pietro?

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