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mercoledì 13 maggio 2026

Franco Bompieri, barbiere e scrittore

POTAVA LE TESTE ILLUSTRI NEL SUO SALONE DI VIA MORONE

 

Bompieri sulla soglia della barbieria

Da lui andavano Cuccia, Bettiza, Brera, Calindri, Soldati, Stoppa; e quando erano a Milano Visconti, Mastroianni, Filippo di Edimburgo… Fece la barba a Totò. I suoi libri sono pubblicati da  Feltrinelli,Longanesi, Rizzoli.

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
FRANCO PRESICCI
 

Enzo Bettiza lo immortalò in un’intera pagina della “Stampa”; Marco Nozza fu il primo a recensire il suo libro “Il freddo nelle ossa”, pubblicato da Longanesi negli anni Settanta. Franco Bompieri di giorno tagliava i capelli a Tronchetti Provera, Cesare Romiti, Guido Piovene, Indro Montanelli, Leonardo Mondadori, Filippo di Edimburgo, Raul Gardini, Cesare Zavattini, Enzo Jannacci... Quando erano a Milano sulla sua poltrona girevole si sedevano Luchino Visconti, Marcello Mastroianni, Mario Soldati, Raffaele Mattioli… E fece la barba a Totò in una camera del Grand Hotel et de Milan. Per Enrico Cuccia aveva una saletta riservata.
Franco Bpmpieri con Cesare Romiti

Franco Bompieri non depilava soltanto le celebrità. Di notte scriveva romanzi di successo che apparivano nelle collane dei grandi editori: Longanesi, Rizzoli, Feltrinelli. Quante notti trascorse alla scrivania a battere i tasti del computer, ma non sembrava stonato il giorno, quando manovrava forbici e pettine. Conosceva pregi e difetti di tutti quelli che prendeva per i capelli. Poteva raccontare, e lo ha fatto ampiamente in un libro, curiosità divertenti e gesti di ogni singolo cliente, con uno stile icastico e qualche volta simpaticamente ironico. Aveva gran rispetto per quelle teste geniali. A qualcuna di loro offriva anche la tazza di caffè, che andava a prendere al bar vicino, tra via Morone, dove aveva la bottega, e via Manzoni. Un giorno presente, non come barbuto da radere, ma come ficcanaso, mi vennero i brividi al rumore del vassoio che si ribaltava, macchiando la camicia e la cravatta che Bettiza si portava dal barbiere come indumenti di ricambio a lavoro finito. Franco sprofondò nel baratro, ma l’illustre giornalista gentiluomo lo risollevò con diplomazia, poi rivolto a me esclamò: “Succede, ai vivi”.
Poi arrivò Cuccia, entrò, con le mani congiunte sotto la schiena, entrò nel suo salottino privato e attese un secondo di essere servito. Franco diventò una gazzella, riaprì la porta e salutò il banchiere con il riguardo dovuto.
Franco Bompieri nella barbieria

L’Antica Barbieria Colla, la famosissima bottega di Bompieri, era spesso sui giornali, quindi, a Milano e fuori, tutti apprezzavano il barbiere-scrittore, parola facile e cortese, sorriso comunicativo e coinvolgente, occhi di antracite, passo signorile, camice bianco-latte come la cuspide dei trulli di Martina Franca; e gli attrezzi del mestiere nel taschino, dove i medici hanno lo stetoscopio. Era bello e divertente stare con lui. Di più quando lo si incontrava a Tellaro, dove aveva la casa delle vacanze, a poca distanza da quella di Mario Soldati. Sembrava di essere il comandante di un battello, quando era in bottega: i collaboratori tutti in piedi al loro posto, seri e composti; chi curava la testa di un avventore lo faceva in silenzio come il chierichetto nell’offerta delle ampolline al prete, durante la messa. Ordine e silenzio regnavano in questo salone aperto in una via tranquilla e riposante che sfocia in una delle piazze più belle di Milano: la Belgioioso, che ospita un ristorante antico di 600 anni, il “Boeucc”.
Andavo a trovarlo, Franco Bompieri, amico da tanti anni. Lessi il suo “Arriva il principe” e mi divertii molto. Questo nobile che aveva mobilitato il paese, impegnando tutti a restaurare le facciate delle case, a rendere lindi come piatti da cucina le strade, addirittura a restituire dignità al castello e quello tardava, deludendo e innervosendo i faticatori.
Mario Soldati (La Fratta)

Presentò il libro in un locale presso via Torino, presenti il sindaco Carlo Tognoli e l’editore Scheiwiller. Era compiaciuto nel vedere tutto quel pubblico che gli voleva bene. Dell’amico Leonardo Mondadori diceva: “Solo il nome mi bastava per respirare aria di casa dell’editore. E mi venivano in mente Poggio Rusco e Ostiglia, terre al di là e al di qua del Po, terre mantovane insomma, come la mia… Per me Arnoldo Mondadori era William Sarov, Hans Fallada, Stefan Zweig, Luigi Pirandello e decine di altri narratori che avevano soccorso la mia fame di evasione negli anni dell’immigrazione. A Milano, quando, fosse estate o inverno, la luce veniva inflessibilmente alle otto di sera e io tiravo tardi leggendo alla luce del lampione sotto casa o davanti a un caffellate in latteria…”.  
Era colto, ma non ci teneva a mostrarlo. Un giorno facemmo una breve passeggiata per le vie della vecchia Milano, percorrendo via Bigli, via Montenapoleone, via Sant’Andrea... Quanta storia attraversavamo e lui era taciturno, come se immaginasse i personaggi che le avevano calpestate. Tanti per andare al salotto della contessa Clara Maffei o alla casa del Manzoni. Che è in via Morone. La conosceva bene, la sua zona, e l’amava. Via Manzoni no: troppo rumorosa, troppo frequentata; e poi i tram che passano ansimando, i taxi, che in due secondi arrivano da piazza Scala a piazza Cavour. “Perchè non vanno più piano? E’ la follia della corsa”. Enzo Bettiza, Franco?. E’ un grande, un signore, forse bacia ancora la mano alle donne. Oltre all’italiano parla perfettamente il russo, il tedesco, il francese e l’inglese”.
Ricordo natalizio

Era un uomo generoso, Franco Bompieri. Un Natale, invece di fare un calendarietto dei barbieri come facevano tutti, distribuì un cartoncino in cui campeggiavano lui, una candelina, un cerbiatto e uno scrittore con una barba appiccicata (non ricordo più chi fosse). Me lo regalò due anni dopo, quando gli chiesi notizie sui calendarietti profumati per un articolo sul “Giorno”. Me lo aveva chiesto personalmente il nuovo direttore, Giovanni Morandi, sapendomi appassionato di tarocchi, cavatappi, francobolli, trenini, tram... E mi venne tra le mani un libro da lui preso da una vetrina della barbieria, accanto ad un’altra con una piccola collezione di attrezzi storici della categoria. “Ecco, è una storia dei calendarietti. Guarda quante belle foto. Buon Natale”. “A te”. Volevo scrivere un articolo sui barbieri partendo dall’antica Grecia, quando già i saloni erano luoghi d’incontro e di conversazioni.
Cominciò a stare male, non andava quasi più in via Morone e neppure a Tellaro. Quante volte mi ha invitato a sedermi su una delle sue poltrone per potare il cespuglio che portavo in testa. “No, Franco, chiedimi di andare a piedi da qui al Giambellino, ma non di accularmi su una di quelle postazioni prestigiose”.
Ernesto Calindri nello studio di casa

Mi chiese il motivo: “Perchè”? Sarebbe presunzione. Io su un seggio destinato a personaggi come Roberto Benigni e di Bettino Craxi? Io sono un umile cronista e voglio stare sempre nei miei confini. Rise. Rideva sempre quando ascoltava cose che non condivideva. “Franco – gli domandai - è vero che Piovene uscì dalla barbieria senza accorgersi di essere stato... sbarbato da un rasoio senza lametta?”. Non rispose. Incalzai: “E’ vero che l’attore Ernesto Calindri cambiava sempre la forma dei suoi baffi?” Calindri, che sorseggiava un aperitivo a base di carciofo seduto come su un trono tra le auto in transito, cambiava sempre la forma dei baffi? “Calindri era una persona affabile e simpaticissima, vero?”. Lo intervistai nella sua casa a Milano e lo incontrai in un convegno sul teatro a Taranto, organizzato da Ugo Ronfani. Rischiò di cadere dalla pedana e lo salvò un operatore di una tivù locale. La prima frase che diceva quando mi vedeva arrivare era: “Andiamo al bar”. Era il suo modo per dire che era felice di vedermi. Ci facevamo delle telefonate. Io per chiedergli qualche foto per un testo su di lui. Risposta: “Ti passo la Lalla”. La Lalla era una bellissima signora che profumava la cassa. 
Franco Bompieri non c’è più da un pezzo, ma io lo ricordo sempre volentieri. Ogni tanto rileggo uno dei suoi libri e mi vengono in mente gli inviti che mi faceva a Tellaro. Lì lo incrociò mio Figlio Luca e Bompieri gli fece festa. Caro amico, nato scrittore. Ricordo il giorno in cui celebrasti l’anniversario della barbieria (1904-2004) e il Comune fece chiudere la strada per sicurezza. C’erano tante personalità, da Cesare Romiti a Tronchetti Provera a Enzo Jannacci.

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