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mercoledì 1 luglio 2026

Ricordare un grande uomo è un dovere

MICHELE ANNESE E LA CULTURA IN UNA CITTA’ CON VOGLIA DI CRESCERE

 

 


Michele Annese
Realizzò molte attività, organizzò dei corsi, fece
della biblioteca un luogo sacro, mandava i libri nei condominii, li faceva esporre nelle vetrine dei negozi, era l’anima dei lavori fatti da altri, valorizzò tutti quelli che lavoravano con lui, creò l’Università del Tempo Libero e del Sapere. 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
FRANCO PRESICCI
 
 
Conobbi Michele Annese – direttore della biblioteca “Carlo Natale” di Crispiano e segretario generale della Comunità Montana – ai funerali di Vito Plantone a Noci, tanti anni fa.
Michele e Presicci

Conversammo un po’ sull’attività del grande poliziotto, fratello del segretario comunale della “città delle cento masserie”, Donato, e poi mi disse di andarlo a trovare, con la promessa di un regalo: un volume su quelle strutture rurali, fulcro del lavoro contadino. Ci andai, interessato anche ad osservare la montagna di documenti e libri che aveva raccolto su Eugenio Montale. Non era poca cosa in una cittadina di 13 mila abitanti, tenendo conto che nella vecchia casa della cultura c’erano anche collezioni di quotidiani e settimanali, che facevano gola agli studenti universitari che per le loro tesi di laurea avevano un bel po’ di materiale a disposizione.
Devo dire che fu per me una sorpresa: mai avrei immaginato una ricchezza così notevole di pubblicazioni preziose. Dopo qualche tempo ebbi bisogno di un testo di Giacinto Peluso e a Taranto non lo trovai. Mi venne in mente di tentare da Annese e lui pronto mi accontentò. Che cosa non faceva per la cultura. Un’altra volta passeggiavo con lui tra la folla accorsa alla Sagra del peperoncino piccante e gli dissi che avevo voglia di consultare un libro sulla Crispiano di una volta scritto dal parroco della chiesa di San Simone e nel giro di una ventina di minuti era già nelle mie mani, nonostante l’ora.
Michele e il notaio Aquaro a Milano

Non era uno che perdesse tempo o che facesse le cose alla carlona. Sembrava nato con un volume in mano. Seppi dai suoi collaboratori che aveva fatto più lui per la crescita culturale del suo paese che dieci direttori messi insieme. Fra l’altro mandava libri nelle case, la gente li leggeva e li restituiva. Nessuno fece il furbo. Fece esporre libri nelle vetrine dei negozi e organizzò incontri tra gli autori e i concittadini.
Io assistetti al racconto di Alberto Bevilacqua, che mi piacque molto per la sua schiettezza. Michele partecipava alle attività delle masserie e mi coinvolgeva, con inviti allargati alla famiglia e agli amici. Che serata quella dedicata al volume “La Puglia il tuo cuore” di Giuseppe Giacovazzo, durante la quale il direttore della “Gazzetta del Mezzogiorno” parlò anche delle campagne elettorali di Aldo Moro e dell’irritazione di Padre Pio verso i fotografi che a volte non rispettavano gli accordi. C’era sempre da imparare in quelle occasioni. Mi attirò la manifestazione sui vecchi mestieri e sui giochi di un tempo, compreso l’albero della cuccagna, dove comparvero due uomini in veste di briganti con i fucili a tracolla e un artista che realizzava i don Chisciotte con il fil di ferro.
Michele acquista i fegatini

Grazie a lui fui tra il pubblico del carnevale estivo o del fegatino con carri allegorici di apprezzabile fattura. Non mancavo ai presepi viventi in biblioteca nelle grotte basiliane – idea di Egidio Ippoliti, presidente della Pro Loco; e a quelli eseguiti dagli “Amici da sempre” con biscotti scaduti. Dietro ogni iniziativa c’era lui. In biblioteca moltiplicava corsi di ogni tipo, anche quello per uffici stampa. Era sempre impegnato nell’opera di contribuire a far crescere i concittadini che lo seguivano sempre più numerosi (giovani, anziani, uomini, donne). La biblioteca con lui era un tempio. Apprezzavo questo dinamismo per stimolare fra i crispianesi la passione per la lettura. L’ultima volta lo intercettai alla commemorazione di Elio Greco, padre di Nuove Proposte culturali, a Palazzo Ducale a Martina Franca. Una testimonianza breve e corposa.
Il libro di Giampaolo
A Crispiano era stimato da tutti. E quando la biblioteca ebbe dei sussulti fino alla chiusura, Michele non si perse d’animo. Aprì l’Università del tempo libero e del sapere, diretta dal Silvia Laddomada, la moglie. Lì, ancora oggi, anche se Michele non c’è’ più, si tengono conferenze su Dante, Petrarca, i maestri della pittura, da Raffaello a Masaccio, dal Caravaggio a Picasso. E il salone è sempre affollato. A tenere il microfono, oltre alla stessa Laddomada, già professoressa d’italiano, lo scultore Vito Santoro, studioso dell’arte e eminente scultore e altri. Ogni tanto ad appassionare il pubblico è un altro Vito Santoro, che, accompagnandosi con la fisarmonica, rispolvera tradizioni e accenna alla sua idea di ripristinare la serenata.
Lo spirito di Michele alita tra i presenti, che lo ricordano con amore e nostalgia. A gestire l’apparato tecnico è un altro Annese, figlio di Michele, Gabriele, consigliere comunale con delega allo sport. E c’è un altro Annese, che interviene da Modena, Gianpaolo, valente giornalista del “Resto del Carlino”, di cui propongo un libro, intervista al padre nei penultimi giorni di vita: “E adesso dimmi chi è il chiodo”, dove si avverte la bravura dell’intervistatore e il coraggio dell’intervistato.
Per Michele il lavoro era sacro e lo venerò per tutta la vita. Pubblicista, già corrispondente della “Gazzetta del Mezzogiorno”, scrisse fra gli altri un poderoso libro sul percorso della biblioteca, edito da Schena. Un libro interessante, fatto anche di ritagli di giornali, fotografie, commenti, documenti, testimonianze… Quando fu presentato questo suo libro da Martina Franca arrivò anche l’ex sindaco e presidente del Festival della Valle d’itria Franco Punzi, deceduto un paio di anni or sono.
Michele riuscì a portare a Crispiano Luciano Violante, ex presidente della Camera e tante altre personalità. Era sempre in movimento. Quando fece il gemellaggio della Comunità Montana con la Grecia montò una grande festa alla masseria Le Monache, in un grande salone che era stato la stalla della struttura rurale, mentre la presentazione del libro di Giuseppe Giacovazzo, “Puglia il tuo cuore”, venne presentato in un altro luogo della civiltà contadina, la masseria Monti Del Duca, dove al termine scoprii Giacovazzo che gustava un fico allettante, fra gente che si succedeva per parlare con lui del libro.
Il volume di Michele Annese

Quante masserie ho conosciuto, grazie a lui! E ho seguito quasi tutte le manifestazioni svoltesi a Crispiano: processioni, concerti in piazza, conferenze sulla via principale … In quell’arteria un docente dell’università di Amsterdam parlò a un pubblico foltissimo, venuto anche dai paesi vicini, sugli scavi alla masseria Amastuola, di Peppino Montanaro, con Michele come al solito in ultima fila. Non amava essere alla ribalta: stava dietro le quinte, quando non gli toccava prendere la parola. Era ironico, poche parole, affabile, saggio. Andava spesso a Pavullo nel Frignano, dove un figlio giocava a calcio e ora fa l’allenatore nelle giovanili del Sassuolo; a Modena, dove l’altro figlio, Gianpaolo, galoppa per il quotidiano bolognese; a Milano, dove la figlia Marzia è stimata architetto. Sapeva valorizzare i collaboratori; il suo equipaggio in biblioteca era dinamico e competente e lui non perdeva occasione per elogiarlo. Aveva molti amici, non solo a Crispiano. Se non si fosse aperta la porta del tempio della cultura, lui avrebbe preso il treno per il Nord, avendo tanta voglia di fare e cercava il territorio che si prestasse allo scopo. Un giorno mi portò in giro per Crispiano, mostrandomi le grotte basiliane e informandomi sulla loro storia con dovizia di particolari, per esempio la farmacia che – si dice - avrebbe fatto parte del complesso; mi accennò ai nomi che campeggiavano sulle targhe stradali, dicendomi il motivo di quell’onore; mi accennò alle vicende di Crispiano, mi indicò la villa dove per quattro anni vissero Alda Merini e Michele Pierri…
Annese e Liuzzi con le lumache

E mi parlò del signor Liuzzi - non l’ex sindaco - che laureato in scienze politiche si era visto chiudere l’azienda in cui lavorava e senza perdersi d’animo prese in affitto un terreno e lo utilizzò per l’allevamento delle lumache. Poi gli allevamenti divennero 18; alla fine arrivò la siccità e lui dovette fare altro. Uomo d’ingegno, aveva organizzato una sagra di “monacelle” sul sagrato della chiesa della Madonna della Neve. Non so se gli abbiano dato una medaglia “honoris causa” o il titolo di cavaliere. Organizzò anche un convegno sull’allevamento di questi gasteropodi, invitando come relatori alcuni specialisti leccesi. Alla fine una coppa di lumache a testa per i convenuti (che gioia per il palato!). Ad incoraggiare le iniziative c’era Michele Annese, che aveva fatto della biblioteca una sorta di cabina di regia.
Quando se n’è andato – mi ha riferito Donato Basso, suo genero – la sua villa è stata tappa di una lunga processione, partecipata non solo dai concittadini e dalle autorità locali. Se n’era andato un uomo di spicco, un capocantiere geniale, un amico.