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mercoledì 30 settembre 2026

Antonio De Florio e le sue foto

E’ UN PELLEGRINO DI PUGLIA CHE CAPTA LA SUA BELLEZZA

  


Antonio De Florio
Va sempre con l’obiettivo in tasca a Taranto e nei suoi dintorni. Si ferma davanti al Mar Piccolo, alle barche, alla Dogana, al Castello… e scatta. Va a Martina, a Manduria, a Sava e fotografa. Cerca l’alba e i tramonti: è un poeta dell’immagine.

 

 

 
 
 
 
 
FRANCO PRESICCI 
 
 

Antonio De Florio, comandante del gruppo “Foto Taranto com’era”, ha soprattutto il merito di far conoscere non soltanto la sua città, ma anche la sua provincia, con immagini bellissime. Per esempio, vado da quasi ottant’anni a Martina Franca, ma i trulli che posta lui non li ho mai visti.
La Dogana
Da ragazzo andai a Manduria, a Fragagnano, a Sava, a Talsano, a casa della mamma del pittore Giuseppe Pignataro, ma mai a Maruggio, che era troppo distante. A Grottaglie sì, e vidi la moltitudine di capasoni sul terrazzo della bottega che li realizzava. Una foto storica. Ma De Florio riprende la scena da un’altra angolatura e mi piace di più. Da grande andai qualche volta in giro per i “satelliti” di Taranto, qui per acquistare da un editore libri sui briganti, lì per visitare ex compagni di scuola.
Allora mi piaceva girovagare, fare il pellegrino, per curiosità, per svago. Oggi rivedo quei paesi nella mia mente e invidio gli abitanti per il silenzio e la calma in cui vivono, se gli ambienti sono ancora così. So che vi si moltiplicano le iniziative culturali, gastronomiche, turistiche, come a Marzano di San Giuseppe, dove fanno falò monumentali di ulivi provenienti dalle potature in onore del santo protettore. Fragagnano non è da meno, motrice la biblioteca e la signora che la gestisce. Ma le caratteristiche, le bellezze le ammiro nelle foto di De Florio, che ormai costituiscono un patrimonio da collezionare.
Molte di quelle foto poi finiscono con musiche coinvolgenti nei video che lo stesso De Florio confeziona, con arte e competenza. E’ per me un regista mancato. In quei video celebra la cozza tarantina, i poeti, i musicisti che hanno dato lustro alla Bimare e così continua a tenere vivo il ricordo di quei personaggi. Le sue foto su Martina Franca mi esaltano: piazza Roma, il ringo, le case incappucciate: i trulli, circondati da viti nane, per dirla con Raffaele Carrieri; il foro Boario, dove si svolgeva il mercato degli animali e poi il mercato – ogni mercoledì - più grande, più rifornito, più policromo, più affollato.
De Florio in piazza Fontana

Dove la gente conversa, si scambia saluti cordiali, guarda, prova, sceglie, acquista. Vi si va anche per osservare, per incontrare un amico, per passare il tempo. Il mercato di Martina è famoso quasi in tutta la Puglia. I trulli, come coni di gelato a rovescio, con segni misteriosi, con palle di pietra poggiate sulle cuspidi, sono meta preferita da De Florio. Va spesso a Martina Franca, attrezzato di strumenti fotografici, si ferma in un tratturo, muri che parlano con le loro pietre antropomorfe, testimoni del tempo che passa, come gli ulivi saraceni, dallo zoccolo possente, dai tronchi qua e là dalle forme più svariate. De Florio punta l’obiettivo, cattura ciò che lo colpisce, anche i tramonti più suggestivi, l’asino che a Martina è un re, le masserie, magari riprese dall’alto, le bocche dei pozzi all’aperto, le chiese rurali, come quella dedicata alla Madonna della Consolata, sulla vecchia via per Noci… Quando è il momento lo vedi di fronte ai contadini impegnati nella vendemmia.
Questo tarantino sempre in movimento, attento a non lasciarsi sfuggire una preziosità paesaggistica, un lembo di terra della Valle d’Itria, dove si susseguono le viti o si stende la terra rossa amata dal grande pittore barese Filippo Alto, casa a Milano e casa per la villeggiatura a Figazzano, dove dipingeva sullo spazio che era stato l’aia e aveva una vedovella, una fontana che forniva acqua anche ai forestieri assetati.
Cardellicchio e De Florio

Sembra che una voce interna spinga De Florio a correre in ogni dove, a “le caggiùne” (ricordo un’ispirazione divertente di Diego Fedele) a San Giorgio, passando per Cesarino, la rinomata pescheria che ha sempre montagne di cozze del Mar Piccolo, ma anche “cacasànghe”, “spuènze”, vongole, granchi, dentici, gamberi, insomma tutti gli abitanti del nostro mare. Anche quelli a volte finiscono sotto l’occhio magico di De Florio, che ha una voglia matta di cogliere gli angoli più belli e significativi, che va ricercando come Francesco Petrarca la sua Laura. Valuta tutto ciò che attira la sua attenzione, se è interessante fa “clic” su lampare, pescherecci, vicoli e strìttele, “a chiàzze d’u relògge” (Diego Marturano), piazze, mare infuriate o docile, edifici storici, targhe fissate in onore di cittadini illustri, palazzi dalle facciate scortecciate, finestre tappate perché da restaurare. Insomma tutta Taranto e la sua provincia è nel suo archivio. Nel suo baule custodisce tante foto da poter riempire qualche centinaio di libri; ma anche giornali, riviste, ritagli dell’800 e prima. Si vuol sapere qualche notizia su Anna Fougez? Ti racconta la sua storia di cantante e attrice famosa nel mondo, nata a Taranto vecchia diventata una diva, tanto che all’età di 15 anni si esibì con Ettore Petrolini. E subito ti tira fuori scampoli di quotidiani e riviste, a cominciare da “La Voce del Popolo” dei fratelli Rizzo. E poi le foto o le cartoline d’epoca.
Barche sul Mar Piccolo
E’ uno studioso della sua città, pignolo, scrupoloso. Si vogliono sapere particolari della vita di Marc Poll (“A vuè mò?”), comprese le inesattezze che finora sono state dette? Eccolo pronto, senza l’aria di chi vuole salire sul podio, senza enfasi, senza vanagloria. E’ una persona seria, amante del dialogo costruttivo. Proprio adesso un mio ospite mi mostra Facebook con via D’Aquino, angolo via Acclavio. attraversata da un tram. Anni 30. A chi venne l’idea di smantellare i binari? Era proprio necessario? A chi davano fastidio, che danno apportavano alla città? Io avverto ancora l’eco dello sferragliare di questo mezzo di locomozione che andava dalla stazione ferroviaria a Solito, con binario di scambio in via Di Palma all’altezza del Cinema Odeon. Ne ha di cartoline d’epoca con i tram che corrono nella città vecchia lungo la ringhiera, sul ponte girevole, di fronte all’arsenale, da via Leonida a via Cesare Battisti, in fondo alla quale una volta c’era l’Arena Italia, che fronteggiava lo stadio Corvisea.
Cardellicchio, Giudetti, Presicci e De Florio

Il grande merito di Antonio De Florio – e non è poca cosa – non soltanto mostrare Taranto com’è, splendente, un amore, ma com’era, quando c’erano anche le carrozze, che parcheggiavano in piazza Maria Immacolata, dove tanti anni fa c’era la Standa. Ho un ricordo triste di quando frequentavo il collegio Manzoni in corso Umberto (avevo 11 anni?). Un giorno in quella piazza intitolata allora a Giordano Bruno trovarono dei pali; e si sparse la voce che qualcuno aveva l’intenzione d’impiccare quelli che avevano indossano la divisa nera. L’esecuzione grazie a Dio non avvenne, ma furono ore di paura. Ferdinando Bernardi, arcivescovo di Taranto fino al ‘61, per stabilire la pace, cambiò nome alla piazza intitolandola alla Madonna. Ho un ricordo chiaro, ma tutte le persone, anche uno scrittore di storie tarantine ha saputo darmi elementi su quelle pagine della nostra storia. Ma non ho chiesto ad Antonio, che in quell’occasione non conoscevo.
Giudetti fra i suoi quadri

Tornando a “Foto Taranto com’era”, oggi vedo una foto bellissima: barche a Mar Piccolo. Giorni fa ce n’era una colma di trecce di cozze. Le cozze dominano i video. C’è chi le apre e si cala il frutto in bocca, per dimostrare la bontà della nostra perla; un gingillo, “una cioccolatino” come dice qualcuno, regina delle nostre tavole.
Mi emoziono quando vedo una foto di Antonio con le barche colme di cozze, nel luogo in cui si allevano. E’ un momento di gioia quando le vedo emergere dall’acqua con l’abilità “de le cuzzarùle”, che le accarezzano, le decantano, le celebrano. Le cozze, si dice, sono l’oro della nostra città. Lo sanno tutti, non solo in Puglia e oltre. Anche a Milano chiedono le cozze di Taranto, Poteva Antonio De Florio non subirne il fascino fotografico”?

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