UN BIGLIETTO DA VISITA STRAPPATO ALLA CITTA’

Tram vicino all'arsenale
Correvano sferragliando dalla stazione
all’arsenale e da qui a Solito. “Avanti c’è posto”, urlava il bigliettaio ai viaggiatori, con la mano incollata alla maniglia e a quelli bloccati sulla piattaforma.

ANTONIO DE FLORIO E FRANCO PRESICCI
Le foto sono della collezione privata di Antonio De Florio
Tantissimi anni fa a Taranto circolavano i tram. Andavano dall’arsenale alla stazione ferroviaria (era la linea 1); e dall’Arsenale Solito (linea 2).
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| Il tram in fondo |
Vederli sferragliare era uno spettacolo. Soprattutto in via di Palma di fronte al cinema Odeon - da tempo chiuso - dove c’era il binario di scambio: il tram che arrivava prima rimaneva fermo fino all’arrivo dell’altro. I ragazzini, e non solo loro, viaggiavano gratis, stando sul predellino; e quando compariva il controllore lasciavano la postazione in corsa. Era una specie di divertimento. Ma anche una necessità per chi non aveva i soldi per il biglietto.
Spesso ci si domanda a chi sia venuto in mente l’idea di abolirli, togliendo a Taranto un po’ del suo fascino. ll tram attraversava anche via D’Aquino, la via dello struscio, dove oggi è quasi impedito il passaggio di una bicicletta. Transitava sul ponte girevole, suscitando l’attenzione e l’ammirazione. No, non dovevano toglierlo di mezzo. Negli anni Sessanta a Milano qualcuno insorse contro il trasporto sulle ruote, preferendo i pullman, ma quasi subito fu gettata acqua sul fuoco e oggi viaggiano gli uni e gli altri.
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| la stazione ferroviaria |
E’ bello vedere il tram che parte e arriva, incrociarsi con un altro, ingoiare i passaggeri. I tram di Milano fanno parte di una storia che continua e si rinnova; quelli di Taranto purtroppo quella storia l’hanno conclusa nel 1950. Li si può vedere su Facebook, precisamente su “Foto Taranto com’era”, che vanta 25 mila aderenti, meditando su questi gioielli strappati al tessuto urbano. Correvano in via Leonida, in piazza Ramellini, in via Cesare Battisti. Alle fermate li aspettava tanta gente. C’era il bigliettaio, che come Aldo Fabrizi in un famoso film, urlava: “Signori, avanti c’è posto”, ripetendo il comando, mentre avanti c’era già... un tappo. Quella voce è ancora presente nei ricordi di chi per andare a lavorare, fare un salto in centro, fare compere in un negozio elegante… prendeva i tranvai.
Penoso fu il suo smantellamento rapidissimo. Una parte delle rotaie furono rimosse, altre sono ancora seppellite sotto l’asfalto.
I tram, secondo il contratto si risoluzione, rimasero di proprietà inglese, al contrario di tutto il resto, e furono depositati presso il porto mercantile; e lì per molti anni rimasero in attesa di un’eventuale rivendicazione d’oltre Manica. Non ci furono proposte di acquisto e nessuno si ricordò di loro, forse perché memori di un periodo poco felice della nostra storia. Poi furono acquistati dalla ditta del signor Zigari; in seguito rottamati e demoliti sul posto, fine non gloriosa e per niente meritata.
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| Tram in piazza Castello |
Mandare in pensione i tram è stato come sottrarre un pezzo a un monumento; l’orologio a piazza Fontana; il ponte di pietra dalla città vecchia; le barche dal Mar Piccolo... Ritorna la domanda: Chi decise e perché di mutilare la città? Quale fu il motivo, se ce n’era uno, di privare la bimare di una parte della sua scenografia, eliminando binari e segnali? Certo la decisione non fu motivata dalla necessità di alleggerire i bilanci, perché conduttori e bigliettai li avranno sistemati altrove.
Tanti tarantini s’incuriosivano quando il conducente suonava la campanella per spostare un ostacolo. “Toh, sta arrivando il tram!”. “Prendi il tram e scendi in via... e prosegui a piedi fino a…”. “Il tram ha una fermata in piazza...”: voci che non si sentono più. I tram erano un orgoglio, un simbolo, un biglietto da visita. Quando li fecero sparire qualcuno non era ancora nato e forse chiede notizie.
Le cartoline postali che portano la loro immagine le hanno divorate i collezionisti. Gelosi come sono, solo qualcuno di loro le posta su Facebook, magari per vantarsi del possesso. Questo ci è rimasto: il tram immortalato sulla carta. E anche in quella dimensione suscita emozione. E’ una storia che i nonni non hanno mai raccontato ai nipotini. Forse non hanno fatto in tempo. Del resto non potevano snocciolare date, nomi, situazioni, discussioni infiammate in consiglio comunale, iniziate nel 1913.
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| Tram, cavalli e bici sul ponte |
Le delibere per la concessione alla costruzione della ferrovia vennero firmate l’8 gennaio del ‘14 e il 16 ottobre del ‘18, sindaco Francesco Troilo. L’11 giugno dello stesso anno fu costituita la Società Tramwai and electric supply company limited, capitale sociale 100000 sterline, coperti nella quasi totalità in Inghilterra e parte in Italia. Il 16 ottobre del ‘18 l’ingegner Guido Valletti ricevette l’incarico di consigliere-procuratore della società. La pratica s’infossò per la guerra, poi alla sua fine. venne riattivata con la costituzione della nuova concessionaria, con delibera del marzo del ‘19. In seconda lettura il 28 marzo dello stesso anno non venne approvata per lo scioglimento del Comune. Il 6 marzo del ‘20 furono accolte le modifiche e le varianti, e quindi firmato il contratto definitivo per le tranvie elettriche urbane. Data della concessione fissata in 60 anni a partire dalla firma del contratto, che prevedeva la conclusione dei lavori in 14 mesi e il 16 febbraio del ‘22 ebbe inizio l’esercizio della linea 1, Stazione-ferroviaria-Arsenale e il 14 novembre la linea 2 Arsenale-Solito. Costo totale dell’opera lire 6.174.511. Nel ‘39 il costo del biglietto era di 70 centesimi, per gli operai la metà. Come si vede, un percorso faticoso e complicato. Anche per colpa del conflitto.
Ci piacerebbe conoscere il momento in cui il conducente mosse la prima volta la manovella per muovere il tram: il primo della storia. Immaginiamo la solennità della cerimonia inaugurale, le autorità presenti, la folla, la banda, il primo viaggio, gli applausi, la gioia nel vedere la prima volta quella carrozza lanciata sui binari girare intorno all’aiuola di piazza Giordano Bruno.
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| Tram sul ponte girevole |
Una storia dimenticata, lontanissima. I ricordi ingialliscono, molte volte fanno fatica a ripresentarsi e quando ci riescono sono sfocati. Le cartoline d’epoca sono gran cosa, mostrano i percorsi, gli arredi della città, le case, gli affacci sul mare. Era bello vedere passare il tram. Soprattutto la sera, quando il fanale acceso bucava il buio. Qualcuno si fermava incuriosito anche se il tram era fermo sul binario di scambio. Impreziosiva il borgo antico e quello nuovo. Dai finestrini si vedevano passare i negozi, i palazzi storici, le facciate dei cinema, i giardini… Non crediamo che qualcuno possa dire che mandare in pensione i tram sia stata una buona idea. La malinconia, l’amarezza colsero la gente nel vederli abbandonati presso la dogana del porto mercantile, dove per molti anni rimasero in attesa di un’eventuale rivendicazione. La loro scomparsa mutò il volto della città.
Addio tram, con loro sono volati via usi e costumi, addirittura modi di pensare e di agire. Le cartoline d’epoca sono una grande cosa, mostrano a chi osserva le sagome dei tram, i percorsi, la gente alle fermate, ma sono pur sempre pezzi di carta. Era bello vedere passare il tram. Soprattutto la sera, quando con il fanale acceso bucava il buio. Qualcuno si fermava ad osservarlo quando era fermo sul binario di scambio o quando sbucava dalla ringhiera diretto al ponte di ferro o quando sostava in via Di Palma angolo via Leonida, tra una folla di marinai. Non crediamo che qualcuno possa dire che mandare in pensione i tram sia stata una buona idea.
A Milano non ci riuscirono. Le voci che si levarono per toglierli di mezzo vennero respinte, spegnendo le polemiche. E oggi li vedi in tutta la città, al centro e in periferia, e di diversa linea architettonica.
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| Tram e carrozze |
Mentre si viaggia a nessuno viene in mente la voce di Aldo Fabrizi, che era un esperto anche in cucina, nella vita reale. Il bigliettaio non c’è più, si deve solo vidimare il biglietto acquistato all’edicola, dal tabaccaio o in qualche bar.
C’è gente che sale sul tram per farsi un giro da un capolinea all’altro, senza una meta. Solo per il piacere di viaggiare su quelle quattro ruote. “Che gioia vedere il tram andare da piazza della Repubblica alla stazione Centrale; da piazza Missori a via Torino… I tram s’incontrano in piazza Cordusio, formicolante di milanesi e non diretti al Castello. E’ vero, qualche volta sono in ritardo per colpa del traffico intasato e qualche viaggiatore s’infastidisce e protesta per l’attesa. Ma quando il mezzo arriva, l’ansia si scioglie. Vorremmo chiedere ai tarantini più giovani se qualche volta abbiano pensato ai tram; alle loro corse; ai concittadini che salivano o scendevano dal predellino. Forse no. I vecchi qualche volta vorrebbero – anche se non tutti - che fossero restituiti alla città. I sogni qualche volta si avverano.






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