L’ARTISTA E IL CANTASTORIE GIGI PEDROLI UN VERO GRANDE

Copertina del libro
L’uomo più famoso del Ticinello e non solo, che conosceva la storia, le persone, i cortili, i vicoli; il vero maestro dell’arte dell’acquaforte, l’artefice di opere note in tutto il mondo.

FRANCO PRESICCI
Nel dicembre del 2024 sul Naviglio Grande si è spenta la voce del mito. Eppure Gigi Pedroli, il mito appunto, aleggia ancora dentro e fuori il suo Centro dell’Incisione, che si affaccia sul canale, celebrato oltre che da lui da poeti, scrittori, giornalisti, come Alfonso Gatto, Calo Castellaneta e Gaetano Afeltra.
Il cortile dell’ampio negozio di abbigliamento militare di Graziana e Paolo Martin non potrà più essere animato, nelle feste, da quel menestrello che pizzicando le corde della sua chitarra rispolverava i personaggi più caratteristici che popolavano le sue canzoni; personaggi vissuti davvero in quel pezzo di Milano romantico e avvincenti. A sentirlo il pubblico di eccitava e gli chiedeva a gran voce i brevi racconti ironici che sapeva a memoria.
Le leggende non muoiono mai: s’inseriscono nelle pieghe della storia e si tramandano. Così fra 50 anni ci sarà ancora chi parlerà di quelle mani che sagomavano l’argilla e davano vita ad acqueforti con ambienti e figure trasfigurate, da favola, qua e là ironiche, divertenti, come in un’esperienza onirica piacevole. Chitarra e torchio. Con la prima cantava anche su palcoscenici importanti i soggetti curiosi che aveva conosciuto; con il secondo realizzava quelle immagini strabilianti che vagano in un mondo surreale.
Gigi Pedroli era un grande, come uomo e come artista. E pur essendo grande, era alla mano. Alto quanto un vichingo, un cappello a falde larghe e di colore scuro in testa, era legato al Naviglio Grande come l’edera al tronco di un albero secolare. Gli piaceva tutto, di quel corso d’acqua che ha addosso un tempo infinito e continua a scorrere con un silenzio da luogo sacro. Gigi, milanese doc. e uomo straordinario, che coglieva le storie e i comportamenti della gente umile, dal barbone al balordo, e, ripeto, le cantava sui palcoscenici, nei cortili amati, nel suo stesso Centro dell’Incisione, che respira l’atmosfera del Ticinello e la frescura del glicine e della vite americana che s’accoppiano fin dal corridoio che porta al suo laboratorio. E quando si esibiva, sempre tranquillo, con l’aria del prete che sta per eseguire un sermone, zac!, piazzava le sue arguzie e gliene veniva subito chiesta un’altra e un’altra ancora e un suo brano famosissimo, tratto dal suo ultimo c.d.
Chi non conosceva, a Milano, Gigi, il principe del Naviglio. Il suo Centro dell’Incisione era ed è la custodia di mille ricordi di cose, persone, avvenimenti, manifestazioni, mostre personali e collettive, serate memorabili... e il rumore del torchio, quasi un suono, una cantilena, un sottofondo. Gigi ha diffuso e insegnato l’arte dell’Incisione a centinaia di giovani appassionati, allevando il figlio Alessandro per la sua continuazione.
Gigi con la sua opera ha contribuito a far grande Milano, tanto che il Comune assegnò a lui e a Gabriella l’Ambrogino d’oro. Gigi primeggiò anche al Derby Club di Enrico Intra, aperto negli anni ‘60, ospitando nomi come Claudio Bisio, Massimo Boldi, Umberto Bindi, Daisy Lumini, i Gufi, Charles Trenet, Walter Valdi (di giorno avvocato)... e a volte tra gli spettatori Paolo Stoppa e Rina Morelli. Gigi era poliedrico: cantante, attore, umorista e mago dell’incisione.
Dal Centro di Gigi sono passati nomi illustri: Riccardo Bacchelli, per esempio, il poeta Franco Loi.... Una finestra sul Ticinello, che ha più di 50 anni di vita e di gloria, fabbrica di bellezza, guscio e rifugio, dominio del dialetto meneghino, quel dialetto che era musica sulle labbra di Gigi.
Lo incontrai la prima volta alla Fornace Curti. Ci presentò Sarik (Riccardo Saladin, genovese) che da vicolo dei Lavandai vi si era insediato prima di lui, La Fornace in piedi dal 1400 inforna i cotti per edifici storici e per il loro restauro (fregi, rosoni, mascheroni, solennemente “vigilati” da due enormi busti, di Leonardo da Vinci e di Benedetto Croce collocati su un’altana di fronte all’entrata).
Ci andavo spesso e una volta sorpresi Gigi nel suo studio raccolto mentre dipingeva una figura su un piatto destinato al forno. Lo rivedo, Gigi, che amo con tutto il mio cuore.
Lo rivedo in un libro bellissimo, ricco di immagini a colori, di testi scritti anche con passione. Tante volte ho scritto di Gigi, della sua cortesia, della sua disponibilità, della sua sensibilità di artista di grandissimo livello, affabile con tutti, con gli artigiani (ormai pochissimi) che lavorano o lavoravano in un cortile della stessa alzaia, i galleristi, i pittori, i meridionali che negli anni ‘50 potevano permettersi di abitare in questa zona da sogno. Nella sala esposizioni del Centro, anche lei gentile e ospitale, c’era e c’è Gabriella, che per Gigi rappresentava il focolare, la gioia, l’amore esploso come un lampo su un tram: un germoglio perenne. Mi soffermo sul volume - “Il Centro dell’incisione, una storia d’arte iniziata 50 anni fa”, e pagina dopo pagina avverto il bisogno di narrarlo ancora, questo creatore d’arte infaticabile, felice d’insegnare ad allievi volenterosi un’arte antichissima, paziente, instancabile.
Quante volte ho assistito agli spettacoli di Gigi con Fabio Lossani nel cortile del negozio di Paolo e Graziana, la dama del Naviglio, amante della danza e del lavoro, un esempio di saggezza e lealtà. Il cortile si riempiva molto prima dell’avvio e della comparsa del mito: una parte del pubblico arrivava in gondola (che da qualche tempo incuriosisce i frequentatori del Naviglio Grande, mentre il signor Fagotto la pilota come fosse in Laguna). In quei pomeriggi esaltanti Gigi cantava le sue canzoni, come un cantastorie alla sagra di Montingelli d’Ongina o al Festival d’Inverigo, dove lui aveva signoreggiato.
Sfogliando e leggendo, m’imbatto in uno splendido articolo di Giangiacomo Schiavi, già capocronista del “Corriere della sera”, e già il titolo mi affascina: “Una favola da raccontare sul Naviglio Grande”. A lui piacciono, come a me, le favole e gli piace pensare che non finiscano mai. E mai finirà quella di Gigi Pedroli, l’icona del Naviglio, il re incoronato dalla gente comune che popolava via Magolfa, vicolo dei Lavandai…, per la simpatia e la dolcezza dei suoi modi.
Tutti i giornali hanno parlato di Gigi, di Gabriella e del loro Centro dell’Incisione, fucina di bellezza; delle mostre, come quella del 7 maggio ‘75, finita sul “Corriere d’Informazioni”, che definisce una Milano assolutamente inedita, quella di Gigi Pedroli, “che si è al principio cimentato con disegni a china e ad olio ed ora espone una serie di bellissime acqueforti al Centro dell’Incisione”, che qualcuno ha definito un luogo magico. Fatato. sì. Quando superi la soglia ti s’impone una veduta da regno delle meraviglie.
Un pomeriggio di qualche giorno prima di Natale fui avvolto dal suono delle cornamuse di due zampognari stagliati proprio all’ingresso della sala esposizioni del Centro. All’interno, opere appese alle pareti o raccolte in album su un bancone e Gabriella impegnata con gli acquirenti.
Le foto richiedono una pausa di osservazione: la facciata del Centro, sorto nel 1975; Gigi e Alessandro che stampano le opere; il generale a dondolo; l’albero della vita; gli allievi a scuola; il torchio; la vetrina dello studio; il glicine che si arrampica dappertutto, coprendo i muri; una pagina del “Corsera” sui 40 anni del Centro; l’attestato dell’Ambrogino a Gigi e a Gabriella… Colore e bianco e nero, penombre e luci si susseguono: le testimonianze di una vita nell’arte, per l’amore dell’arte.
Quanta emozione suscitano queste pagine e quanti ricordi fanno emergere attraverso immagini della scuola, delle mostre, dei visitatori, di Gigi al lavoro: un’oasi edificante e ristoratrice racchiusa in una perla del Seicento brillante là, sul Naviglio Grande, in un alone di poesia.
Il libro dunque festeggia i 50 anni del Centro dell’Incisione, che continua l’attività grazie all’intelligenza e all’esperienza di Alessandro e di Gabriella, che nel nome di Gigi sono impegnati a diffondere ancora di più la fama conquistata con impegno e sacrificio, con amore e passione per un’arte, quella dell’acquaforte, che trova interesse e slancio anche fra i giovani.
Ho memoria delle mostre dei grandi nomi fra i quali Floriano Bodini; gli artisti arrivati da Mantova per l’orgoglio di esporre al Centro; centinaia di esposizioni, anche di ceramiche, acqueforti dipinte dallo stesso Pedroli… un’attività intensa, fertile, ammirevole. “Il Giorno” pubblicò un articolo intitolato “Gigi Pedroli, il cantastorie dei Navigli”.
Nel 2022 la Famiglia Meneghina con la sua Associazione Culturale e Biblioteca in via San Paolo conferì a Pedroli il premio: “La mia vita per Milano”. Il riconoscimento gli venne consegnato nel corso di una cena nella prestigiosa cornice del Salone d’Oro della Società del Giardino, a Palazzo Spinola, uno dei salotti storici più eleganti della città, che a suo tempo ospitò galantuomini e regnanti anche in eventi musicali di vasto respiro e oggi non gradisce chi non indossa giacca e cravatta.
Gigi Pedroli è scomparso da oltre un anno, ma io credo che stia ancora sull’alzaia del Ticinello con i gomiti appoggiati sulla sponda e le mani racchiuse sotto il mento a guardare le barche che si lasciano dietro linee di schiuma. Il suo spirito aleggia fra le mura del civico 66 dell’alzaia, ma anche sulle acque del canale, che scorre placido e taciturno. Ovunque ci sia aria di Naviglio c’è lui. Nessuno dimenticherà Gigi Pedroli.
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| Gigi Pedroli |
Il cortile dell’ampio negozio di abbigliamento militare di Graziana e Paolo Martin non potrà più essere animato, nelle feste, da quel menestrello che pizzicando le corde della sua chitarra rispolverava i personaggi più caratteristici che popolavano le sue canzoni; personaggi vissuti davvero in quel pezzo di Milano romantico e avvincenti. A sentirlo il pubblico di eccitava e gli chiedeva a gran voce i brevi racconti ironici che sapeva a memoria.
Le leggende non muoiono mai: s’inseriscono nelle pieghe della storia e si tramandano. Così fra 50 anni ci sarà ancora chi parlerà di quelle mani che sagomavano l’argilla e davano vita ad acqueforti con ambienti e figure trasfigurate, da favola, qua e là ironiche, divertenti, come in un’esperienza onirica piacevole. Chitarra e torchio. Con la prima cantava anche su palcoscenici importanti i soggetti curiosi che aveva conosciuto; con il secondo realizzava quelle immagini strabilianti che vagano in un mondo surreale.
Gigi Pedroli era un grande, come uomo e come artista. E pur essendo grande, era alla mano. Alto quanto un vichingo, un cappello a falde larghe e di colore scuro in testa, era legato al Naviglio Grande come l’edera al tronco di un albero secolare. Gli piaceva tutto, di quel corso d’acqua che ha addosso un tempo infinito e continua a scorrere con un silenzio da luogo sacro. Gigi, milanese doc. e uomo straordinario, che coglieva le storie e i comportamenti della gente umile, dal barbone al balordo, e, ripeto, le cantava sui palcoscenici, nei cortili amati, nel suo stesso Centro dell’Incisione, che respira l’atmosfera del Ticinello e la frescura del glicine e della vite americana che s’accoppiano fin dal corridoio che porta al suo laboratorio. E quando si esibiva, sempre tranquillo, con l’aria del prete che sta per eseguire un sermone, zac!, piazzava le sue arguzie e gliene veniva subito chiesta un’altra e un’altra ancora e un suo brano famosissimo, tratto dal suo ultimo c.d.
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| Il corridoio coperto di glicine e vite americana |
Chi non conosceva, a Milano, Gigi, il principe del Naviglio. Il suo Centro dell’Incisione era ed è la custodia di mille ricordi di cose, persone, avvenimenti, manifestazioni, mostre personali e collettive, serate memorabili... e il rumore del torchio, quasi un suono, una cantilena, un sottofondo. Gigi ha diffuso e insegnato l’arte dell’Incisione a centinaia di giovani appassionati, allevando il figlio Alessandro per la sua continuazione.
Gigi con la sua opera ha contribuito a far grande Milano, tanto che il Comune assegnò a lui e a Gabriella l’Ambrogino d’oro. Gigi primeggiò anche al Derby Club di Enrico Intra, aperto negli anni ‘60, ospitando nomi come Claudio Bisio, Massimo Boldi, Umberto Bindi, Daisy Lumini, i Gufi, Charles Trenet, Walter Valdi (di giorno avvocato)... e a volte tra gli spettatori Paolo Stoppa e Rina Morelli. Gigi era poliedrico: cantante, attore, umorista e mago dell’incisione.
Dal Centro di Gigi sono passati nomi illustri: Riccardo Bacchelli, per esempio, il poeta Franco Loi.... Una finestra sul Ticinello, che ha più di 50 anni di vita e di gloria, fabbrica di bellezza, guscio e rifugio, dominio del dialetto meneghino, quel dialetto che era musica sulle labbra di Gigi.
Lo incontrai la prima volta alla Fornace Curti. Ci presentò Sarik (Riccardo Saladin, genovese) che da vicolo dei Lavandai vi si era insediato prima di lui, La Fornace in piedi dal 1400 inforna i cotti per edifici storici e per il loro restauro (fregi, rosoni, mascheroni, solennemente “vigilati” da due enormi busti, di Leonardo da Vinci e di Benedetto Croce collocati su un’altana di fronte all’entrata).
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| Pedroli alla Fornace Curti |
Lo rivedo in un libro bellissimo, ricco di immagini a colori, di testi scritti anche con passione. Tante volte ho scritto di Gigi, della sua cortesia, della sua disponibilità, della sua sensibilità di artista di grandissimo livello, affabile con tutti, con gli artigiani (ormai pochissimi) che lavorano o lavoravano in un cortile della stessa alzaia, i galleristi, i pittori, i meridionali che negli anni ‘50 potevano permettersi di abitare in questa zona da sogno. Nella sala esposizioni del Centro, anche lei gentile e ospitale, c’era e c’è Gabriella, che per Gigi rappresentava il focolare, la gioia, l’amore esploso come un lampo su un tram: un germoglio perenne. Mi soffermo sul volume - “Il Centro dell’incisione, una storia d’arte iniziata 50 anni fa”, e pagina dopo pagina avverto il bisogno di narrarlo ancora, questo creatore d’arte infaticabile, felice d’insegnare ad allievi volenterosi un’arte antichissima, paziente, instancabile.
Quante volte ho assistito agli spettacoli di Gigi con Fabio Lossani nel cortile del negozio di Paolo e Graziana, la dama del Naviglio, amante della danza e del lavoro, un esempio di saggezza e lealtà. Il cortile si riempiva molto prima dell’avvio e della comparsa del mito: una parte del pubblico arrivava in gondola (che da qualche tempo incuriosisce i frequentatori del Naviglio Grande, mentre il signor Fagotto la pilota come fosse in Laguna). In quei pomeriggi esaltanti Gigi cantava le sue canzoni, come un cantastorie alla sagra di Montingelli d’Ongina o al Festival d’Inverigo, dove lui aveva signoreggiato.
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| Gigi il mito |
Tutti i giornali hanno parlato di Gigi, di Gabriella e del loro Centro dell’Incisione, fucina di bellezza; delle mostre, come quella del 7 maggio ‘75, finita sul “Corriere d’Informazioni”, che definisce una Milano assolutamente inedita, quella di Gigi Pedroli, “che si è al principio cimentato con disegni a china e ad olio ed ora espone una serie di bellissime acqueforti al Centro dell’Incisione”, che qualcuno ha definito un luogo magico. Fatato. sì. Quando superi la soglia ti s’impone una veduta da regno delle meraviglie.
Un pomeriggio di qualche giorno prima di Natale fui avvolto dal suono delle cornamuse di due zampognari stagliati proprio all’ingresso della sala esposizioni del Centro. All’interno, opere appese alle pareti o raccolte in album su un bancone e Gabriella impegnata con gli acquirenti.
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| Alessandro Pedroli |
Le foto richiedono una pausa di osservazione: la facciata del Centro, sorto nel 1975; Gigi e Alessandro che stampano le opere; il generale a dondolo; l’albero della vita; gli allievi a scuola; il torchio; la vetrina dello studio; il glicine che si arrampica dappertutto, coprendo i muri; una pagina del “Corsera” sui 40 anni del Centro; l’attestato dell’Ambrogino a Gigi e a Gabriella… Colore e bianco e nero, penombre e luci si susseguono: le testimonianze di una vita nell’arte, per l’amore dell’arte.
Quanta emozione suscitano queste pagine e quanti ricordi fanno emergere attraverso immagini della scuola, delle mostre, dei visitatori, di Gigi al lavoro: un’oasi edificante e ristoratrice racchiusa in una perla del Seicento brillante là, sul Naviglio Grande, in un alone di poesia.
Il libro dunque festeggia i 50 anni del Centro dell’Incisione, che continua l’attività grazie all’intelligenza e all’esperienza di Alessandro e di Gabriella, che nel nome di Gigi sono impegnati a diffondere ancora di più la fama conquistata con impegno e sacrificio, con amore e passione per un’arte, quella dell’acquaforte, che trova interesse e slancio anche fra i giovani.
Ho memoria delle mostre dei grandi nomi fra i quali Floriano Bodini; gli artisti arrivati da Mantova per l’orgoglio di esporre al Centro; centinaia di esposizioni, anche di ceramiche, acqueforti dipinte dallo stesso Pedroli… un’attività intensa, fertile, ammirevole. “Il Giorno” pubblicò un articolo intitolato “Gigi Pedroli, il cantastorie dei Navigli”.
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| Spettacolo nel cortile dei Martin |
Gigi Pedroli è scomparso da oltre un anno, ma io credo che stia ancora sull’alzaia del Ticinello con i gomiti appoggiati sulla sponda e le mani racchiuse sotto il mento a guardare le barche che si lasciano dietro linee di schiuma. Il suo spirito aleggia fra le mura del civico 66 dell’alzaia, ma anche sulle acque del canale, che scorre placido e taciturno. Ovunque ci sia aria di Naviglio c’è lui. Nessuno dimenticherà Gigi Pedroli.






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