GLI STILISTI IN VIA MONTE PERTICA NEI TRULLI DI MARIA MATARRESE
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| Maria Matarrese e Filippo Lasorella |
Dopo quella di Alberto II di Monaco,
visita delle celebrità della moda ai
fischietti e alle telerie storiche. Folla,
applausi, curiosità vicino alla chiesa
con il tetto a cappuccio.
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| Scaffale di fischietti |
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| Carabinieri |
I partecipanti, alcuni dei quali impreziosiscono il mondo di Maria Matarrese e Claudia Caporaso, in via Monte Pertica 9, ad Alberobello, meritano di essere citati tutti, e lo faremmo con vivo piacere, se le pagine dei giornali fossero di gomma. Non lo sono e noi per primi ce ne rammarichiamo.
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| Via di Alberobello |
Quando si entra in questi bellissimi trulli di Maria e Claudia, così ricchi di manufatti bizzarri, lo spirito si rinfranca, per l’allegria che essi sprigionano. I turisti e anche i nostri connazionali provenienti da ogni parte, da Milano, da Firenze, da Vicenza, da Canicattì…, li guardano con evidente interesse, li godono e li lodano, interrogano Maria con il desiderio di scoprire la loro origine, il modo in cui il figulo trasfigura la terra secondo la sua inventiva, ottenendo risultati che qua e là hanno valore di sculture.
Me lo immagino Vito Moccia mentre modella l’argilla con abilità e la fantasia fertile, e inforna l‘insieme di terra, aria, acqua, fuoco, ricavando il fischietto, lo strumento che - scrisse Leonardo Mancino, coltissimo dirigente scolastico a Macerata e poeta - con il quale si esprime la voglia di dare soffio vitale ai propri sogni. Lo rivedo, il mio amico Gianni, zufolare sotto l’ulivo nella sua campagna di Martina, quando non ha di fronte uno dei suoi libri preferiti.
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| Opera di Vito Moccia |
Anch’io ho la passione per questi giocattoli che hanno tanti appassionati per il loro colore e per la forma buffa, nati da una mano capace di estrarre il meglio dalla creta. Spesso artisti sono quelli che creano nelle botteghe di Caltagirone, Bassano del Grappa, Grottaglie, Rutigliano, Cutrofiano. A Noci il mio amico Vito Plantone, legatissimo al paese e orgoglioso del suo centro storico, lindo, ricco di fiori, ordinato, architetture affascinanti, scoprì una piccola fucina di fischietti. Mi invitò ad entrare, scelse un pagliaccio suonatore di mandolino e me lo regalò, sapendomi patito di quegli oggetti. E fu contento quando lo vide nella mia vetrinetta ben fornita sistemata quasi all’ingresso di casa. A Vito avevo parlato spesso del “santuario” di Maria Matarrese e di Claudia Caporaso. E un giorno, avendolo ospite a Martina Franca, mi chiese di farci un salto. Maria fu più cerimoniosa del solito e per manifestare il suo piacere nel vederci, donò a lui un Topolino e a me un Paperone presi da una parete che li teneva appesi.
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| Fischietti |
Non so più quante volte, nelle mie rimpatriate in Valle d’Itria, sono andato da Maria Matarrese, una signora cortese, ospitale, spontanea, intelligente, comunicativa Ci sono andato sempre volentieri non soltanto per ammirare questi racconti dai colori squillanti, che un tempo venivano regalati come offerte d’amore e simboli di fertilità dal giovane alla fanciulla del cuore, ma anche per ascoltare dalla voce di Maria la sua storia personale e quella della sua bottega, che esiste da 65 anni, per cui ha ricevuto dalla Regione Puglia il riconoscimento di attività d’arte.
Ne passano tanti da qui, di manufatti provenienti prevalentemente dai maggiori e migliori ceramisti di Rutigliano. Maria li conosce uno per uno e a richiesta snocciola la loro bravura con competenza e sentimento. Qualche esemplare lo ha persino portato in Giappone, dove ha diversi amici ed estimatori. Periodici del Sol Levante l’hanno intervistata, corredando l’articolo con fotografie e al termine della lunga scalinata che conduce a lei è arrivata anche una televisione di quel Paese. Le ho chiesto: “Maria com’è nata questa tua amicizia con i nipponici?”. La mia telefonata l’ha raggiunta in Valle d’Aosta e non ha potuto dilungarsi. “Cominciarono a venire alla spicciolata, chiedendo di vedere le mie telerie artistiche; poi ne vennero altre a gruppi; poi il via vai diventò sempre più folto e passando il tempo venni invitata a visitare il Paese del Sol Levante. Vi Incontrai un sindaco, che mi regalò il kimono appartenuto alla madre, io a lui un bellissimo fischietto, ignorando che in quella terra i regali non si ricambiano. Un giorno fuori del mio negozio facemmo una festa con i giapponesi, io indossai il kimono, fra la curiosità dei turisti e dei miei concittadini”.
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| Al centro prete con tricorno |
“Ne hai conosciuti, di personaggi”. “Già. Tra questi anche il colonnello Morici, che faceva le previsioni meteorologiche in televisione. Recentemente, come sai, Alberto II di Monaco, che ho accompagnato persino sui tetti dei miei trulli per consentirgli uno sguardo più ampio di Alberobello. Anche a lui ho raccontato la millenaria tradizione dei fischietti; e lui mi ha ascoltata con molta attenzione”. A Maria piace raccontare: la creatività dei figuli, la loro capacità di modellare l’argilla, imprimendole l’aspetto stravagante, ispirato dalla osservazione della realtà quotidiana trasfigurata dall’ironia mai offensiva, mai obliqua. Il fischietto è un elemento ludico, ma anche un soprammobile. Artefici come Vito Moccia, ripeto, sono veri maestri dell’arte della terracotta. Nel fischietto, per Leonardo Mancino, c’è storia, folklore, tradizioni popolari, cultura, poesia e altre cose.
Non si possono descrivere le passioni – ha detto una volta qualcuno - si possono solo vivere. Io cominciai a vivere la mia quando una sera il pittore Filippo Alto, in una delle tante riunioni della nostra compagnia, oggi sciolta per motivi naturali, spacchettò un involucro, rivelando un elemento della banda dei carabinieri. “Te lo regalo”. Aveva acquistato l’intera orchestra e quello era un doppione, che non aveva notato al momento dell’acquistato. Io ne avevo comperato uno quando avevo 15 anni su una bancarella durante una festa in onore di San Cataldo. Era frutto di un artigianato approssimativo, ciononostante, lo conservo ancora come ricordo di un’età scomparsa. Filippo mi disse che se ne volevo saperne di più, potevo andare in agosto a Ostuni, dove, dal ’78, per iniziativa di Peppino Carella, si svolgeva la Mostra-mercato del fischietto, nella quale convogliavano artisti di ogni parte d’Italia. Fu lì che vidi per la prima le opere di Filippo Lasorella, di Noè Macrì di Grottaglie, di Angela Gelli di Lecce…, rimanendo colpito dai vari soggetti, compreso un Giovanni Spadolini, molto somigliante al vero, calato nella divisa dell’Arma.
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| Sibilo della creta |

















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