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mercoledì 4 febbraio 2026

Toccante cerimonia a Crispiano

LA SALA LETTURA DELLA BIBLIOTECA ORA PORTA IL NOME DI MICHELE ANNESE

 

 


Michele Annese
Il 29 gennaio un pubblico numeroso ha assistito all’iniziativa, rispondendo all’appello del sindaco e della famiglia del direttore, che contribui allo sviluppo culturale della città

 

 






 
 
 
FRANCO PRESICCI
 
 


La sala lettura della Biblioteca di Crispiano porterà il nome di Michele Annese, che per anni ha diretto il tempio della cultura di via Roma con intelligenza e sapienza.
Tutta Crispiano conosce l’impegno che Michele profuse nel diffondere il libro. Altre volte ho raccontato la storia e il carattere di quest’uomo che non si fermava mai, pensando alla crescita culturale della sua città. Un’idea dopo l’altra da mettere subito in cantiere senza incertezze, senza temporeggiamenti.
Il sindaco Lopomo inaugura la sala lettura "Michele Annese"
Un vanto per Crispiano e non solo erano le copiose testimonianze montaliane, a cui Michele aveva riservato una sala, dove tutti gli interessati potevano accedere per consultare, studiare, annotare. E poi la raccolta di quotidiani e riviste nella vecchia sede di via Emanuele, l’arteria piena di negozi e altri esercizi che parte dalla chiesa della Madonna della Neve e dalla sede del Comune. Ancora: il libro nei condomini, il libro nelle vetrine dei negozi, i libri in prestito. Quante volte sono andato a fargli visita nella biblioteca, sempre accolto con cortesia. E quante volte gli ho chiesto libri che non trovavo da altra parte! Mai una volta mi sono sentito dire che non c’erano. Ricordo un vecchio volume di Giacinto Peluso, che avevo cercato in tutta Taranto. “Fatica inutile, osservò Michele prendendo dallo scaffale che l’alloggiava il testo richiesto.
Dipinto realizzato dall'artista Franco D'Elia 
Una sera, durante un’edizione della sagra “d’u puperùsse asquànde”, avevo espresso l’intenzione di cercare in libreria una pubblicazione su ”com’eravamo a Crispiano”, del parroco della Chiesa Madre di San Simone e lui fece un segno quasi impercettibile ad Antonio Palmisano, giovane volenteroso, fedele, virtuoso della chitarra, e quel libro fu presto nelle mie mani. Alla sagra degli “Amici da sempre” lui era il personaggio di spicco. Lo salutavano tutti, lo ossequiavano, lo fermavano per esprimere opinioni e lui era gentile con tutti. Per tutti aveva un sorriso, una parola gentile, un consiglio senza enfasi. Fu felice la volta in cui Vito Santoro, fisarmonicista di notevole valore e cultore delle tradizioni locali, gli comunicò che stava ripristinando la serenata. Era una prassi passata nel dimenticatoio e Vito stava lavorando alla sua rinascita. Quando si commemorò Elio Greco, anima della Fondazione Nuove Proposte, a Palazzo Ducale di Martina Franca il suo intervento come quello di Nico Blasi, fu succoso e icastico. La sala era strapiena e pochi notarono che Michele portava in corpo il verme che l’avrebbe ucciso. Sembrava stanco, affaticato e non aveva lo spirito che lo rendeva simpatico, anzi amato.
Sono due anni che il cuore della biblioteca non c’è più. Ha combattuto contro un a malattia terribile con l’aiuto della sua fede e l’amore della famiglia, ma alla fine ha dovuto cedere, pochi giorni dell’ultima intervista, rilasciata al figlio Giampaolo, giornalista di ottima stoffa. Michele era un uomo esemplare, concreto, disponibile. Non si è mai risparmiato nella difesa del territorio. Fui colpito, entrando in biblioteca dalla presenza di persone anziane chine su un libro o su un giornale. Aveva assecondato l’interesse per la lettura, lo aveva sollecitato, aveva messo a disposizione degli interessati tutti gli strumenti necessari alla formazione della persona. Allo scopo, aveva istituito corsi di ogni genere, dalla dattilografia alla stenografia al cucito.
Intervento di Silvia Laddomada
Quando la biblioteca, non per sua colpa, ebbe momenti burrascosi, costruì l’Università del Tempo Libero e del Sapere, condotta da Silvia Laddomada, la sua amata compagna nella sua vita e nelle mille iniziative brillantemente realizzate. Oggi lui non c’è più, ma gli appuntamenti nella sede di quella fucina di cultura coagulano un pubblico catturato dagli argomenti in programma: arte, tradizioni, vita sociale, Divina Commedia, Petrarca, la guerra in Ucraina… Ed è Silvia, infaticabile e puntuale, che introduce i presenti nell’Inferno, nel Purgatorio, nel Paradiso di Dante o segue Petrarca nella ricerca della donna amata. Come sottrarsi a questi itinerari, alle “passeggiate” dello scultore e docente Santoro nei territori di Masaccio. Michelangelo e tanti altri colossi della pittura e della scultura? In ogni riunione io, che seguo gli avvenimenti da Milano, avverto la presenza di Michele. Lo intuisco andare da un punto all’altro della sala, con il telefonino spento in mano, percorso che copriva quand’era in vita, ascoltando attentamente le parole degli oratori.
In occasione della mia ultima visita mi ha portato a cena in un ristorante speciale e tra una delizia e l’altra mi parlava di Crispiano, del lavoro che svolgono le masserie, dalla Del Duca alla Pilano, alle Monache, alla Francesca, dove c’è un cavallo che balla la pizzica.
Michele Vinci
Grazie a lui ne ho viste tante di masserie, per manifestazioni organizzate da lui o da lui ispirate. Amava le masserie. Michele fu l’anima del grosso volume “Le cento masserie di Crispiano”, in cui si parla anche di briganti. Conservo gelosamente il suo libro sulla “Biblioteca di Crispiano”, con documenti, testimonianze e foto “di un’esperienza di promozione culturale, sociale e turistica nel territorio di Crispiano, un territorio cresciuto anche per suo merito, E parla di architetture rurali, di poeti, di un nuovo edificio alberghiero, di convegni, di incontri all’aperto, dell’acquedotto del Triglio e d’intorni... Un’opera imponente: 560 pagine, dal 1964 al 2014 edite da Schena. La passione per i libri Michele l’aveva da ragazzo. Lettore avido, amava trasmettere questa dote agli altri. Quando dirigeva la Biblioteca invitava gli autori più celebri a Crispiano per un dialogo con i lettori, comprendendo il racconto della vita di uno scrittore e il suo percorso letterario. Ricordo Alberto Bevilacqua che aprì il suo “curriculum” senza reticenze.
Ho ripescato nella mia libreria un’altra fatica di Michele: “Immagini...Crispiano”, dal 1966 ad oggi, con scritti e foto di Franco Punzi nelle prime pagine. Punzi, presidente del Festival della Valle d’Itria, della Fondazione Paolo Grassi e cittadino onorario di Crispiano, stimava molto Michele. Non c’è più neppure lui e se n’è andato anche Elio Greco, presidente della Fondazione Nuove Proposte.
Crispiano non ha dimenticato Michele Annese. Non poteva. E il 29 gennaio, come già detto, in una solenne cerimonia, hanno scoperto la targa della dedica della Sala Lettura al grande direttore con proiezione dell’ultimo video intervista fatta a lui. Hanno anche mostrato il suo ritratto donato alla biblioteca dall’artista Franco D’Elia, con intervento di Michele Vinci.
Ma secondo me Michele merita anche altro. Per esempio io sogno una via della città con una targa con il nome di questo personaggio che è stato punto di riferimento nello sviluppo culturale di Crispiano. L’ho ammirato molto, Michele, per la sua cultura, il suo carattere pacato, la sua ironia, il suo voler stare insieme, la sua ospitalità, la sua intelligenza. Una delle ultime volte che mi ha invitato a casa sua è stata per un’intervista a Vito Santoro, che a Crispiano è un’istituzione. Quando Vito abbraccia la sua fisarmonica, in una sagra, all’università del tempo libero e del sapere regala ai presenti momenti di brio.
Michele mi aveva chiesto di conversare con Vito, avendo saputo che il fisarmonicista aveva ripristinato la serenata. Da giornalista intuiva la notizia. Sono lontani i tempi in cui l’innamorato sotto il balcone della sua donna, le mandava messaggi d’amore con il suono del mandolino o del mantice e la voce, a volte non proprio intonata (altri la dichiarazione la facevano su un foglio, perché era difficile ogni contatto). Eh, Crispiano, quanto del suo tempo le ha dedicato Michele. Lui era l’anima di Crispiano, dietro tutte o quasi i mattoni che si alzavano c’era Michele magari solo come consigliere. Era discreto, amava scherzare. Molti sentono la sua mancanza. Un giorno mi chiamò per farmi visitare l’allevamento delle lumache del dottor Liuzzi. Un’altra volta per un convegno in una masseria sulle stesse monacelle. Era presente anche l’ex sindaco Liuzzi, che gustò con me le coppe di saporitissimi gasteropodi. Alla manifestazione del 29 erano presenti il sindaco Luca Lopomo, la cui amministrazione ha organizzato l’evento. Per favore, fate di più per Michele.