IL PEPERONCINO PICCANTE E’ UN “PONTIFEX MAXIMUS”
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Peperoncini pendenti (foto La Fratta)
La folla non si è fatta scoraggiare dal caldo e ha animato la festa in onore della spezia che ha ”fans” in tutto il mondo. Il ricordo di un grande, Michele Annese
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FRANCO PRESICCI
Mister peperoncino piccante celebrato a Crispiano, nei primi giorni di settembre. Nonostante il caldo, che sembrava voler assottigliare il numero dei seguaci, che di solito partecipano all’evento. “’U puperrùsse asquànde” è un’autorità, un simbolo e nessuno può avere la forza di giubilarlo.
Gli “stand” erano quindi regolarmente frequentati, e le polpette, le mozzarelle, le friselle, addirittura il caffè e il gelato, che ognuno impolverava di “habanero” o di altri suoi confratelli vulcanici quanto lui, erano come al solito molto richiesti. Gli adoratori “d’u puperùsse asquande” sono davvero tanti e li si vedeva passeggiare come a una festa patronale.
C’era anche chi non appariva un patito della spezia, faceva solo la ronda da un capo all’altro di via Martellotta, fino alla piazza che fronteggia la chiesa di san Michele Arcangelo, per curiosità e per spasso, salutando con entusiasmo chi veniva dal senso opposto. Insomma, la sagra è stata comunque partecipata, per la gioia degli “Amici da sempre”, il gruppo di cui fanno parte i De Lucreziis, anima e cuore della festa, sulla quale aleggiavano persone indimenticabili, come Michele Annese, che è stato l’ispiratore della cultura e di tante manifestazioni rimaste nella memoria di chi ne ha.
Non era presente, se non in spirito, neppure il professor Biagi, docente all’università di Pisa ed esperto di peperoncino (allestiva la sua postazione distinguendola con lo striscione “Peperoncini nel mondo”, provvista di decine e decine di piatti con ogni specie in polvere di diversi colori, tanto da dare l’impressione di trovarsi davanti a una grande tavolozza).
Sono andato tante volte alla sagra del peperoncino piccante di Crispiano. Già un mese prima aspettavo con ansia l’appuntamento con Michele, che dopo avermi tenuto a pranzo nella sua bella casa, verso le 20 sentivamo il richiamo di quella sostanza che manda in visibilio il palato. Camminavamo commentando e io con l’altro orecchio, ascoltavo i commenti. Detto sottovoce, sentii una signora sui sessanta bacchettare il marito: “Ha davvero tutte queste capacità erotiche questa virgola? E allora che cosa aspetti a comperarla?”. Un esperto mi ha illuminato: “Essendo un vasodilatatore, la bella figura la può far fare nell’alcova”. Serviti gli increduli. Le esaltazioni del festeggiato erano le più diverse. L’intellettuale sosteneva che fu Cristoforo Colombo a portarlo in Europa nel 1494; che nel mondo se ne trovano oltre 1600 varietà e che i maggiori consumatori sono stati Greta Garbo, Gregory Peck, Bernard Russell, Anna Magnani, Anthony Quinn; e lo sono Robert De Niro, Gianfranco Fini e tantissimi altri.
Ottime le esibizioni di una banda di ragazzi: soddisfatti gli “chef” tra i fornelli, i loro assistenti, i titolari degli “stand” decorati con vasi, vasetti, cesti, coppe e tanti altri contenitori e mazzi di spezie appesi al soffitto, inchiodati alle pareti o deposti su un mobile, sul bordo di banconi, compreso quello degli “Amici da sempre”; “bouquet” fra le braccia di giovani e signore anziane, ragazze con grembiule cremisi in onore del peperoncino, grosse coppe con “bouquet” di peperoncini, padelle con orecchiette e carne al peperoncino. Una goduria per gli appassionati.
La memoria si apre su edizioni non tanto lontane, come quella in cui entrarono in azione le parrucchiere, incaricate d’ispirarsi al peperoncino nelle architetture in pubblico sulle capigliature di giovanette molto carine. Le professioniste ce la misero tutta anche perchè poi le “dive” dovevano sfilare con corolle di peperoncino al collo. Le enormi “collane” erano dietro le quinte del palco e il diavolo entrò in azione, facendole sparire con l’aiuto di un ladruncolo e quando gli organizzatori andarono per prenderle rimasero di stucco. Un giallo nell’atmosfera tinta di rosso. Erano già state annunciate, per cui a nulla valsero le dichiarazioni per giustificare il... “neo”.
Qualcuno per attenuare il colpo se ne uscì con una battuta banale: “Cose che accadono ai vivi”. Certo non può accadere a chi se n’è andato tra le nuvole, dove i ladri non hanno diritto di cittadinanza. La sfilata si fece ugualmente, tanto la novità stava nell’acconciatura dei capelli e va detto che le parrucchiere si rivelarono artiste del pelo e le “modelle” vere portatrici del bello. Il racconto fa parte della storia. In quella storia entra anche Giorgio Di Presa, che ha un negozio di erbe su via Taranto a Martina Franca: calato nella sua divertente maglietta che porta il suo nome catturava simpatia con le sue battute esilaranti. Un nome dunque noto tra i “fans” della sagra. Come quello di Vito Santoro, fisarmonicista eccellente, che anni fa si propose di far rinascere la serenata a Crispiano, elettrizzando le coppie, già pronte lei per uscire a mezzanotte in vestaglia sul balcone e lui giù con i suonatori, di solito tre: violino, mandolino e mantice.
Quanti ricordi porta con sé la sagra del peperoncino di Crispano. Anche il prete della chiesa intitolata a san Michele, che scrisse un paio di libri su Crispiano com’era una volta, in cui parlava anche dell’albero della cuccagna: un palo cosparso di grasso che un gruppetto di contendenti doveva scalare per arrivare a un ben di Dio pendente sulla cima.
Com’era Crispiano? Io conosco Crispiano com’è. Me l’ha presentata Michele, che dispensava cultura non solo attraverso i libri e organizzava, inventava o sosteneva iniziative che davano lustro alla città e l’aiutavano a crescere. A Crispiano Michele era un principe alla mano: e alla sagra del peperoncino tutti lo salutavano cordialmente; qualcuno lo avvicinava e gli stringeva la mano in segno di amicizia e di ammirazione. Non me la sento di parlare di questa solennità senza ricordare Michele, che la condivideva e incoraggiava. Via Martellotta era per lui un’attrazione irrinunciabile, ma anche una curiosità. “Quest’anno ti riservo una sorpresa - mi disse, ecco lo ‘stand’ del professor Biagi, che il peperoncino lo coltiva: lì c’è una sua pianta esclusiva”. Tra i ricordi anche l’incontro tra Vito Santoro e il cestaio Antimo Calò di Oria, che ai margini della sagra intrecciava vimini per creare cesti. E i miei dialoghi con Alfredo De Lucreziis, che mi illustrava le virtù del peperoncino, i luoghi in cui viene coltivato, i primati delle specie (allora detenuto dall’habanero); Diamante, in Calabria, dove si svolge una sagra nazionale con personaggi che assumevano anche un chilo di peperoncino per vincere (e oggi?...). A Diamante pubblicavano una rivista in carta patinata in cui si raccontava tutto della prelibatezza. A realizzarla era il giornalista Mario Monaco.
Il peperoncino è diffuso in tutto il mondo e tra i tifosi vantava, a quanto si dice, anche Mao tsè-tung. A Crispiano nei primi giorni di settembre si apprendono tante cose: gli “chef” hanno da raccontare quanta spezia spargono sui fagioli e su ogni altro cibo. Il peperoncino è un “pontifex maximus”. Del resto, se non svolgesse questo ruolo, se non fosse una delizia del palato, gli si dedicherebbe una cerimonia così importante? I celebranti “Amici da sempre” ne vanno fieri, come quando allestiscono con pane o biscotti scaduti i loro presepi originali di grandi dimensioni. A questa sagra tanti anni fa conobbi anche il dottor D’Addario, presidente dell’associazione “Habanero” di Oria. Feci un salto da lui e gli feci tante domande sulla spezia: scartò le dicerie e mi dette sommarie conferme di caratteristiche speciali che riguardavano anche gli usi presso società e famiglie di una volta. Mi regalò una copia della rivista di Diamante. Michele mi consegnò un libro che avrebbe allargato la mia poca conoscenza della specialità e io ne acquistai altri nella libreria di via Ceglie a Martina Franca. Lessi che bisogna stare attenti ai primati, che cambiano con la velocità del suono.
Questa sagra la porto nel cuore. Da quando se n’e andato Michele mi tengo informato, osservo le fotografie che mi mandano gli amici, tra cui il fotografo artista Carmine Lafratta, con studio a Lama, che gira il Paese per ritrarre carnevali, sagre, luoghi storici, fiori, volti, animali con colpi d’occhio originali, Anche Silvia Laddomada mi ha fatto avere quelle scattate da lei.
Da quando è stato scoperto, questo cornetto vegetale è venerato in molti Paesi. Lo ribadiva a Crispiano un tale magro come un’acciuga, scamiciato, pelato, baffi e barba mezza nera e mezza bianca. Diceva, tra l’altro, sgranghendo le gambe, che la spezie più piccante è quella denominata pepe di Cajenna o paprica. Insomma, frequentare questi “riti” serve anche ad allargare le proprie conoscenze.
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| i De Lucreziis (foto Laddomada) |
Gli “stand” erano quindi regolarmente frequentati, e le polpette, le mozzarelle, le friselle, addirittura il caffè e il gelato, che ognuno impolverava di “habanero” o di altri suoi confratelli vulcanici quanto lui, erano come al solito molto richiesti. Gli adoratori “d’u puperùsse asquande” sono davvero tanti e li si vedeva passeggiare come a una festa patronale.
C’era anche chi non appariva un patito della spezia, faceva solo la ronda da un capo all’altro di via Martellotta, fino alla piazza che fronteggia la chiesa di san Michele Arcangelo, per curiosità e per spasso, salutando con entusiasmo chi veniva dal senso opposto. Insomma, la sagra è stata comunque partecipata, per la gioia degli “Amici da sempre”, il gruppo di cui fanno parte i De Lucreziis, anima e cuore della festa, sulla quale aleggiavano persone indimenticabili, come Michele Annese, che è stato l’ispiratore della cultura e di tante manifestazioni rimaste nella memoria di chi ne ha.
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| Stand del prof. Biagi |
Non era presente, se non in spirito, neppure il professor Biagi, docente all’università di Pisa ed esperto di peperoncino (allestiva la sua postazione distinguendola con lo striscione “Peperoncini nel mondo”, provvista di decine e decine di piatti con ogni specie in polvere di diversi colori, tanto da dare l’impressione di trovarsi davanti a una grande tavolozza).
Sono andato tante volte alla sagra del peperoncino piccante di Crispiano. Già un mese prima aspettavo con ansia l’appuntamento con Michele, che dopo avermi tenuto a pranzo nella sua bella casa, verso le 20 sentivamo il richiamo di quella sostanza che manda in visibilio il palato. Camminavamo commentando e io con l’altro orecchio, ascoltavo i commenti. Detto sottovoce, sentii una signora sui sessanta bacchettare il marito: “Ha davvero tutte queste capacità erotiche questa virgola? E allora che cosa aspetti a comperarla?”. Un esperto mi ha illuminato: “Essendo un vasodilatatore, la bella figura la può far fare nell’alcova”. Serviti gli increduli. Le esaltazioni del festeggiato erano le più diverse. L’intellettuale sosteneva che fu Cristoforo Colombo a portarlo in Europa nel 1494; che nel mondo se ne trovano oltre 1600 varietà e che i maggiori consumatori sono stati Greta Garbo, Gregory Peck, Bernard Russell, Anna Magnani, Anthony Quinn; e lo sono Robert De Niro, Gianfranco Fini e tantissimi altri.
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| La banda (foto Laddomada) |
Ottime le esibizioni di una banda di ragazzi: soddisfatti gli “chef” tra i fornelli, i loro assistenti, i titolari degli “stand” decorati con vasi, vasetti, cesti, coppe e tanti altri contenitori e mazzi di spezie appesi al soffitto, inchiodati alle pareti o deposti su un mobile, sul bordo di banconi, compreso quello degli “Amici da sempre”; “bouquet” fra le braccia di giovani e signore anziane, ragazze con grembiule cremisi in onore del peperoncino, grosse coppe con “bouquet” di peperoncini, padelle con orecchiette e carne al peperoncino. Una goduria per gli appassionati.
La memoria si apre su edizioni non tanto lontane, come quella in cui entrarono in azione le parrucchiere, incaricate d’ispirarsi al peperoncino nelle architetture in pubblico sulle capigliature di giovanette molto carine. Le professioniste ce la misero tutta anche perchè poi le “dive” dovevano sfilare con corolle di peperoncino al collo. Le enormi “collane” erano dietro le quinte del palco e il diavolo entrò in azione, facendole sparire con l’aiuto di un ladruncolo e quando gli organizzatori andarono per prenderle rimasero di stucco. Un giallo nell’atmosfera tinta di rosso. Erano già state annunciate, per cui a nulla valsero le dichiarazioni per giustificare il... “neo”.
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| Orecchiette al peperoncino (foto Laddomada) |
Qualcuno per attenuare il colpo se ne uscì con una battuta banale: “Cose che accadono ai vivi”. Certo non può accadere a chi se n’è andato tra le nuvole, dove i ladri non hanno diritto di cittadinanza. La sfilata si fece ugualmente, tanto la novità stava nell’acconciatura dei capelli e va detto che le parrucchiere si rivelarono artiste del pelo e le “modelle” vere portatrici del bello. Il racconto fa parte della storia. In quella storia entra anche Giorgio Di Presa, che ha un negozio di erbe su via Taranto a Martina Franca: calato nella sua divertente maglietta che porta il suo nome catturava simpatia con le sue battute esilaranti. Un nome dunque noto tra i “fans” della sagra. Come quello di Vito Santoro, fisarmonicista eccellente, che anni fa si propose di far rinascere la serenata a Crispiano, elettrizzando le coppie, già pronte lei per uscire a mezzanotte in vestaglia sul balcone e lui giù con i suonatori, di solito tre: violino, mandolino e mantice.
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| Clienti alla sagra (foto La Fratta) |
Quanti ricordi porta con sé la sagra del peperoncino di Crispano. Anche il prete della chiesa intitolata a san Michele, che scrisse un paio di libri su Crispiano com’era una volta, in cui parlava anche dell’albero della cuccagna: un palo cosparso di grasso che un gruppetto di contendenti doveva scalare per arrivare a un ben di Dio pendente sulla cima.
Com’era Crispiano? Io conosco Crispiano com’è. Me l’ha presentata Michele, che dispensava cultura non solo attraverso i libri e organizzava, inventava o sosteneva iniziative che davano lustro alla città e l’aiutavano a crescere. A Crispiano Michele era un principe alla mano: e alla sagra del peperoncino tutti lo salutavano cordialmente; qualcuno lo avvicinava e gli stringeva la mano in segno di amicizia e di ammirazione. Non me la sento di parlare di questa solennità senza ricordare Michele, che la condivideva e incoraggiava. Via Martellotta era per lui un’attrazione irrinunciabile, ma anche una curiosità. “Quest’anno ti riservo una sorpresa - mi disse, ecco lo ‘stand’ del professor Biagi, che il peperoncino lo coltiva: lì c’è una sua pianta esclusiva”. Tra i ricordi anche l’incontro tra Vito Santoro e il cestaio Antimo Calò di Oria, che ai margini della sagra intrecciava vimini per creare cesti. E i miei dialoghi con Alfredo De Lucreziis, che mi illustrava le virtù del peperoncino, i luoghi in cui viene coltivato, i primati delle specie (allora detenuto dall’habanero); Diamante, in Calabria, dove si svolge una sagra nazionale con personaggi che assumevano anche un chilo di peperoncino per vincere (e oggi?...). A Diamante pubblicavano una rivista in carta patinata in cui si raccontava tutto della prelibatezza. A realizzarla era il giornalista Mario Monaco.
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| la Chiesa di san Michele Arcangelo (foto La Fratta) |
Il peperoncino è diffuso in tutto il mondo e tra i tifosi vantava, a quanto si dice, anche Mao tsè-tung. A Crispiano nei primi giorni di settembre si apprendono tante cose: gli “chef” hanno da raccontare quanta spezia spargono sui fagioli e su ogni altro cibo. Il peperoncino è un “pontifex maximus”. Del resto, se non svolgesse questo ruolo, se non fosse una delizia del palato, gli si dedicherebbe una cerimonia così importante? I celebranti “Amici da sempre” ne vanno fieri, come quando allestiscono con pane o biscotti scaduti i loro presepi originali di grandi dimensioni. A questa sagra tanti anni fa conobbi anche il dottor D’Addario, presidente dell’associazione “Habanero” di Oria. Feci un salto da lui e gli feci tante domande sulla spezia: scartò le dicerie e mi dette sommarie conferme di caratteristiche speciali che riguardavano anche gli usi presso società e famiglie di una volta. Mi regalò una copia della rivista di Diamante. Michele mi consegnò un libro che avrebbe allargato la mia poca conoscenza della specialità e io ne acquistai altri nella libreria di via Ceglie a Martina Franca. Lessi che bisogna stare attenti ai primati, che cambiano con la velocità del suono.
Questa sagra la porto nel cuore. Da quando se n’e andato Michele mi tengo informato, osservo le fotografie che mi mandano gli amici, tra cui il fotografo artista Carmine Lafratta, con studio a Lama, che gira il Paese per ritrarre carnevali, sagre, luoghi storici, fiori, volti, animali con colpi d’occhio originali, Anche Silvia Laddomada mi ha fatto avere quelle scattate da lei.
Da quando è stato scoperto, questo cornetto vegetale è venerato in molti Paesi. Lo ribadiva a Crispiano un tale magro come un’acciuga, scamiciato, pelato, baffi e barba mezza nera e mezza bianca. Diceva, tra l’altro, sgranghendo le gambe, che la spezie più piccante è quella denominata pepe di Cajenna o paprica. Insomma, frequentare questi “riti” serve anche ad allargare le proprie conoscenze.





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