EDOARDO RASPELLI, INVENTORE DELLA CRITICA GASTROMOMICA

Edoardo Raspelli
Oggi conduce in tivù trasmissioni dal vasto
seguito. E’ una specie di divo. E’ invitato dappertutto. Il suo è un nome di rispetto. Luigi Veronelli di lui aveva una grande stima e lui ha dimostrato che era ampiamente meritata.

FRANCO PRESICCI
Indagatore gastronomico e critico severo, esploratore di cascine e di altre strutture rurali, mai sazio di notizie e curiosità da somministrare ai telespettatori in trasmissioni che dire interessanti è poco, viaggiatore instancabile, intervistatore esigente, lo si vede nei caseifici, tra i lavoratori del pane, tra i coltivatori di ciliege e pomodori. Edoardo Raspelli, una vita a scoprire talenti della cucina, specialità regionali, storie, caratteri, lo conosco da quando era ottimo cronista al “Corriere d’Informazioni”, quotidiano del pomeriggio imparentato con il “Corsera”.
Allora era un virgulto, che già cresceva in una vigna che produceva ottimo vino. E già piaceva a Luigi Veronelli, in materia indiscussa autorità, che successivamente lo investì, parlando con me, del titolo indiscutibile di creatore della critica gastronomica.
Lo conobbi meglio quando a Milano nacque il Premio Milano di Giornalismo tra i fornelli della “Porta Rossa”, il locale di Chechele e Nennella, in via Vittor Pisani, a un tiro di fionda dalla stazione Centrale. Edoardo era serio, di poche parole, osservatore attento, voce calibrata e durante le sedute della giurìa non faceva mai clamore: ascoltava, teneva in mente, paziente e in apparenza non infastidito da un collega che preferiva l’alto volume per imporre il suo candidato.
Il povero Chechele, non avvezzo a queste atmosfere, passava ore acculato su una sedia in disparte, con gran fatica a tenersi sveglio. Si alzava alle 6 del mattino per affrontare la giornata fatta di mille cose: preparare e infornare il pane (ad Apricena, la sua città natale, faceva appunto il fornaio) e poi pensare a dare il meglio ai suoi clienti, spesso attori, cantanti, giornalisti, scrittori, poliziotti ai vertici della carriera. Chechele Iacubino aveva invitato Raspelli ad entrare in giuria dietro mio suggerimento. Lo stimava moltissimo. E io altrettanto. Era attento ai dettagli, preciso, mai un tono granghignolesco.
Conoscevo dunque la sua storia di giornalista, ma ignoravo il suo impegno di imminente Salomone della cucina, colto, saggio ed esposto all’invidia, come sempre accade a tutti quelli che sono intelligenti e sanno fare il loro lavoro. E Raspelli lo fa alla grande. Lo ha sempre fatto con grande serietà e bravura.
Fu il direttore del Corriere d’Informazioni” (poi trasmigrato al “Giorno”), Cesare Lanza, a dargli il là, e lui cominciò a frequentare i ristoranti (all’epoca non se ne parlava mai), non soltanto quelli di Milano, facendo le pulci, quando era necessario. Era il ‘75 quando cominciò a girovagare per l’Italia, muovendosi fra odori e sapori. Lanza scelse lui, perché sapeva che era il delfino di una famiglia fatta di titolari di alberghi e maitre. Ma lui aveva già dentro il seme che ben presto germogliò. Dico subito che questo antesignano della critica culinaria, quando ebbe il ruolo da Lanza, che veniva dal “Secolo XIX” di Genova, dove era redattore capo, lo accettò con entusiasmo. Lavoro affascinante, che in seguito lo ha portato nelle cascine e in altre strutture a testimoniare l’eccellenza degli addetti. Lo fa ancora in trasmissioni televisive dai grandi ascolti, non solo su Canale5. E’ invitato a convegni, serate, incontri, concorsi, visite nelle campagne, assaggi di prodotti genuini, premi. E premi riceve anche lui. Il nome di Edoardo Raspelli va sempre più in alto.
Oggi ha 76 anni, sono 50 anni che sega con faccini neri o elogia, e prosegue la navigazione con fari luminosi. Per le sue critiche i ristoranti insorsero, ma lui non si scoraggiò. Sfoderò la spada anche contro organismi al massimo della scala. Lanza lo esaltava, i lettori prima e i telespettatori lo seguivano e lo seguono sempre, anche quando afferma che quella critica dominata da lui non esiste più e che dappertutto si mangia bene, che le tavole sono ordinate a regola d’arte, che i camerieri sono vestiti in modo impeccabile. Eleganza e cortesia, Ha conosciuto quasi tutti i locali d’Italia e li ha recensiti su “La Stampa”.
Ha conosciuto chef, ristoratori, clientela, piatti. Se gli si fa un nome non tarda a raccontare tutto quello che sa. Lo chiamai per avere particolari su Peppino Strippoli, che a Milano aprì vari ristoranti (uno era “Ndèrre a la Lànze”, vicino all’Università Statale) e a Seregno il supermercato del vino, dove dedicò una festosa serata alla vendemmia con splendide ragazze a pigiare l’uva con i piedi in una enorme botte). Ne aveva, di idee. Strippoli era nato a Cerignola e tutti lo dicevano barese. Ai suoi tavoli si sedeva gente comune dal palato esigente e pittori, giornalisti, uomini di teatro… e a volte anche il sindaco Carlo Tognoli e, almeno una volta, lo stesso Edoardo Raspelli.
Lo seguo ancora, in Tivù; lo vedo a un tavolo privato, davanti ai suoi piatti preferiti, meditando forse tra l’uno e l’altro sulla prossima puntata televisiva o la confezione di uno dei giornali che nelle edicole sostano soltanto qualche ora. Non dimostra i suoi 76 anni, qualcuno gliene dà 60 al massimo, nonostante la sua barbetta da bambagia. Non credo abbia nostalgia del mestiere di critico, che, a quanto mi dicono, gli procurò qualche problema per aver inzuppato l’inchiostro in un terreno sassoso (la nera, e una sola volta, gli si fece più vicina senza però andare oltre l’argine). Lui rimase in silenzio con timore e saggezza.
Mi domando dove trovi il tempo per fare tutto quello che fa. Di energia ne ha tanta, e anche di cuore.
E’ un cavallo con il passo che aveva prima di trottare in un ippodromo importante. I cronisti come è stato lui trottano e mangiano panini e polvere; una volta, quelli che potevano, andavano in bicicletta come i poliziotti. Quanta strada ha macinato Raspelli, quanti angoli ha smussato, quante acque ha solcato. E’ un milanese con tanto di marchio di fabbrica. E’ anche spiritoso, dalla battuta pronta. Un tale gli domandò che cosa consiglierebbe a un giovane in cerca di lavoro e lui rispose di non cercarlo nella redazione di un giornale.
Moltissimi anni fa una ragazza che aveva acquistato una macchina per scrivere e voleva sapere da Giovannino Guareschi come fare per intraprendere quel mestiere ebbe come risposta di rivendere l’aggeggio. L’esercito dei cronisti comunque si va assottigliando nei giornali e si moltiplicano su Internet. Ma questa è un’altra storia, che è meglio non affrontare, almeno in questo contesto. Vero, Edoardo? Ha speso una vita nell’informazione, lo ha fatto da signore, obiettivo e competente. Da quel Premio nato in cucina è passato più di mezzo secolo e sicuramente lui ricorda la composizione della giuria (da Raffaele De Grada a Ugo Ronfani, dal pittore Migneco al pittore Filippo Alto, a Vincenzo Buonassisi, Paolo Mosca, che allora dirigeva “Play Boy”... Tempi passati, quando da Chechele andava il coreografo Don Lurio, re a Studio 1 e grandissimo ballerino con le sorelle Kessler. Ma anche questa è un’altra storia, da raccontare parlando di Wanda Osiris e di Anna Fougez, che tra l’altro era mia concittadina.
Quanti ricordi fluiscono parlando di Edoardo Raspelli: mi invadono e mi fanno deviare, cosa non facile quando si racconta Raspelli e il suo “curriculum”, denso di fatti, circostanze, attività che si susseguono, si accavallano, s’intrecciano, si sciolgono, ma restano vivi nella mente degli appassionati. Raccogliere in poche pagine le imprese di Edoardo richiede una forza consistente. Lontanissimi sono gli anni in cui scriveva di nera e gli chiederei se qualche volta il suo pensiero va all’assalto di via Montenapoleone, ai marsigliesi, alle bande che assumevano nomi a seconda degli obiettivi che colpivano (la banda dei Tir, della dolce vita, del lunedì…); alla rapina di via Osoppo, finita in un libro sui “top crime”, anche perché realizzata in un lampo e con una tecnica allora sconosciuta; a Mario Nardone dalle indagini solitarie, al maresciallo di ferro Ferdinando Oscuri: tutto un mondo che lui da giovane cronista ha conosciuto.
Tanti ricordi, lo so, ma nessun rimpianto. Edoardo ha scritto un libro, collaborato con riviste e quotidiani importanti, ha narrato realtà ignorate: di stalle popolate da cavalli, mucche, capre, mungitori, allevatori; descritto territori a nord e a sud, coltivazioni… Insomma la campagna e ciò che ci fornisce. La campagna che è oggetto di sogni.
![]() |
| Edoardo Raspelli a tavola |
Allora era un virgulto, che già cresceva in una vigna che produceva ottimo vino. E già piaceva a Luigi Veronelli, in materia indiscussa autorità, che successivamente lo investì, parlando con me, del titolo indiscutibile di creatore della critica gastronomica.
Lo conobbi meglio quando a Milano nacque il Premio Milano di Giornalismo tra i fornelli della “Porta Rossa”, il locale di Chechele e Nennella, in via Vittor Pisani, a un tiro di fionda dalla stazione Centrale. Edoardo era serio, di poche parole, osservatore attento, voce calibrata e durante le sedute della giurìa non faceva mai clamore: ascoltava, teneva in mente, paziente e in apparenza non infastidito da un collega che preferiva l’alto volume per imporre il suo candidato.
Il povero Chechele, non avvezzo a queste atmosfere, passava ore acculato su una sedia in disparte, con gran fatica a tenersi sveglio. Si alzava alle 6 del mattino per affrontare la giornata fatta di mille cose: preparare e infornare il pane (ad Apricena, la sua città natale, faceva appunto il fornaio) e poi pensare a dare il meglio ai suoi clienti, spesso attori, cantanti, giornalisti, scrittori, poliziotti ai vertici della carriera. Chechele Iacubino aveva invitato Raspelli ad entrare in giuria dietro mio suggerimento. Lo stimava moltissimo. E io altrettanto. Era attento ai dettagli, preciso, mai un tono granghignolesco.
Conoscevo dunque la sua storia di giornalista, ma ignoravo il suo impegno di imminente Salomone della cucina, colto, saggio ed esposto all’invidia, come sempre accade a tutti quelli che sono intelligenti e sanno fare il loro lavoro. E Raspelli lo fa alla grande. Lo ha sempre fatto con grande serietà e bravura.
![]() |
| Chechele e Nennella |
Fu il direttore del Corriere d’Informazioni” (poi trasmigrato al “Giorno”), Cesare Lanza, a dargli il là, e lui cominciò a frequentare i ristoranti (all’epoca non se ne parlava mai), non soltanto quelli di Milano, facendo le pulci, quando era necessario. Era il ‘75 quando cominciò a girovagare per l’Italia, muovendosi fra odori e sapori. Lanza scelse lui, perché sapeva che era il delfino di una famiglia fatta di titolari di alberghi e maitre. Ma lui aveva già dentro il seme che ben presto germogliò. Dico subito che questo antesignano della critica culinaria, quando ebbe il ruolo da Lanza, che veniva dal “Secolo XIX” di Genova, dove era redattore capo, lo accettò con entusiasmo. Lavoro affascinante, che in seguito lo ha portato nelle cascine e in altre strutture a testimoniare l’eccellenza degli addetti. Lo fa ancora in trasmissioni televisive dai grandi ascolti, non solo su Canale5. E’ invitato a convegni, serate, incontri, concorsi, visite nelle campagne, assaggi di prodotti genuini, premi. E premi riceve anche lui. Il nome di Edoardo Raspelli va sempre più in alto.
Oggi ha 76 anni, sono 50 anni che sega con faccini neri o elogia, e prosegue la navigazione con fari luminosi. Per le sue critiche i ristoranti insorsero, ma lui non si scoraggiò. Sfoderò la spada anche contro organismi al massimo della scala. Lanza lo esaltava, i lettori prima e i telespettatori lo seguivano e lo seguono sempre, anche quando afferma che quella critica dominata da lui non esiste più e che dappertutto si mangia bene, che le tavole sono ordinate a regola d’arte, che i camerieri sono vestiti in modo impeccabile. Eleganza e cortesia, Ha conosciuto quasi tutti i locali d’Italia e li ha recensiti su “La Stampa”.
![]() |
| Raspelli a destra |
Ha conosciuto chef, ristoratori, clientela, piatti. Se gli si fa un nome non tarda a raccontare tutto quello che sa. Lo chiamai per avere particolari su Peppino Strippoli, che a Milano aprì vari ristoranti (uno era “Ndèrre a la Lànze”, vicino all’Università Statale) e a Seregno il supermercato del vino, dove dedicò una festosa serata alla vendemmia con splendide ragazze a pigiare l’uva con i piedi in una enorme botte). Ne aveva, di idee. Strippoli era nato a Cerignola e tutti lo dicevano barese. Ai suoi tavoli si sedeva gente comune dal palato esigente e pittori, giornalisti, uomini di teatro… e a volte anche il sindaco Carlo Tognoli e, almeno una volta, lo stesso Edoardo Raspelli.
Lo seguo ancora, in Tivù; lo vedo a un tavolo privato, davanti ai suoi piatti preferiti, meditando forse tra l’uno e l’altro sulla prossima puntata televisiva o la confezione di uno dei giornali che nelle edicole sostano soltanto qualche ora. Non dimostra i suoi 76 anni, qualcuno gliene dà 60 al massimo, nonostante la sua barbetta da bambagia. Non credo abbia nostalgia del mestiere di critico, che, a quanto mi dicono, gli procurò qualche problema per aver inzuppato l’inchiostro in un terreno sassoso (la nera, e una sola volta, gli si fece più vicina senza però andare oltre l’argine). Lui rimase in silenzio con timore e saggezza.
Mi domando dove trovi il tempo per fare tutto quello che fa. Di energia ne ha tanta, e anche di cuore.
![]() |
| "Green Tour" di Raspelli |
E’ un cavallo con il passo che aveva prima di trottare in un ippodromo importante. I cronisti come è stato lui trottano e mangiano panini e polvere; una volta, quelli che potevano, andavano in bicicletta come i poliziotti. Quanta strada ha macinato Raspelli, quanti angoli ha smussato, quante acque ha solcato. E’ un milanese con tanto di marchio di fabbrica. E’ anche spiritoso, dalla battuta pronta. Un tale gli domandò che cosa consiglierebbe a un giovane in cerca di lavoro e lui rispose di non cercarlo nella redazione di un giornale.
Moltissimi anni fa una ragazza che aveva acquistato una macchina per scrivere e voleva sapere da Giovannino Guareschi come fare per intraprendere quel mestiere ebbe come risposta di rivendere l’aggeggio. L’esercito dei cronisti comunque si va assottigliando nei giornali e si moltiplicano su Internet. Ma questa è un’altra storia, che è meglio non affrontare, almeno in questo contesto. Vero, Edoardo? Ha speso una vita nell’informazione, lo ha fatto da signore, obiettivo e competente. Da quel Premio nato in cucina è passato più di mezzo secolo e sicuramente lui ricorda la composizione della giuria (da Raffaele De Grada a Ugo Ronfani, dal pittore Migneco al pittore Filippo Alto, a Vincenzo Buonassisi, Paolo Mosca, che allora dirigeva “Play Boy”... Tempi passati, quando da Chechele andava il coreografo Don Lurio, re a Studio 1 e grandissimo ballerino con le sorelle Kessler. Ma anche questa è un’altra storia, da raccontare parlando di Wanda Osiris e di Anna Fougez, che tra l’altro era mia concittadina.
![]() |
| Raspelli al centro sulla copertina di un libro |
Quanti ricordi fluiscono parlando di Edoardo Raspelli: mi invadono e mi fanno deviare, cosa non facile quando si racconta Raspelli e il suo “curriculum”, denso di fatti, circostanze, attività che si susseguono, si accavallano, s’intrecciano, si sciolgono, ma restano vivi nella mente degli appassionati. Raccogliere in poche pagine le imprese di Edoardo richiede una forza consistente. Lontanissimi sono gli anni in cui scriveva di nera e gli chiederei se qualche volta il suo pensiero va all’assalto di via Montenapoleone, ai marsigliesi, alle bande che assumevano nomi a seconda degli obiettivi che colpivano (la banda dei Tir, della dolce vita, del lunedì…); alla rapina di via Osoppo, finita in un libro sui “top crime”, anche perché realizzata in un lampo e con una tecnica allora sconosciuta; a Mario Nardone dalle indagini solitarie, al maresciallo di ferro Ferdinando Oscuri: tutto un mondo che lui da giovane cronista ha conosciuto.
Tanti ricordi, lo so, ma nessun rimpianto. Edoardo ha scritto un libro, collaborato con riviste e quotidiani importanti, ha narrato realtà ignorate: di stalle popolate da cavalli, mucche, capre, mungitori, allevatori; descritto territori a nord e a sud, coltivazioni… Insomma la campagna e ciò che ci fornisce. La campagna che è oggetto di sogni.






Nessun commento:
Posta un commento