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mercoledì 10 gennaio 2024

Un romanzo giallo avvincente

 

 IL GENERALE NICOLO’ SERGIO GEBBIA SCRITTORE DALLA PENNA NOBILE

Il generale Nicolò Sergio Gebbia
 La storia si svolge tra invenzione e realtà, protagonista un colonnello dei carabinieri, oggi generale a riposo. Lavorò a Milano anni fa, alla Legione di via Moscova, conducendo indagini famose, rimaste nella storia della città.

 

 

 

 

Franco Presicci

 

La sorpresa è arrivata una settimana prima di Natale. Sfogliando Facebook, tra le “persone che potresti conoscere”, ho visto il volto del generale Nicolò Sergio Gebbia. L’ho conosciuto tantissimi anni fa, quando per lavoro, tutte le mattine dopo le 11, con i miei colleghi della concorrenza, andavo in via Moscova, alla Legione dei carabinieri, per mietere notizie.
Cappello dei carabinieri
E lì incontravamo Sergio Gebbia, allora capitano, che quando il serbatoio era pieno saziava la nostra avidità. Era cortese, amichevole, amante della battuta di spirito, colto, abilissimo investigatore, gentiluomo. Molto misurato nel somministrare i risultati delle operazioni notizie, attento a non dire più di quanto le indagini consentissero. Alto, pelo rossiccio, robusto, a volte si divertiva dicendo e non dicendo. Quando era in programma una conferenza stampa, era l’appuntato Pino Lato, oggi maresciallo, a telefonare in redazione: “Sono Lato della Legione dei carabinieri, l’appuntamento è per le 17. E allora ci procuravamo carta e penna, perché voleva dire che il colpo fatto dai carabinieri era sostanzioso e quindi dovevamo annotare parecchio. E infatti una volta era stata neutralizzata un’organizzazione coinvolta in un colossale traffico di sostanze stupefacenti, un’altra una banda di rapinatori, un’altra ancora avevano spedito al “gabbio” gli autori di un sequestro di persona o abilissimi fabbricanti di monete false. La curiosità ci spingeva a snocciolare domande, magari inopportune perché sfioravano angoli ancora da esaminare. Ma il garbo degli investigatori non veniva mai meno. Qualcuno, a conferenza-stampa terminata, accerchiava Gebbia, ma non aveva capito che il capitano era inflessibile. E con un sorriso appena accennato respingeva i tentativi. Poi ci invitava a bere un caffè nel bar della caserma, dall’altra parte della piazza d’armi e lì facevamo due chiacchiere prima di andarci a sedere a tavola. Ricordi lontani, che si sono appisolati nel ‘95, quando anche per me è scattata l’ora della pensione. Ma alcuni di quei ricordi li ha rispolverati la ricomparsa, dopo quasi quarant’anni, di Sergio Gebbia nella veste di generale e di affascinante scrittore. Già, il generale scrive libri gialli, che generosamente mi ha spedito (sette). Ho avuto un piacere nell’aprire il pacco: un regalo che veniva da Vicenza, dove Gebbia, nato a Napoli nel ‘50, risiede.


Ho aperto subito il primo: “Accadde a Malta”, e mi sono trovato di fronte, oltre che ad un “detective” di grandissimo spessore (dote già ampiamente conosciuta), “un James Bond coi fiocchi”, come lo definisce Giulietto Chiesa nella presentazione. Diego Fusaro ha intitolato il suo intervento “Giallo e filosofia: un nesso inconfessabile”. Già le prime pagine mi hanno catturato e coinvolto. Ed è esplosa la voglia di andare oltre. L’ho fatto, con il fiato sospeso. Il tempo passava e io ero sempre più immerso nella lettura, sedotto dalle ipotesi che si susseguono, si accavallano, si moltiplicano, prendono una via, poi un’altra, portano l’investigatore in altri Paesi, toccano organismi spionistici internazionali… Non c’è impegno che ti lasci deporre il libro (questo e gli altri). L’autore ti tiene vincolato per ore e quando proprio non puoi non mettere il segnalibro lo fai a malincuore, con la voglia di tornare subito alla storia. “Accadde a Malta” si snoda con un linguaggio agile, scorrevole, chiaro, brillante, a volte ironico. “Non voglio guastare la lettura di questo romanzo – ha scritto Chiesa -- riempiendo le righe scritte con l’inchiostro simpatico dal generale Gebbia. Dirò soltanto che ‘Accadde a Malta’ è al tempo stesso un ‘divertissement’ e un racconto di ciò che il Mediterraneo ha vissuto nell’ultimo decennio…” Che cosa è accaduto, in questa vicenda? E’ il 12 dicembre del 2017, quando il capitano di vascello Costance Mary Luise Blanchard si fa registrare alla reception del “Preluna Hotel” di Malta e si fa dare la chiave della “suite” 503 “Luna di Miele”. Entra, osserva dal balcone il bellissimo panorama che si trova di fronte, mentre da dietro un mucchio di lenzuola poste su un carrello si sporge una mano armata di un pugnale e la colpisce più volte. Scoprirà poco dopo il corpo il portiere di notte dell’albergo Pino Camilleri. Arrivano gli investigatori, il “maitre” constata che la prenotazione è stata fatta due mesi prima dai signori Blanchard e confermata poche ore prima. Ma il signor Blanchard, l’accompagnatore, dov’è? Non si sa nulla. 
Milano, Corso Venezia
La prenotazione è per due persone. Un mistero. Le indagini spettano all’ispettore capo Piero Branchitta, che brancola nel buio; e chiede aiuto a un asso delle indagini, il colonnello dei carabinieri Corrado Lancia in forza al servizio segreto militare presso l’ambasciata militare di Malta (al secolo Sergio Gebbia, che “durante le battute di pesca sulla barchetta di Camilleri racconta delle sue inchieste più importanti, svolte quando a Milano aveva gestito la “Duomo Connection” e successivamente a Palermo, dove si era trovato sul punto di entrare nel covo di Bernardo Provenzano, arrestandolo, e non potette per colpa di un imprevisto. Lancia non sa che pesci prendere. La prima ipotesi: una lite con il marito. Ma si rende subito conto che è un’ipotesi troppo semplice. Dubbi su dubbi scuotono la mente di Barchitta e di Lancia. E si domandano perché gli Stati Uniti non collaborano e pur non dicendo apertamente il motivo non soddisfano la richiesta di documenti che  possono accendere qualche lume. La Cia? La mafia? Lancia non riesce a prendere sonno, gli si presentano vecchi ricordi, come quello del sequestro di un traffico di droga gestito da un boss. Per carità, anche Cosa Nostra? Rintracciano a Cleveland l’ex marito di Connie (la Blanchard), l’avvocato Scott Mason, niente a che vedere con il personaggio della televisione. Il legale non tarda a prendere l’aereo e viene a Malta. Camilleri : “Dottor Mason, ho l’onore di introdurla al colonnello principe Corrado Lancia di Brolo. Mason racconta la storia con Connie e piange.
Spuntano altre ipotesi: Lancia, ripensando ad altri episodi, pensa ad un’idea che può legare l’omicidio al dittatore libico Gheddafi. Barchitta si sforza di rintracciare qualche altro da cui partire. Lancia chiede a Mason, che ama ancora la moglie, se abbia una possibilità di risalire al signor Blanchard. Poi Mason prega il fratello di mandargli da Cleveland dei documenti che forse potrebbero aiutare le indagini e il giorno dopo il suo ufficio viene messo sottosopra da sconosciuti, che evidentemente vogliono impossessarsi delle carte richieste da Malta, ma non li trovano: prudenzialmente sono stati portati da un’altra parte. Con un percorso complicato vengono portati personalmente a destinazione da una segretaria. Ritorna l’ombra della Cia: La Blanchard sapeva qualcosa che aveva minacciato di rendere pubblica? Un ginepraio. Riemergono altri fatti, come quello di Sigonella, della nave da crociera Achille Lauro, l’uccisione di Leon Klinghoffer da parte di terroristi palestinesi. Intanto Mason ha raccontato la sua storia con Connie, commuovendosi; in albergo legge alcune lettere spedite da Connie, in cui lei fa sapere di avere avuto a suo tempo un bambino e tante altre circostanze. Non posso, non devo svelare tutto il libro, che è davvero avvincente: Lancia vi semina briciole di cultura e una conoscenza profonda della nobiltà, di personaggi, di luoghi, di situazioni, di episodi, di amori vecchi e nuovi in alcune casate. Non c’è una pagina di troppo, una che annoi il lettore. In una conferenza-stampa richiesta da Connie in una lettera all’ex marito, l’avvocato di Cleveland, una giornalista esprime il suo dissenso e Peter Gomez giunto da Milano con Piero Colaprico, prende il microfono e dice che l’attendibilità di Corrado Lancia è nota e che se la collega non crede a ciò che è stato detto può andare a quel paese.

Colaprico al Teatro Gerolamo

Gomez è un cronista serio e coraggioso, dice pane al pane e vino al vino. Ed è autore di libri d’inchiesta. Quando Lancia ha convocato i cronisti italiani, da lui conosciuti durante il suo precedente lavoro nel capoluogo lombardo non ha esitato. Anche l’avvocato Mason esprime la sua fiducia in Corrado, investigatore esemplare, generale di brigata dei carabinieri a riposo, che ha diretto per molti posti delicati operativi e di comando in Italia e all’estero, dove tra l’altro è stato Capo di Stato Maggiore del contingente italiano in Iraq. A realizzare questa ed altre opere si è anche divertito; e il risultato è davanti agli occhi di chi legge. Un romanzo con l’architettura solida, senza orpelli, senza luoghi comuni, senza enfasi. Alla figura di Corrado Lancia a un certo punto si accompagna quella di Ottoline Morrell, sovrintendente capo di Scotland Yard, duchessa, conosciuta da Corrado Lancia a Firenze, in casa Frescobaldi trent’anni prima. Un romanziere con il sangue blu e con la penna agile e appassionante.

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