Pagine

Print Friendly and PDF

mercoledì 3 gennaio 2024

Dolce & Gabbana ad Alberobello





GLI STILISTI IN VIA MONTE PERTICA NEI TRULLI DI MARIA MATARRESE





Maria Matarrese e Filippo Lasorella

Dopo quella di Alberto II di Monaco,
visita delle celebrità della moda ai
fischietti e alle telerie storiche. Folla,
applausi, curiosità vicino alla chiesa
con il tetto a cappuccio.














Franco Presicci
 
Dopo il principe di Monaco e il suo seguito tra il popolo dei fischietti in terracotta di Maria Matarrese, ad Alberobello, ecco Dolce & Gabbana. Una visita inattesa e graditissima dalla padrona di casa, che come al solito è stata all’altezza della situazione: ha conversato, scherzato, accompagnato gli ospiti tra i suoi 8000 e più esemplari, che tiene ben ordinati sugli scaffali.
Scaffale di fischietti
Le personalità continuano dunque a varcare la soglia dei trulli di Maria, abitati da tutti questi personaggi dalla rilevante intensità espressiva, tra cui l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nell’atto di cucire la bandiera italiana, che a suo tempo qualcuno voleva dare alle fiamme; Silvio Berlusconi, con il suo sorriso accattivante; Antonio Di Pietro, nella sua toga di magistrato agguerrito, Maurizio Costanzo, sornione, con la sua cartella in mano; Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, colti nei loro atteggiamenti abituali; e vescovi, parroci di campagna rubicondi immersi nella vasca da bagno con il tricorno in testa; miti del calcio; e una fauna interminabile, dal gallo canterino, solenne, dominatore del pollaio, orgoglioso della sua cresta rossa, dal passo superbo, cadenzato, simbolo del risveglio e della resurrezione. E’ tale la varietà delle figure, vestite di colori elementari senza sfumature e dotati di divertente vena satirica, che la curiosità è incontenibile. Ecco ancora il netturbino con la sua scopa; la famiglia che va in vacanza con l’auto ingombra dentro e fuori e il guidatore quasi attaccato al volante come avesse paura di guidare.
Carabinieri
E’ la fantasia di Vito Moccia, che ha vinto diverse volte la Sagra nazionale del fischietto in terracotta di Rutigliano, città a un quarto d’ora da Bari; di Filippo Lasorella, che ha le mani d’oro in pasta chissà da quanti anni… Per la cronaca, la Sagra si svolge il 17 gennaio, occasione della festa di Sant’Antonio Abate, che ha in programma la benedizione degli animali, il corteo dei cavalli e la comparsa in alcune strade di bancarelle “pattugliate” da carabinieri riprodotti con il pennacchio e non e con il “salterio” sul sedere; da vigili urbani, attorniati da tante altre immagini spassose, come il medico con lo stetoscopio nel taschino, il farmacista dietro il bancone, il prete, il sindaco, il maresciallo dell’Arma baffuto e con le mani che puntellano i fianchi nell’atto di imporre un ordine: le autorità del paese da sempre prese per i fondelli garbatamente, con simpatia, con arguzia, levità che sposa il sacro con il profano.

I partecipanti, alcuni dei quali impreziosiscono il mondo di Maria Matarrese e Claudia Caporaso, in via Monte Pertica 9, ad Alberobello, meritano di essere citati tutti, e lo faremmo con vivo piacere, se le pagine dei giornali fossero di gomma. Non lo sono e noi per primi ce ne rammarichiamo.
Via di Alberobello

Quando si entra in questi bellissimi trulli di Maria e Claudia, così ricchi di manufatti bizzarri, lo spirito si rinfranca, per l’allegria che essi sprigionano. I turisti e anche i nostri connazionali provenienti da ogni parte, da Milano, da Firenze, da Vicenza, da Canicattì…, li guardano con evidente interesse, li godono e li lodano, interrogano Maria con il desiderio di scoprire la loro origine, il modo in cui il figulo trasfigura la terra secondo la sua inventiva, ottenendo risultati che qua e là hanno valore di sculture.

Me lo immagino Vito Moccia mentre modella l’argilla con abilità e la fantasia fertile, e inforna l‘insieme di terra, aria, acqua, fuoco, ricavando il fischietto, lo strumento che - scrisse Leonardo Mancino, coltissimo dirigente scolastico a Macerata e poeta - con il quale si esprime la voglia di dare soffio vitale ai propri sogni. Lo rivedo, il mio amico Gianni, zufolare sotto l’ulivo nella sua campagna di Martina, quando non ha di fronte uno dei suoi libri preferiti.
Opera di Vito Moccia

Anch’io ho la passione per questi giocattoli che hanno tanti appassionati per il loro colore e per la forma buffa, nati da una mano capace di estrarre il meglio dalla creta. Spesso artisti sono quelli che creano nelle botteghe di Caltagirone, Bassano del Grappa, Grottaglie, Rutigliano, Cutrofiano. A Noci il mio amico Vito Plantone, legatissimo al paese e orgoglioso del suo centro storico, lindo, ricco di fiori, ordinato, architetture affascinanti, scoprì una piccola fucina di fischietti. Mi invitò ad entrare, scelse un pagliaccio suonatore di mandolino e me lo regalò, sapendomi patito di quegli oggetti. E fu contento quando lo vide nella mia vetrinetta ben fornita sistemata quasi all’ingresso di casa. A Vito avevo parlato spesso del “santuario” di Maria Matarrese e di Claudia Caporaso. E un giorno, avendolo ospite a Martina Franca, mi chiese di farci un salto. Maria fu più cerimoniosa del solito e per manifestare il suo piacere nel vederci, donò a lui un Topolino e a me un Paperone presi da una parete che li teneva appesi.
Fischietti


Non so più quante volte, nelle mie rimpatriate in Valle d’Itria, sono andato da Maria Matarrese, una signora cortese, ospitale, spontanea, intelligente, comunicativa Ci sono andato sempre volentieri non soltanto per ammirare questi racconti dai colori squillanti, che un tempo venivano regalati come offerte d’amore e simboli di fertilità dal giovane alla fanciulla del cuore, ma anche per ascoltare dalla voce di Maria la sua storia personale e quella della sua bottega, che esiste da 65 anni, per cui ha ricevuto dalla Regione Puglia il riconoscimento di attività d’arte.

Ne passano tanti da qui, di manufatti provenienti prevalentemente dai maggiori e migliori ceramisti di Rutigliano. Maria li conosce uno per uno e a richiesta snocciola la loro bravura con competenza e sentimento. Qualche esemplare lo ha persino portato in Giappone, dove ha diversi amici ed estimatori. Periodici del Sol Levante l’hanno intervistata, corredando l’articolo con fotografie e al termine della lunga scalinata che conduce a lei è arrivata anche una televisione di quel Paese. Le ho chiesto: “Maria com’è nata questa tua amicizia con i nipponici?”. La mia telefonata l’ha raggiunta in Valle d’Aosta e non ha potuto dilungarsi. “Cominciarono a venire alla spicciolata, chiedendo di vedere le mie telerie artistiche; poi ne vennero altre a gruppi; poi il via vai diventò sempre più folto e passando il tempo venni invitata a visitare il Paese del Sol Levante. Vi Incontrai un sindaco, che mi regalò il kimono appartenuto alla madre, io a lui un bellissimo fischietto, ignorando che in quella terra i regali non si ricambiano. Un giorno fuori del mio negozio facemmo una festa con i giapponesi, io indossai il kimono, fra la curiosità dei turisti e dei miei concittadini”.
Al centro prete con tricorno

“Ne hai conosciuti, di personaggi”. “Già. Tra questi anche il colonnello Morici, che faceva le previsioni meteorologiche in televisione. Recentemente, come sai, Alberto II di Monaco, che ho accompagnato persino sui tetti dei miei trulli per consentirgli uno sguardo più ampio di Alberobello. Anche a lui ho raccontato la millenaria tradizione dei fischietti; e lui mi ha ascoltata con molta attenzione”. A Maria piace raccontare: la creatività dei figuli, la loro capacità di modellare l’argilla, imprimendole l’aspetto stravagante, ispirato dalla osservazione della realtà quotidiana trasfigurata dall’ironia mai offensiva, mai obliqua. Il fischietto è un elemento ludico, ma anche un soprammobile. Artefici come Vito Moccia, ripeto, sono veri maestri dell’arte della terracotta. Nel fischietto, per Leonardo Mancino, c’è storia, folklore, tradizioni popolari, cultura, poesia e altre cose.

Non si possono descrivere le passioni – ha detto una volta qualcuno - si possono solo vivere. Io cominciai a vivere la mia quando una sera il pittore Filippo Alto, in una delle tante riunioni della nostra compagnia, oggi sciolta per motivi naturali, spacchettò un involucro, rivelando un elemento della banda dei carabinieri. “Te lo regalo”. Aveva acquistato l’intera orchestra e quello era un doppione, che non aveva notato al momento dell’acquistato. Io ne avevo comperato uno quando avevo 15 anni su una bancarella durante una festa in onore di San Cataldo. Era frutto di un artigianato approssimativo, ciononostante, lo conservo ancora come ricordo di un’età scomparsa. Filippo mi disse che se ne volevo saperne di più, potevo andare in agosto a Ostuni, dove, dal ’78, per iniziativa di Peppino Carella, si svolgeva la Mostra-mercato del fischietto, nella quale convogliavano artisti di ogni parte d’Italia. Fu lì che vidi per la prima le opere di Filippo Lasorella, di Noè Macrì di Grottaglie, di Angela Gelli di Lecce…, rimanendo colpito dai vari soggetti, compreso un Giovanni Spadolini, molto somigliante al vero, calato nella divisa dell’Arma.
Sibilo della creta
C’era anche Nilde Iotti, se non ricordo male anche lei con le mostrine: un grande quadro-affresco di mitologie magiche, come lo definirebbe Mancino, un racconto saporoso e lungo. Mi viene in mente un brillante articolo di Michele Campione, altro innamorato dei fischietti in terracotta, che tenne anche una dotta conferenza sull’argomento. E mi viene in mente “Il garofano rosso” di Elio Vittorini, dove uno zio regala al nipote uno zufolo in terracotta, raffigurante una Madonna a cavallo. Mi viene ancora in mente la mezza giornata che passai a Rutigliano con Peppino Cito, ceramista rispettabile, persona famosa a Martina Franca. Aveva anche voglia di visitare il museo archeologico dei fischietti (comprende tra l’altro un gallo del IV secolo avanti Cristo), oltre alla marea di sibili in creta realizzati con maestria, grazie alla fantasia degli autori. Adesso Maria fa un po’ fatica a procurarseli. Il mondo dei ceramisti si spopola. Probabilmente per l’età.

Nessun commento:

Posta un commento