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mercoledì 27 dicembre 2017

Il commercialista Giacomo Lezoche


AMBASCIATORE DELLA PUGLIA


NELLA METROPOLI LOMBARDA


Lezoche sul balcone a Trani
La nostra terra era tutto per lui.

Tornava quando poteva nella sua

dimora di Trani, il cui bel

terrazzo si affaccia sul porto.

Avvertì la necessità di accogliere i

pugliesi in un sodalizio anche per

non farli sentire lontani dalla loro

culla. Era persona affabile,

disponibile, generosa, studiosa

dei problemi che riguardano la

nostra terra.




Franco Presicci



Quando conversava con Giacomo Lezoche, commercialista noto e stimato con studio in corso Venezia 8, a Milano, quasi sotto le guglie del Duomo, l’interlocutore si sentiva arricchito.
Mario Azzella e Nino Palumbo
Giacomo parlava della sua Trani, dove aveva una splendida casa, acquistata da una famiglia di pescatori e restaurata con sapienza; dei suoi rapporti con lo scrittore suo concittadino Nino Palumbo, emigrato giovanissimo, nel ’39, a Milano, dove si laureò con sacrifici in economia e commercio, abbandonando nel ‘51 bilanci e questioni tributarie, per trasferirsi a San Michele di Pagana, in Liguria, interessato prevalentemente ai suoi libri: nel ’57 “Impiegato d’imposte”, che vinse il Premio Deledda; nel ’66 “Il Giornale”, pubblicati da Mondadori; nel ‘62 “Le giornate lunghe”…; e ai contatti con eminenti esponenti della letteratura, tra cui Elio Vittorini, con il quale tenne una fitta corrispondenza (fu anche direttore della rivista “Diogene”…). Lezoche rispolverava le vicende dei corregionali in Lombardia; la storia dell’associazione pugliesi, atto di nascita il 1921, seconda sede via Torino 34, telefono 83974; mostrava documenti, lettere, fotografie, opuscoli, giornali, come “Terra di Puglia”, il cui primo numero uscì nel giugno del 1930…
Lezoche e Zecchillo all'arrivo del pesce
Si soffermava anche sul vino delle nostre parti, in particolare quello di Trani, sostenendo che era già largamente affermato negli anni 1880-1900, “come dimostra l’accenno che il noto commediografo Carlo Bertolazzi ne fa esplicitamente nella fortunata opera teatrale in vernacolo ‘El nost Milan’ (1893), quando, per dire che una brutta sbornia si era sciolta ricorreva all’espressione “El Trani l’è passàa“. i trani a Milano erano i locali, che, aperti dai tranesi, sono stati celebrati in un bel libro, “Il trani di via Lambro”, di Vincenzo Pappalettera, e cantati da Giorgio Gaber in “Trani a go go”, dove ”si passa la sera scolando barbera”. Lezoche aveva una memoria inossidabile e provava piacere a riferire i dettagli di fatti, situazioni, figure. Per esempio, Peppino Strippoli, che dagli anni ’50 agli ’80 inaugurò cantine, trattorie, ristoranti (famoso “’Nderr’a la lànze”, in piazza Santo Stefano, vicino all’università Statale) e il supermercato del vino a Saronno, molto frequentato non solo da pugliesi, ma da tanti lombardi, giornalisti, imprenditori, pittori, che lui sapeva attirare con iniziative interessanti, protagonista la Puglia. Una sera organizzò una manifestazione con cinque o sei bellissime ragazze che pigiavano l’uva con i piedi in un’enorme botte, rinverdendo i giorni della vendemmia di una volta. Strippoli era di Cerignola, ma barese d’adozione. Aveva numerosi amici, tra cui il regista cinematografico Gillo Pontecorvo, e mille idee.
Zecchillo e Lezoche al porto di Trani
Nell’agosto del 2003, Giacomo mi invitò a pranzo a Trani, dove incontrai il comune amico Giuseppe Zecchillo (baritono della Scala con 270 opere in repertorio, applaudito nei maggiori teatri del mondo, dal Coven Garden al Metropolitan), che era suo ospite. E tra un pesce pregiato e un bel piatto di spaghetti con le cozze, si poteva ammirare il porto, lo splendore della cattedrale che, dedicata a San Nicola Pellegrino, è un esempio brillante di romanico pugliese. Occasione d’oro per discutere delle attività dei nostri conterranei nella metropoli lombarda: ricordammo la prima mostra svolta a Milano dal 22 settembre al 10 ottobre del ’29, organizzata dall’associazione di allora, con 185 opere tutte ispirate al paese di origine di ciascun partecipante: vedute di Bari vecchia, pinete a San Menaio, la riviera di Rodi Garganico, un vicolo di Conversano, una noria a rustico, il litorale del Castello svevo di Trani voluto da Federico II…
Vernola, Strippoli, Alto
Il catalogo, prezzo 2 lire, era firmato dall’avvocato Alfredo Violante, che, nato a Rutigliano, aveva fondato e diretto a Bari “Il Quotidiano” e “Il Rinnovamento”. Scrisse: “…questi disegni e queste pitture formano una nota che non sarà facilmente dimenticata e richiamerà i pugliesi al dovere di tornare spesso in Puglia in amoroso pellegrinaggio e i non pugliesi a recarsi in questa terra non di soli pampini e ulivi ricca, per constatare che tutta l’Italia è fiorente di bellezze naturali per impagabile dono divino…”. Promisi a Giacomo che gli avrei regalato una delle mie due copie del catalogo; e lui mi fece omaggio di un opuscolo di Arnaldo De Palma su Umberto Fraccacreta: “Un poeta del tavoliere”, di San Severo, “la bianca città ricca di pampini, di mandorli e di ulivi…”. Fu una bella giornata, quella; e quando verso le 17 mi alzai per salutarlo si meravigliò: “Come andate già via? Io credevo di avervi a cena”. “No, Giacomo, occorrono quasi tre ore di viaggio per tornare a Martina. Poi fa buio… Sarà per un’altra volta…”.
Mazza e piastrino, opera di A. Testi esposta nel '29
“D’accordo, allora dopodomani. Peppino sarà mio ospite per altri quindici giorni e vi porto un po’ a giro per Trani e anche a vedere la mostra di Sabino Ventura”, un’artista milanese che al Nord, in una chiesetta sconsacrata vicino al Ticino, lavorava magistralmente il vetro. Il giorno dopo constatai che le foto che avevo scattato per corredare l’articolo sulla visita non erano riuscire bene, e telefonai a Giacomo per chiedergli se potevo tornare a rifarle. “Certo che puoi, ma a una condizione: che tu e tua moglie restiate almeno a pranzo”. Giacomo risiedeva a Milano dal ’57. Ebbe la sua prima casa in piazzale Cadorna 7, a due passi dalla stazione ferroviaria Nord, i cui treni corrono verso i laghi e i mondi dell’alta Lombardia. Ci abitava con un docente universitario. Ben presto avvertì l’opportunità di raccogliere i pugliesi volenterosi in un sodalizio (visto che il primo non c’era più), che tra l’altro li facesse sentire più vicini alla loro culla. Dopo due anni d’incubazione il progetto si concretizzò preceduto da un fitto scambio di lettere con Palumbo, che pur vivendo nei pressi di Rapallo non aveva reciso i legami con Milano.
On/li Aldo Aniasi e Roberto Mazzota con Giacomo Lezoche


Lo stesso scrittore fu nominato presidente; vice Lezoche. Aderirono il giornalista e documentarista della Rai Mario Azzella, uomo affabile e dinamico, tra l’altro fondatore nel ’67 del periodico “Hinterland”; il pittore Filippo Alto; gli avvocati Luigi Palumbo Vargas e Natale Radoia. Sede in corso Venezia 8, in due locali attigui allo studio di Giacomo. Scopo sociale, “contribuire allo sviluppo culturale-artistico della Puglia e all’elevazione morale e sociale dei pugliesi, nonché alla conoscenza e alla diffusione dei prodotti tipici della Puglia attraverso manifestazioni programmate senza fini di lucro”. Il 20 settembre dell’83, scomparso Nino Palumbo, il circolo assunse la denominazione di associazione pugliesi, il cui statuto prevedeva la costituzione di un centro studi, di ricerca, approfondimento e divulgazione dei valori storici, artistici, folcloristici, culturali; dei fattori economici, turistici della Puglia. Altro impegno: agevolare l’inserimento dei pugliesi nella realtà economica-sociale-culturale della Lombardia: mantenere vivi i rapporti tra corregionali e tra questi e le radici. Dopo qualche anno l’associazione, guidata da Lezoche, si trasferì in piazza Duomo 21, ingresso sotto i Portici.

Bruno Marzo
Antonio Velluto
A Lezoche, chiamato a dirigere il Cenacolo professionale Solferino, successe Bruno Marzo, un gentiluomo leccese, collezionista di francobolli e di giornali dell’800 salentino. Al Cenacolo, che accoglieva rappresentanti di tutte le regioni, si dibattevano anche temi riguardanti la valorizzazione della Puglia a Milano. “Per me la Puglia – diceva Giacomo - è tutto. Nel mio lavoro quotidiano ci sono attività che pur nascendo a Milano prendono per mia volontà la via della Puglia e viceversa. Per esempio, nei settori della pesca e dell’agricoltura, della produzione industriale in genere”. E proseguiva: “Tornerei volentieri a Trani, ma motivi familiari (la moglie, la deliziosa signora Angela; la figlia Gabriella, milanese e commercialista, la nipote Margherita, ‘il mio fiorellino’) mi trattengono qui”, dove tra l’altro aveva tantissimi amici, dal giornalista e dirigente della Rai e assessore all’Edilizia popolare Antonio Velluto, di Troia, all’onorevole Roberto Mazzotta, all’assessore del Comune di Milano, Gianfranco Crespi… Ci incontrammo più volte a Milano, in corso Venezia, tra Palazzo Serbelloni, che ospitava il Circolo della Stampa, e piazza San Babila, che respira l’aria del Duomo. L’ultima volta era un sabato e nel suo studio arrivavano, attenuati, le voci e i rumori della città. “Ti aspettavo per farti un regalo”, e mi consegnò il volume “Il Cenacolo professionale ‘Solferino’”, pubblicato nel 1988 dalla Grafischena di Fasano. Il primo capitolo riguardava l’”Emigrazione pugliese a Milano e le prime esperienze associative”, come quella di Torino, sorta nel ’21, ad iniziativa dell’avvocato Ferdinando Rango D’Aragona e intitolata a Giuseppe Massari, letterato e uomo politico tarantino amico di Gioberti e di Cavour. Giacomo Lezoche è scomparso nel 2006. La notizia mi venne data da Peppino Zecchillo per telefono. Io ero a Martina Franca e ne fui sconvolto. Ancora oggi, quando penso a Giacomo Lezoche, ripercorro tutto quello che ha fatto per i pugliesi a Milano. Era generoso: chissà quanta gente gli dovrebbe dire grazie. Quando una persona si rivolgeva a lui per chiedergli aiuto lo trovava disponibile. Uomo senza retorica e senza esibizionismi.





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