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mercoledì 6 marzo 2024

L’8 marzo il trigesimo di Michele Annese

ESCE IL SUO NUOVO LIBRO NEL GIORNO DEL RICORDO






Crispiano accorrerrà nella chiesa di
Annese mi consegna l'altro suo suo libro


Santa Maria Goretti per il sacro rito
e il giorno dopo al Teatro Comunale
per la presentazione dell’ultimo libro
scritto da Michele su personaggi e
luoghi storici della sua città.









Franco Presicci


L’8 marzo alle 18, nella chiesa di Santa Maria Goretti di Crispiano, verrà celebrata la messa di trigesimo in memoria di Michele Annese; e sabato 9, dalle 19, nel Teatro Comunale, sarà presentato l’ultimo suo libro sui luoghi storici e i personaggi del paese.
Questi appuntamenti mi danno l’occasione di ripercorrere il binomio che spesso si formava durante le vacanze estive: lui e io in giro per Crispiano a visitare le vie più importanti, le grotte basiliane, dove a Natale andava in scena il presepe vivente; la vecchia biblioteca, il centro montaliano (migliaia di testimonianze), fondati da lui, il Carnevale del Fegatino che attraversava la folla come quello di Putignano e di Massafra, con carri allegorici spettacolari, suoni e canti e figuranti in abiti sfavillanti. Michele mi presentò l’organizzatore, Ippolito, presidente della Pro Loco, che si entusiasmava al microfono, rivelando di aver ricevuto richieste dal Nord per una collaborazione proficua con altre baldorie, mentre la presentatrice urlava metafore frizzanti. Michele, com’era suo costume, se ne stava in disparte, vicino alle scale che portavano al palco, conversando con il sindaco di Maruggio che aspettava il momento per dare il saluto alla città in festa.
Annese, De Lucretiis, Santoro

Quante camminate ho fatto in compagnia di Michele Annese, e quante risate. Andavo a pranzo a casa sua e mi annunciava sempre una novità: la Sagra del peperoncino piccante a San Simone; o quella dei funghi, organizzata da Santino Basile, titolare del ristorante “C’era una volta”. Nella prima, fui imbottito di informazioni sulla storia, le caratteristiche, le potenzialità (qualcuna esagerata), sui mille usi della spezie, adorata anche da personalità di fama mondiale. Nella seconda, fui stupito da montagne di boleti commestibili, che mi riportarono alla mente alcune pagine di Enzo Tortora pubblicate come presentazione di un libro sull’argomento: “Fungo viene da ‘defungo’, diceva mio nonno, e non ne mangiava. Funerale viene da ‘fungi’, o ‘fungus’: persino i romani battezzarono i funghi con le campane a martello”. Ma di fronte a queste meraviglie anche l’avo del coltissimo presentatore avrebbe ceduto. Intanto lui, il conduttore di Portobello e di tantissime altre trasmissioni anche su Antennatrè, si proponeva di scrivere alla maniera di Indro Montanelli una storia d’Italia con protagonista il fungo, forse anche per convincere i renitenti intimiditi dai morti per funghi per volontà di brutti ceffi o per ignoranza: un fungo bello a vedersi può nascondere il pericolo; ma è risaputo che nei boschi bisogna andare con sapienza. Quella sera, a un tavolo di “C’era una volta”, feci una scorpacciata di boleti ottimamente preparati, senza pensare a Poirot o a Montalbano o Biancaneve.
A un’edizione della festa “d’u puperùsse asquande” volevo disertare. Michele mi telefonò dicendomi che con uno “stand” era presente il professor Biagi dell’Università di Pisa, notissimo esperto a livello internazionale della materia. Potevo dire di no? Rinunciai al film western che volevo vedere in televisione, mi misi in macchina e corsi a Crispiano. Michele trovava sempre il modo per convincermi, senza insistere. Era persona delicata, rispettosa, intelligente, gioviale, curiosa.
Lo incontravo sempre molto volentieri. Tra l’altro era coltissimo, ma non si sedeva mai in cattedra. Anche alle serate culturali dell’Università del Tempo libero e del Sapere, grazie ai potenti mezzi moderni, da Milano lo vedevo aggirarsi nella sala prima che si accendesse il microfono, per controllare che fosse tutto a posto e poi, mentre la moglie Silvia si preparava alla sua dotta conferenza su Dante o Petrarca, se ne stava in piedi in fondo alla sala.
Annese, Lenoci, Presicci

Alla sagra del peperoncino mi presentò il professor Biagi, che mi illustrò la tavolozza di spezie ”asquande” in polvere che aveva disposto in decine di piatti su un ampio tavolo del chiosco con la scritta “Peperoncini nel mondo”. La stessa sera mi presentò un cestaio che intrecciava i suoi vimini sotto gli occhi del pubblico; e Giorgio Di Presa, erborista e presentatore simpatico e vivace; uno “chef” che cucinava con arte la pasta e fagioli al peperoncino; il dottor D’Addartio, presidente dell’Associazione “Habanero” di Oria, che ci descrisse l’abitudine di molti di spargere la spezia ovunque, mentre gustava le orecchiette al sugo con il peperoncino preparato da una signora ottantenne molto socievole, spiritosa e garbata. Poi, sollecitato da me, il medico tenne una lezione sulle origini cilene e messicane del diavolicchio. Dopo la cena, ci infilammo fra la folla, che fluttuava dalla chiesa di San Simone fino all’inizio di via Martellotta, colpiti dalle persone che facevano la ronda godendosi il gelato o le friselle piccanti.
Dietro molte manifestazioni a Crispiano c’era lui, Michele: convegni, presentazioni di libri, esibizioni del gruppo musicale Crispianapolis, di cui faceva parte un suo collaboratore in biblioteca, Tonino Palmisano, pomeriggi e serate in questa o quella masseria; incontri con gli autori di libri (Alberto Bevilacqua ed altri) in una sala della biblioteca “Carlo Natale”, un sacrario. A proposito della biblioteca, potrei ormai dire tante cose, compresa la sua storia, che lo ha come protagonista, approfondita anche con la lettura di migliaia di ritagli di giornali inclusi nel suo volume “La biblioteca di Crispiano”, edito dalla casa editrice Schena. Alla presentazione furono presenti, fra gli altri, l’onorevole Luciano Violante e il compianto professor Franco Punzi, presidente del Festival della Valle d’Itria, che quando mi telefonava per dirmi la data dell’approdo del Festival al Piccolo Teatro di Milano, aggiungeva: “C’è anche Michele”. Michele, con la moglie Silvia, non mancava mai né a questo né ad altri eventi culturali. Uomo apprezzatissimo, amato, ammirato, preso ad esempio, Michele mi fece conoscere il grande fisarmonicista Vito Santoro e poi me lo fece incontrare tante volte, l’ultima a casa sua, per un’intervista sulla rifioritura delle serenate, alimentata da questo prim’attore, che lo venerava. I collaboratori della Biblioteca Michele lo seguivano con rispetto e lealtà. Quel sacrario è stato un fiore all’occhiello, grazie a lui.
Annese parla a Martina Franca

Un giorno, dopo aver cercato inutilmente dappertutto, a Taranto, a Martina, altrove, un vecchio libro di Giacinto Peluso, lo trovai in piazza Roma, sede della Biblioteca. Una sera, seguendo l’onda dei visitatori della sagra “d’u diavulìcchie”, accennai a un libro del parroco della chiesa di san Gabriele Arcangelo di San Simone, don Romano Carrieri, colsi un’occhiata di Michele a una sua collaboratrice e dopo mezz’ora il libro era nelle mie mani.
Se ho conosciuto molte delle cento masserie di Crispiano lo devo a lui. Mi invitò Alla Monti Del Duca quando Giuseppe Giacovazzo, già direttore de “La Gazzetta del Mezzogiorno” e già uomo Rai, parlò nel cortile sopraffatto dal pubblico del suo libro “Puglia il suo cuore”, che inizia: “Ma chi siete voi pugliesi? Che idea avete di voi? Cosa pensate delle altre genti del Sud? In che cosa vi sentite diversi da loro?”. Michele lo aveva già letto e me lo regalò.
Annese e il notaio Aquaro

“Vieni?”. Certo, Michele. Giacovazzo parlò anche di Padre Pio, di Aldo Moro - di cui a suo tempo aveva organizzato le campagne elettorali – riempiendo il discorso di episodi, alcuni divertenti, tenendo sempre alta l’attenzione dell’uditorio. Alla Pilano ci andai con Donato Plantone, che di Crispiano era stato segretario comunale. Facemmo fatica ad arrivarci, perchè il mio accompagnatore aveva ricevuto indicazioni confuse; ma quando superammo la soglia del complesso quella fatica ci sembrò ben spesa per l’interesse suscitato dall’iniziativa, che comprendeva donne che filavano la lana alla maniera antica, altre che facevano lavori a maglia, il cestaio, uno scultore che realizzava don Chisciotte con fili metallici e persino un paio di uomini vestiti da briganti, con tanto di fucili a tracolla. In quell’occasione potetti osservare una macchina che trasformava le stoppie giallastre in covoni.
La prima masseria che mi fece visitare fu la Lupoli, di cui conservo gelosamente molte foto: la chiesa, il museo della civiltà contadina, la vecchietta con il bastone accomodata su un sedile di pietra, gli ulivi... Successivamente mi invitò a cena alla masseria Belmonte, dove su una parete è dipinta la cattura del brigante Cosimo Mazzeo, detto Pizzichicchio, nato nel gennaio 1837, di mestiere contadino, avvistato e inseguito, si rifugiò nella gola del camino della struttura rurale, ma nel 1864, acciuffato, fu condannato a morte.
Annese e Donato Basso

Quante cose ho imparato grazie a Michele, un amico schietto, sempre pronto a venire incontro alle esigenze degli altri, prezioso come segretario generale della Comunità Montana, anima e cuore della Biblioteca Carlo Natale, motore di tante attività. A una sua volenterosa e tenace collaboratrice, Anna De Marco, affidò il compito di guidare le visite agli asini di Martina Franca, che abitano nella masseria Russoli; altre danno una mano con entusiasmo all’Università. Michele sapeva scegliere molto bene l’equipaggio.
E adesso? Si sarebbe chiesto lo scrittore Hans Fallada. Adesso lui non c’è più, portato via in poco tempo da un male terribile e maledetto, ma restano le persone che ha scelto per la continuazione di alcune sue opere. Il giornale, per esempio.

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