Pagine

Print Friendly and PDF

mercoledì 6 aprile 2016

La bella avventura dei professori Franco Marasca e Mario Pernice


DA LONDRA A FOGGIA A BORDO DI UN TAXI



Acquistato a Edimburgo per 7 milioni, era un gioiello. Marciò spedito tra saluti, baci volanti, applausi da chi incontrava, soprattutto dai giovani, sui piazzali di sosta e agli autogrill. Un viaggio tra gioia e timori conclusosi con un trionfo. Avrebbero voluto girare l’Europa, ma si stavano riaprendo le scuole.















(Franco Presicci) Fu una passione improvvisa quella di Franco Marasca e Mario Pernice, il primo insegnante d’inglese; il secondo di storia dell’arte, per i meravigliosi taxi di Londra.
Durante una vacanza nell’agosto del ’91 nella città attraversata dal Tamigi ne videro a decine incolonnati ad un semaforo, li osservarono, si scambiarono un’occhiata e s’intesero. Il viaggio di ritorno a Foggia l’avrebbero fatto guidandone un esemplare. Nessun indugio. Chiesero a destra e a manca dove avrebbero potuto soddisfare la cotta; e di indirizzi ne ebbero, ma ovunque il costo non scendeva al di sotto dei 10 milioni. “Andate a Edimburgo: lì sicuramente troverete quello che cercate - suggerì alla fine qualcuno – Da quelle parti il mercato è meno esigente”. Ed eccoli ad Edimburgo, una delle città più visitate, nota per aver dato i natali al filosofo ed economista Adam Smith, all’attore Sean Connery, ad Arthur Conan Doyle, padre di Sherlock Holmes; per il Castello dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, per il festival del teatro apprezzato in tutto il mondo... Qui altre sgambate, perché un taxi in vendita non era certo facile da scovare.
Franco Marasca con Renzo Arbore
Ma, come si sa, la fortuna assiste chi s’impegna, e come per incanto comparve “Edimburgo 443”, 10 anni, 300mila chilometri all’attivo, motore Austin, 2520 centimetri cubici, colore nero, targa ASG 55W, prezzo 7 milioni. Affare fatto. Consegna a settembre: anche se la macchina godeva di buona salute, una guardatina bisognava pur darla, per sicurezza.
E arrivò il giorno sospirato, accompagnato però da qualche legittima preoccupazione: “E se ‘Edimburgo’ non ce la fa, dove andiamo a sbattere la testa? Deve percorrere 3mila chilometri, che non sono uno scherzo. E’ anzianotto, quegli anni per un taxi non sono pochi. Può perdere fiato, bloccarsi, lasciandoci a piedi. E poi?”. Dovete andare tranquilli, siete su un mulo di ferro, vedrete che non sarete delusi, risposero alcuni tassisti con i quali si erano confidati. Si fidarono, ingranarono la marcia e via verso l’Italia.
Mario Pernice
A Doncester li aspettava una scena da teatro comico: nell’abitacolo si trovava momentaneamente solo Mario Pernice, quando un tale aprì la portiera, si sedette sul divanetto posteriore e indicò l’indirizzo al quale era diretto. Pernice cercava di spiegargli che il taxi era fuori servizio, aveva altra destinazione, privata e non pubblica; ma non conoscendo una sola parola di inglese non riusciva a farsi capire nemmeno con i gesti dall’altro, che, persa la pazienza, alzò il tono della voce, si agitò, tanto che, se non fosse sopraggiunto Franco Marasca a spiegare l’equivoco, la situazione avrebbe richiesto l’intervento del poliziotto di quartiere. Il battibecco finì dunque in una bolla di sapone, il mancato cliente si trasferì su un altro taxi e i due professori, tirando un sospiro di sollievo, partirono.

Erano entusiasti. Stavano vivendo un’esperienza invidiabile, passando da un posto ad un altro ricevevano saluti, baci volanti, fischi di acclamazione, complimenti per la bellezza fiera di “Edimburgo”. Ma a Dover, mentre stavano per imbarcarsi, si risvegliò la paura: il taxi aveva sputato acqua. “E adesso? Questo, sì, che è un guaio serio. Chi ci salva? E’ sabato, dove andiamo a rintracciare un meccanico aperto e disponibile? Avremmo fatto meglio a metterlo su un treno…”. Povero “Edimburgo”, stava facendo il suo dovere e gli toccava prendersi una colpa che non aveva. E non ne avevano neanche i due piloti (al volante facevano i turni): chi aveva versato il liquido aveva esagerato e il radiatore aveva vomitato il superfluo. “Tutto qui, può capitare”, predicarono i presenti. Peccato veniale.

Piero Lotito
I timori si riaddormentarono, e Franco e Mario ripresero la marcia, facendo tappa a Milano, dove sul piazzale di fronte al Castello Sforzesco, furono circondati da una piccola folla, che voleva sapere tutto di quel gioiello, la sua provenienza, le sue caratteristiche. Poi telefonarono a Piero Lotito, ammiratore delle auto d’epoca, giornalista attento e scrupoloso.
Lotito, foggiano anche lui, non si fece attendere, e l’equipaggio gli somministrò un’ampia dose di notizie sull’impresa che si stava svolgendo in quell’altalena di esultanza e di dubbi. Piero prese nota, si congratulò con loro, elogiò il taxi, dicendosi certo della bontà delle sue prestazioni. Taxi di quel tipo ne aveva visti e li considerava monumentali. Si congedò e i due amici, dopo un ultimo sguardo fugace al maniero, la cui storia s’intreccia con quella della città; e a via Dante che sfocia in piazza Cordusio, sfiorando il Teatro Strehler, riaccesero il motore.

Mario Pernice e Franco Marasca e il taxi
A Melegnano imboccarono l’autostrada e “Edimburgo” continuò a recitare il ruolo di mattatore, dando l’impressione di essere consapevole della sua qualità di oggetto del desiderio. Nei pressi di Pescara, fermi in una stazione di rifornimento, per fare il pieno e bere un caffè, Marasca e Pernice notarono un camionista inglese alto e robusto, biondo, testa pelata, in maniche di camicia, gli occhi fissi su “Edimburgo 443”. Cinque minuti dopo il motivo dell’attrazione venne spiegato: il padre del conducente del “bisonte” faceva il tassista e guidava proprio un confratello di quel campione. Aggiunse che non avrebbe mai potuto pensare che un giorno l’avrebbe visto circolare in un paese lontano dal suo.

Di nuovo in pista. “Edimburgo 443” andava spedito. Fagocitava l’asfalto con un rumore lieve che era musica per le orecchie dei padroni. Finalmente ecco la sagoma di Foggia, che si avvicinava velocemente. Franco e Mario avvertirono la stanchezza. Varcato il casello, entrarono in città, ne percorsero un tratto.

Antonio Velluto
Al termine del viaggio, un trionfo. “Edimburgo” fece colpo su tutti. Per i due docenti abbracci, pacche sulle spalle, acclamazioni, come se fossero corridori al traguardo del “Tour de France”, o assi su bolidi all’autodromo di Monza. L’avventura si concluse, quindi anche la festa. “Avremmo voluto girare tutta l’Europa con ‘Edimburgo’, ma non avevano più tempo. Le scuole stanno per riaprirsi. Chissà, magari l’anno venturo”. Ci fu chi si offrì subito di essere arruolato. “Vedremo”. Lessero l’articolo di Lotito sul “Giorno”, corredato da una foto che li ritraeva appoggiati alla “star”, e ne furono contenti. Lo lessi anch’io, quel pezzo, e l’ho riletto. Un pezzo da antologia.

Il duo, ricco di cultura e di umanità, è scomparso, ma a Foggia lo ricordano sempre con grande affetto anche per le opere che ha lasciato. Mario era pure scultore, autore tra l’altro di portali bronzei per chiese non solo della Capitanata: artista di alto livello, tanto che suoi lavori si trovano in molte collezioni. Franco, plurilingue (bravissimo tra l’altro a parlare il russo), fondatore di una casa editrice (le Edizioni del Rosone), che oltre a centinaia di libri sulla Puglia stampa ancora oggi tre periodici: “Il Rosone”, il “Provinciale”, “Carte di Puglia”, grazie alla moglie Falina, professoressa di lettere, e alla figlia Marida, laureata in materie bancarie. Era nato a Troia, città dalle sette vite come i gatti: tante volte distrutta e altrettante volte rinata. Persona gentile, riservata come Mario, soggiornò a Milano, dove “Il Rosone” fu battezzato, padrino il compianto Antonio Velluto, giornalista alla Rai, detto “il principe” per i modi garbati.

Non so se poi quel viaggio nei Paesi europei lo abbiano realizzato. Non ho fatto in tempo a chiederlo a Franco Marasca (che stimavo come uomo e come professionista). E non gli ho chiesto neppure notizie del destino di “Edimburgo 443”, il taxi che sapeva dare spettacolo.

2 commenti:

  1. francopresicciwww.francopresicci.it7 aprile 2016 alle ore 08:36

    Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

      Elimina