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mercoledì 5 luglio 2017

I fasti del Circolo della Stampa di Milano






UNA STORIA LUNGHISSIMA E RICCA

 

INIZIATA A PALAZZO SERBELLONI

 


Nell’albo d’oro sono scritti i nomi di Ferruccio Lanfranchi,

 

il fondatore, Renato Simoni, il primo presidente, Luigi

 

Einaudi e altri.

 

Nei saloni vasti, luminosi, con arazzi alle pareti e sui

 

soffitti, si svolsero manifestazioni di

 

altissimo livello.

 



Franco Presicci



Un po’ di nostalgia per Palazzo Serbelloni, corso Venezia 16, i vecchi giornalisti ce l’hanno. E non solo per le feste che vi si svolgevano, come quella di un paio di settimane prima di Natale per lo scambio degli auguri tra cronisti, magistrati, ufficiali della finanza e dei carabinieri, poliziotti…
Gerardo Placido
con le luci che si spegnevano alle quattro del mattino e gli organizzatori, Paolo Chiarelli, Sergio Stimolo… del “Corriere della Sera”, che andavano a letto più che soddisfatti per aver mantenuto la manifestazione all’altezza del luogo: il Circolo della Stampa. Fra le tante serate indimenticabili, quella in cui dette il meglio di sé nella veste di presentatore il bravissimo attore di cinema e di teatro Gerardo Placido,
applaudito calorosamente anche da un giovane e frizzante Francesco Salvi, poi arruolato in “Un medico in famiglia” e in altri sceneggiati e film; e quelle dedicate alla presentazione di un volume di straordinarie immagini della Puglia, a cui assistettero più di 500 persone debordanti in una sala attigua;
alla celebrazione dei 700 anni di Martina Franca, stimolata da Francesco Lenoci; e alla figura di un altro Lenoci, Guido, uno dei più grandi galleristi europei scomparso da anni (fece conoscere all’Europa Soldati e Meloni).
Francesco Lenoci al Circolo della Stampa


Al Circolo si andava dunque per partecipare a grandi eventi, ma anche per pranzare con colleghi o amici nel prestigioso ristorante, concludendo con un caffè al bar, di fronte all’ingresso, se non si preferiva sorseggiarlo a tavola. Si racconta di giornalisti che quando imboccano corso Venezia, costellata di palazzi liberty (Bovara, Castiglioni), stile già trionfante da queste parti quando all’Esposizione Internazionale del 1906 ebbe un tripudio, non possono fare a meno di sostare un attimo davanti a questo scrigno di ricordi. Non se la prenda dall’ al di là Ferdinando Bocconi, a cui si riconoscono molti meriti, compreso quello di aver fatto costruire, nel 1908, su progetto di Antonio Citterio, l’edificio destinato ad accogliere il Circolo della Stampa nel 2006, dopo aver voluto, nel 1902, l’Università di via Sarfatti. Assieme al fratello Luigi, con il commercio di stoffe in piazza Sant’Ambrogio era diventato ricco e famoso e aprì sedi non solo in Italia; nel 1865, una bottega di sartoria in via Santa Redegonda e nel 1889 un’altra attività in piazza Duomo con un nome da palingenesi, “La Rinascente”, suggerito da Gabriele d’Annunzio.
Ritratto di G.Afeltra al Circolo della Stampa
Lunga e ricca la storia del vecchio Circolo, sorto per scopi culturali, ma anche per agevolare l’affiatamento tra i giornalisti e tra questi e altri ambienti. Non ci volle molto. Redatto lo statuto, composto il comitato, tracciate le caratteristiche del presidente, che doveva possedere elevate qualità morali e intellettuali, si scelse Renato Simoni, giornalista, critico e autore di testi teatrali, regista… L’idea sembrò naufragare ai primi contatti con il designato, ma alla fine la resistenza cedette, e il commediografo nominò presidente onorario Luigi Einaudi, il quale il 17 dicembre del ’51 tagliò il nastro inaugurale, affiancato dal ministro Gonnella in rappresentanza del governo; da Vittorio Emanuele Orlando, giurista e uomo politico; da Leonardo Azzarita, consigliere delegato della Federazione nazionale della Stampa e da altre personalità. Da allora la dimora culturale dei giornalisti ospitò anche incontri di livello internazionale: il 17 maggio del ’56 tra il capo dello Stato Giovanni Gronchi e il presidente della Confederazione svizzera Feldmann; il 23 giugno del ’59 tra lo stesso Gronchi con il generale De Gaulle… Tra le figure che più di ogni altra si dettero da fare per costruire quest’emblema dell’informazione lombarda, fu Ferruccio Lanfranchi, capocronista del quotidiano di via Solferino nel dopoguerra, promotore fra l’altro del Poliambulatorio Balzan della categoria…, uomo generoso e infaticabile nello sforzo di garantire prestigio alla professione; fedele al motto, “Giornalismo e verità”, tema di un convegno nel ‘60.
Arazzo nella Sala del Caminetto
Una storia, quella del Circolo, fatta anche di progetti discussi nelle sale del caminetto, degli Affreschi; nel salone d’onore; o seduti a un tavolo della biblioteca…; di conferenze; battesimi di giornali; dibattiti, tra cui quello “Su giudice istruttore nel processo civile” dell’1 giugno del ’53, moderatore il Primo presidente della Corte di Cassazione Fula; e in tempi meno lontani quelli con Walter Tobagi, presidente dell’Associazione Lombarda dei giornalisti e inviato speciale del “Corriere della Sera” vigliaccamente assassinato il 28 maggio 1980 da un dai terroristi della “brigata 28 Marzo”. Un delitto atroce che procurò molto dolore a Milano, provata da altre brutalità. I risplendenti, spaziosi saloni di corso Venezia 16 accolsero prelati e illustri esponenti della cultura: il cardinale Giacomo Lercaro, l’amato arcivescovo di Bologna, di cui si ricorda, tra l’altro, l’omelia di condanna dei bombardamenti sul Vietnam (terminati nel ’75 con la caduta di Saigon) pronunciata l’1 gennaio ’68 alla prima Giornata per la pace nella città felsinea; Guido Piovene, che il 13 dicembre del ’59 ricevette il “Premio Rezzara” da Eligio Possenti, scrittore e critico teatrale, direttore de “La Domenica del Corriere”… La memoria degli anziani sforna le immagini di Carlo Carrà, Francesco Messina, Aldo Carpi, Emma Gramatica, Giovanni Battista Montini, che visitò il Circolo da porporato. Era il 15 marzo ’59: l’occasione la proiezione del film “La Redenzione”. Nell’album di famiglia anche il debutto in società delle diciottenni; i balli della Croce Rossa; le sfilate; i concerti (Giulietta Simionato…), le esibizioni dei corpi di danza classica; le mostre di fotografia, di pittura, con le tele di Vincenzo Gemito…; l’”opera omnia” di Ardengo Soffici presentata nel ’59 nella Sala del Caminetto dall’editore Vallecchi; il ricevimento organizzato, nel dicembre del ’60, in onore di Sofia Loren e Carlo Ponti dopo l’anteprima del film “La ciociara”, in prima fila anche Vittorio De Sica; la serata per l’emergente Amedeo Minghi alla fine degli anni ’70 (cantò “Vita mia”…); e le signore in abiti raffinati, belle, simpatiche, eleganti, tra le quali Evy Zamperini, artista di grande talento nel campo dell’ikebana, l’arte di disporre i fiori con criteri simbolici oltre che estetici. Interessanti iniziative hanno alimentato le giornate anche nella nuova sede, a Palazzo Bocconi, al civico 48, a due passi dalla prima, nella stessa arteria, sullo stesso lato, sullo stesso corso, che costeggia i Giardini pubblici intitolati a Indro Montanelli e vanta il Museo di Scienze Naturali e il planetario.
Un palazzo anch’esso importante, notevole, un capolavoro di architettura (dotato tra l’altro di uno dei primi ascensori innovativi di Milano). Ma negli altri saloni, al 16, quasi all’angolo con la via Visconti di Modrone, l’atmosfera era un tantino diversa.
E non certo perché il 15 maggio del 1796, fra le pitture settecentesche, stucchi, ori, marmi, pregevoli arazzi e dipinti sui soffitti, sulle pareti, aveva stabilito il proprio quartier generale il Bonaparte e avevano sognato Metternich, Vittorio Emanuele II e Napoleone III; non certo per le cerimonie che vi si erano susseguite fin dalla nascita del sodalizio, nel ’49. Come quella del 6 aprile del ’61 per la consegna da parte di Luigi Barzini jr, nel primo anniversario della morte di Orio Vergani, del Premio “Corriere della Sera” ad Albeerto Denti di Pirajno per il miglior libro pubblicato. Oggi cattive notizie incombono. Il gioiello del mondo della comunicazione ha lasciato anche Palazzo Bocconi per rifugiarsi in viale Monte Santo 7, dove abitano il sindacato regionale della stampa, gli uffici della Casagit, di cui è solerte e intelligente responsabile Costantino Muscau, già inviato del “Corsera”, e il poliambulatorio dell’associazione lombarda dei giornalisti. Conclusione amara di una vicenda folta di avvenimenti che farebbe sussultare Ferruccio Lanfranchi che del Circolo fu anche il presidente? Una parentesi chiusa? Le parentesi si riaprono. Speriamo che avvenga anche questa volta. Anche i giornalisti hanno un santo protettore.









1 commento:

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